Blenio Café
UN ASILO NIDO IN VALLE DI BLENIO?
marcello
am: 6.3.2009 14:35
Il mondo gira e cambia, cambiano le abitudini, cambiano le esigenze, cambiano le idee e soprattutto si affievoliscono i pregiudizi e gli stereotipi.

Tutti indistintamente hanno diritto al lavoro retribuito, chi per esigenze economiche, chi per esigenza personale o per altre ragioni, e tutti hanno la facoltà di scegliere di metter su famiglia e avere figli, non credo che “posteggiare” un bambino in un asilo nido per alcune ore della giornata possa avere effetti negativi sullo stesso, anzi se il tutto viene gestito come si deve quest’ultimo può addirittura trarne dei vantaggi, per contro potremmo chiederci per certi bambini apparentemente bene accuditi fra le mura di casa, quante ore trascorrono davanti alla TV baby-sitter?

Se l’esigenza di un asilo nido in Valle è confermata, ben venga l’asilo nido!

Ma non sono d’accordo che lo Stato debba finanziare infrastrutture del genere ad occhi chiusi e soprattutto garantirne la gestione. Un'iniziativa privata con una eventuale collaborazione dell’ente pubblico sarebbe più che auspicabile, ma soprattutto occorreranno obbligatoriamente dei rigorosi distinguo basati sulle reali necessità economiche e sociali per chi intende far capo a questo servizio.

Le prestazioni sociali spinte all’eccesso oltre che svuotare le casse di un Cantone disastrato, a lungo danneggiano lo Stato e chi ne fa parte.
Ursula
am: 6.3.2009 5:52
Premetto che sono a favore di strumenti di conciliazione famiglia-lavoro come ad esempio le mamme/padri diurni (che sono tra l'altro sotto pagati, in particolar modo se consideriamo la grande responsabilità che si assumono), i dopo scuola, ecc.. Ma credo che l’asilo nido sia uno strumento altrettanto valido e che vada sostenuto, e non vedo soldi pubblici meglio spesi di così. Si tratta di un investimento sul lungo termine per la nostra società e i nostri figli.
Un asilo nido in Valle di Blenio che ospiti i bambini dei lavoratori indigeni e non indigeni lo ritengo una delle priorità da realizzare al più presto.

Innanzitutto sfatiamo un po' il termine asilo nido come posteggio per genitori che andrebbero a lavorare per avere uno standard elevato, oppure come ultima spiaggia per persone in forte bisogno straziate dal dolore che sono costrette a lavorare e a mettere in strutture belle tanto quanto tristi i loro bimbi (questo considerando il fatto che l’asilo nido è certo un bisogno anche in questo senso, per chi scelta non ne ha intendo).
La scelta di lavorare o meno, per uomo o donna che sia, non deve essere codificata e dettata da esigenze puramente economiche. Il lavoro, la professione è un diritto di tutti; il lavoro svolge un ruolo fondamentale per l’individuo e una donna tanto quanto un uomo - una volta genitore - ha il diritto di sentirsi realizzata/o attraverso la sua professione. Questo implica che sono necessari gli strumenti per promuovere questo diritto senza tanti discorsi di situazione economica o altro. E l’asilo nido è uno di questi importanti strumenti.

E poi parliamoci chiaro, qui si parla essenzialmente delle donne, inutile fingere che la questione donna-uomo non esiste, che la parità di genere non centra. Centra eccome se pensiamo che la necessità di avere degli strumenti che permettano di lavorare fuori casa (eh si perché non dimentichiamoci che le donne lavorano da sempre, quello della casalinga è un lavoro a tutti gli effetti con la differenza che non è riconosciuto e valorizzato davvero come tale e come si dovrebbe, e poi le donne lavorano nelle aziende dei mariti, tengono la contabilità, ecc. … quindi da sempre lavorano) e avere bambini allo stesso tempo è sorta nel momento in cui le donne hanno deciso che volevano anche lavorare fuori casa, che volevano raggiungere una propria indipendenza socio-economica, che volevano realizzarsi professionalmente, che volevano sostenere finanziariamente l’uomo. Come fanno gli uomini o come devono fare gli uomini. Questo è un dato di fatto. Ed ecco che sorge il problema: se anche le donne si mettono a voler lavorare come gli uomini, chi mai rimane a casa a tenere i bambini? Si sprecano di conseguenza ragionamenti patriarcali, moralizzatori sulla questione della necessità che i genitori - o almeno uno dei due - stiano (ma ovviamente dietro il termine genitori in questo preciso caso sta il termine donna o mamma, ma ammetterlo significherebbe passare per desueti) a casa.

Oggi come oggi rimanere a casa a fare la casalinga o il casalingo non è ancora davvero una scelta; ci sono problemi strutturali che non permettono di considerarla una scelta per la maggioranza. Gli esempi si sprecano di donne che rinunciano a lavorare non perché lo scelgono ma perché non hanno altra soluzione. Così lasciano la loro professione per poi rientrare con molta fatica nel mercato del lavoro dopo alcuni anni, e molte non ci riescono, perchè lo sappiamo, il mondo del lavoro è in continua evoluzione e se non stai al passo, in un battibaleno sei fuori. Questo se parliamo di professioni dove magari si è investito per anni in studi e sacrifici e ti ritrovi come donna a dover scegliere. Poi ci chiediamo come mai si fanno sempre meno figli... Mah, chissà poi come mai... di chi sarà la colpa? Perché a un certo punto si deve pur trovare il capro espiatorio... Mamma o lavoratrice? Beh sempre di più le donne hanno deciso che non devono scegliere tra due cose diverse, ma che possono e vogliono integrarle.

E non crediamo che nelle valli non ci sia il bisogno di asili nido, non c’è semmai la mentalità, non manca certo il bisogno. Certo sarebbe bello avere nonni e parenti a disposizione ma non è affatto vero che la maggioranza può contare su questo. E poi i nonni hanno dei limiti, finchè si tratta di assumere il ruolo di sostegno e aiuto - per chi se la sente - è un conto, ma se devono poi farsi sostituti genitori ne va di mezzo la loro salute e non è di beneficio per i veri genitori. E poi oggi spesso abbiamo nonne e nonni che lavorano o che hanno attività.

Qui non si tratta di scelte individuali, ma di vedere un bisogno collettivo, sempre più famiglie hanno entrambi i genitori che lavorano, per necessità, per desiderio o per entrambi i motivi. Poco importano le ragioni, anzi non importano affatto, importa invece che esiste un bisogno che si deve considerare e risolvere. Solo allora sarà davvero realizzata la scelta di rimanere a casa o di andare a lavorare, sia per le mamme che per i papà. Sì, perché non dimentichiamo che gli strumenti di conciliazione famiglia-lavoro servono molto alle donne attualmente, ma sono concepiti per entrambi, uomo e donna.
Infatti gli uomini sempre più iniziano a desiderare di partecipare in modo paritario alla cura dei figli e alla loro educazione, di cambiare loro i pannolini, di lavorare meno per stare più a casa, di portarli dal medico, a scuola, di cucinare per loro. Ma il mercato del lavoro non lo permette. Conosco genitori uomini che hanno dovuto lottare per ottenere un lavoro part-time poiché il datore di lavoro non era d’accordo. Eppure le donne madri per la maggioranza fanno i part-time, perché non permetterlo anche agli uomini? Si tratta di un problema di struttura del mercato del lavoro incentrato sulla questione di genere. Oppure pensiamo ai congedi: non esistono congedi paternità. Si tratta di un problema sociale e culturale incentrato sulla questione uomo-donna.
erika
am: 3.3.2009 17:15
L'ideale è l'aiuto diretto e mirato a chi intende prendersi cura dei propri figli a tempo pieno. Ciò vale anche per le famiglie monoparentali. Secondo me, questa è vera socialità e non sperpero di denaro pubblico.
L'asilo nido non va abolito, ma dovrebbe essere la via da prendere in considerazione in caso di estrema necessità e qualora non si trovasse altra soluzione. I bimbi in tenera età, sballottati come pacchi postali mattino e sera, "inquadrati" in strutture sicuramente belle, funzionanti, accoglienti, ecc., mi fanno un poco pena e certamente le loro mamme vivono sempre "di corsa" e in modo stressante.
L'aiuto mirato servirebbe a tenere unita la famiglia (come dice Mara), e solleverebbe anche le mamme sole, dando loro un poco di serenità, che gioverebbe sia a loro che ai bimbi.

A Mara mi permetto di dire due "cosette":
1) i soldi pubblici sono anche suoi, non importa se ha figli o meno. Lo Stato "batte cassa" anche da lei!
2) Al di là del fatto di non essere madre "biologicamente", la sua sensibilità la porta a pensare ai bimbi con il cuore e a capire certi problemi.
Ne consegue che il tuo intervento non è per nulla fuori posto.

Saluti a tutti. erika
mara
am: 28.2.2009 3:43
Nei precedenti interventi, ho letto alcune volte la parola “necessità”. E’ vero che a volte l’asilo nido diventa una vera necessità: per quelle madri sole o famiglie in situazioni difficili o che non hanno una rete sociale e familiare che possa venire loro in aiuto. Casi reali che esistono e che bisogna sostenere. Forse anche con altri mezzi (aiuti diretti alla famiglia?) piuttosto che con l’asilo nido (struttura di per sé già più onerosa, basti pensare già solo ad affitto e stipendio personale...).

Purtroppo nella società odierna mi sembra però che spesso l’asilo nido non sia usato solo per i casi di necessità (e questo soprattutto nei grandi centri). Se l’asilo nido diventa quella struttura che permette ai coniugi di lavorare entrambi (pur avendo un bimbo in tenera età) per garantirsi uno standard di vita da medio ad elevato, non sono più d’accordo a che sia la collettività tutta a finanziare queste strutture.
Nel nostro Ticino, ci sarebbero allora altre priorità sociali (se nel sociale vogliamo rimanere), cui destinare i soldi pubblici.

Vedo l’asilo nido come una sorta di struttura che “deresponsabilizza” i genitori: quest’ultimi affidano per tot ore al giorno l’educazione e la crescita dei loro figli ad altre persone, iniziando quel “circolo vizioso” che porta i bimbi già in tenera età a non avere più nei propri genitori e nella propria famiglia dei punti di riferimento fermi e forti.
Inoltre, se qualcosa nel bimbo piccolo non va, tendenzialmente - visto che "frequenta" l'asilo nido - la colpa sarà già di qualcun altro... La famiglia è già deresponsabilizzata. E' l'inizio del circolo vizioso...
Sono dell’idea (magari un po’ anacronistica???) che semmai la famiglia va aiutata a rimanere famiglia, non a “sfaldarla” già dai primi mesi di vita.
Se lo Stato, coi soldi dei suoi cittadini, vuole davvero contribuire a ricostruire ciò che in modo preoccupante oggi si sta sgretolando sotto gli occhi di tutti, deve secondo me aiutare NELLA famiglia medesima e non nel sostegno di strutture ESTERNE che, a tutti gli effetti, la separano fisicamente.

Forse è pur vero: proprio non dovrei pronunciarmi su questo argomento dato che purtroppo il destino ha voluto che non avessi figli e quindi non ho l’esperienza diretta.
So per certo che non avrei lavorato e mi sarei occupata dei bambini. Forse perché questo è l’esempio forte e positivo che ho vissuto nella mia famiglia quand'ero bambina.

Non ho nulla in contrario ad asili nido che intendono autofinanziarsi o che sono basati su fondazioni o altro... anche se il principio per me "nocivo" della tendente deresponsabilizzazione rimane purtroppo valido...

Mi piacerebbe sentire altri pareri...
Buon fine settimana a tutti
ciao, mara
Gina
am: 20.12.2008 23:45
Leggo con interesse i vostri pareri sugli asili nido.
Se ho capito bene, la questione si pone per le lavoratrici e i lavoratori della casa per anziani e dell'ospedale, aggiungo anche le infermiere a domicilio, o chi, più in generale, lavorerà per il futuro "polo socio-sanitario". E non mi sembra affatto un'idea cattiva di istituire in quell'ambito anche un asilo-nido, che potrebbe essere usufruito anche da altre persone, che hanno la necessità.
Purtroppo non tutte le persone hanno nonni o parenti vicini, in grado di occuparsi dei bambini!
E pensando alle pari opportunità - per i bambini e per i genitori - non sarebbe male avere a disposizione un'infrastruttura che permetta anche alle persone "non - indigene" di lavorare, sapendo che i figli sono ben accuditi.
Senza togliere niente ai nonni! E neanche al modello "madri/padri diurni", che può funzionare molto bene.
mara
am: 20.12.2008 18:56
Per principio, sono contraria ad un finanziamento con soldi pubblici degli asili nido.

Ciao Ausilia, benvenuta su questo forum!

Buona giornata a tutti
erika
am: 20.12.2008 6:01
Ben venga l'aiuto dei nonni, purchè non diventino "sostituti a tempo pieno dei genitori" (ha reso bene l'idea Ausilia nella sua ultima frase).
Ma a me è venuta in mente anche un'altra possibile soluzione: le "mamme diurne", ossia quelle mamme che sono a casa a badare ai loro figli e si prendono cura per un tot di tempo anche di un altro bimbo. Questo si verifica già in alcune parti del Cantone, specialmente nei centri. Diversi anni fa, ho sperimentato di persona (quale lavoratrice), questa soluzione.
Facciamoci un pensierino: l'ente pubblico risparmierebbe dei bei soldi e i bimbi si troverebbero in famiglia e non "inquadrati" (perdonatemi la parola poco felice, ma non mi viene in mente altro) in una struttura pubblica anche se bella e ben funzionante.
Saluti a tutti. erika
Ausilia
am: 20.12.2008 3:22
La necessità di un asilo nido è forse più sentita nelle città che non nelle nostre valli. Nei nostri villaggi abbiamo ancora la fortuna di conoscerci quasi tutti ed abitare vicino ai nonni.
Per la custodia dei bambini piccoli a mio avviso sarebbe meglio dipendere dagli amici di famiglia, dai parenti e sopratutto dai nonni che accudendo i nipotini qualche giorno per settimana si sentono ancora utili e si mantengono giovani.
Quanti nipotini non stanno volentieri dai nonni?
L'importante è non approfittare del loro aiuto, perché allora il piacere si trasforma in stanchezza fisica e mentale.
erika
am: 13.12.2008 18:45
Ben vengano gli asili nido, tuttavia non sono convinta che grazie a questa soluzione aumenti la natalità, come dice lo studio citato nella "Cronaca".

Ci vuole ben altro per stimolare la natalità: la famiglia deve avere la possibilità di alloggi a prezzi adeguati, assegni di prima infanzia pure adeguati a quelli che sono i mezzi della famiglia stessa, ecc.
Le donne che scelgono la famiglia al posto del lavoro/carriera devono essere messe in grado di poterlo fare, anche se i mezzi finanziari a loro disposizione sono modesti e non sempre bastano le rinunce e i sacrifici per arrivare alla fine del mese.
Le mamme devono insomma avere la possibilità di rimanere a casa ad allevare i loro bimbi, almeno fino a una certa età. Ma anche quando i figli andranno a scuola, non dovrebbero diventare ragazzini "chiave al collo", come purtroppo ho visto spesso nei grandi centri. Questo si verifica specialmente per quei casi dove la madre deve lavorare per forza, per far quadrare il bilancio mensile. Allora, per questi casi, dovremmo creare dei doposcuola, ecc.

Diverso è il discorso per chi sceglie sia la famiglia che la carriera: queste mamme hanno un'entrata mensile generalmente buona e possono permettersi un aiuto per la cura dei figli quando sono assenti per lavoro.

Un cordiale saluto a tutti, in particolare a quelle mamme che corrono al mattino presto a portare i figli negli asili-nido, per poi ripetere l"operazione" alla sera per riportarseli a casa!
Erika
Moderatrici
am: 12.12.2008 21:42
Cari utenti,
ci rifacciamo di nuovo ad una notizia di cronaca, riportata oggi dal "Giornale del Popolo" a firma Chiara Scapozza.

Si parla di un'iniziativa volta a creare un Asilo Nido in Valle di Blenio.

www.vallediblenio.ch/vdbi_cronaca.php

Voi cosa ne pensate?

Buon fine settimana!
Le Moderatrici
UN ASILO NIDO IN VALLE DI BLENIO?
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