Blenio Café
PARC ADULA
Richi
am: 23.8.2014 9:47
Leggo la rivista Parc Adula, p.9. Energie rinnovabili e possibilità esistenti nelle regioni alpine. Il comune di Blenio è inserito nei sei facenti parte del progetto.

E' possibile avere un'anticipazione di quali e quanti siti e possibilità sono stati individuati dallo Studio di progettazione citato nel comparto del Comune di Blenio?

Cosa si intende esattamente per Centrali idroelettriche ad acqua potabile? Si sfruttano le captazioni di sorgenti già esistenti?

Grazie e buona giornata.
Rasputin
am: 30.7.2014 9:02
Circa mezzo milione di affitto è la parte che spetta a Zernez.
poi quasi altrettanto va agli altri comuni.

Il garagista citato nell'articolo riempie i serbatoi delle auto che da quelle parti transitano, essendo un posto chiave ed incrocio di diverse vie. (val Mustair - val Venosta; bassa Engadina - Austria; alta Engadina -San Moritz ecc. - Livigno - Valtellina;)
Se fosse solo per le auto dirette nel parco, avrebbe chiuso da un bel pezzo!!

Visto che il parco porta così tanto a tutti, perché il progetto di estensione è stato bocciato e proprio da Zernez in testa?

E poi; per chi confonde il parco dell'Entlebuch con il progetto di parco nazionale; hanno più similarità il burro con la ferrovia che i due parchi citati.
Il parco Entlebuch NON È ASSULAMENTE PARCO NAZIONALE ma ü UN PARCO REGIONALE. Va bene? Quindi regolamenti completamente diversi!
Rasputin
am: 28.7.2014 12:47
Uno stralcio dell’articolo di NZZ

Che il garagista (autista) non possa parlar male del parco; in quanto ci ha lavorato per 6 anni.
Quindi lo stipendiato nel piatto non ha sputato.

Che la fondazione del parco versa mezzo milione all’anno di affitto del territorio ai proprietari.

Che… che..

E che l’Engadina non è la valle di Blenio.

E che il parco è nato 100 anni fa per esigenze completamente diverse da quelle di oggi. Un altro dei motivi che si è fatto il parco era per evitare il completo esbosco della regione a favore dei commercianti di legname dell’Austria e delle nazioni limitrofe
.
Che il progetto di ampliamento è stato trombato dal popolo qualche anno fa e proprio in maggioranza, dagli abitanti di Zernez.

Che invece da noi, dobbiamo sussidiare con aiuti statali per tenere un minimo di pulizia.

Che il prealpe di Garzott deve sacrificare territorio da lascair imboscare allo stato brado (sintesi e risultato del concetto di utilizzo del pascolo del prealpe di Garzott) in quanto le previste zone nucleo non avevano abbastanza superficie situata nelle zone boschive. (percentuale che deve trovarsi al di sotto del limite del bosco; vedi ordinanza!!!)

Che non si vuole ammettere la "voce dello scettico" e si vuole solo far credere che è in torto, che è negativista, eccetera.

Che in sostanza, solo il favorevole ha ragione, è lungimirante, avveduto, aperto, eccetera.

Ma in fondo; dove sono le idee ed i progetti che lasciano intravvedere che il futuro della valle sarà risollevato??

Solo a quel momento, anche gli "scettici" non saranno così sprovveduti ed incoscienti, come si vuol far credere e mica butteranno alle ortiche la prevista fortuna della comunità!!
Veniamo al dunque!

Anche da chi si sente fautore e difensore ad oltranza della bontà del progetto, finora solo teorie spiattellate ai quattro venti, ma di concreto niente!
alfiero
am: 26.7.2014 13:06
Splendida la conclusione dell'autista ..... sembra dire che l'autonomia locale è intoccabile anche se l'usufrutto morale, ambientale, culturale è di tutto il mondo .... varrebbe però anche per le nostre montagne e specialmente per il nostro fondovalle cosi come sono oggi.

Ma se torniamo indietro 100 anni è stato creato un parco perché gli engadinesi temevano che le loro montagne diventassero di tutto il mondo con riversamento di masse dalle città alle montagne. (non lo dico io l'ho letto nella letteratura del parco). Timore ingiustificato visto che oggi si deve fare di tutto per attirare turisti.

Quanto alla NZZ, occorre il coraggio di dirlo, è votata alla pubblicità per i parchi un po' meno per l'apprezzamento della nostra cultura.
Gina
am: 26.7.2014 11:19
Oggi sulla NZZ, ampio servizio sul Parco nazionale dell'Engadina.
"Il parco nazionale è nostro, di noi abitanti di Zernez e di tutto il mondo" dice, in conclusione, un autista dei trasporti pubblici.

Per chi mastica un po' il tedesco:
www.nzz.ch/schweiz/der-nationalpark-gehoert-uns-1....
Rasputin
am: 24.7.2014 18:15
Nel mio post del 14 dicevo:

E da noi bisogna partire da poco più che da zero…

A ben pensarci, dobbiamo partire da zero per non dire da sotto zero (almeno in confronto ad altri luoghi ed a merito delle infrastrutture necessarie per tenere e mantenere i numerosissimi visitatori che arriveranno a frotte…)

Certe statistiche dicono dai 20 ai 40 bus pieni ogni giorno sulla bella stagione. (media 30 bus a 40 persone sull’arco di 90 giorni pieni fanno 108'000)

Forse qualcuno di meno per il resto dell'anno, ma i conti tornano…

E siamo ancora sotto alle cifre prospettate. E dove li mettiamo tutti???
p.s.: è vero che gli zeri non contano niente, quindi, uno più uno meno…
Rasputin
am: 24.7.2014 17:32
dimenticavo.

a Sedrun c'è la panetteria, pasticceria Adula.
se il pane è buono lo vendono, se è cattivo chiudono bottega!
Rasputin
am: 24.7.2014 17:30
ciò vuol dire che se il salametto o il formaggino porta il marchio del parco o meno può essere irrilevante.
Anzi in qualche occasione potrebbe anche essere controproducente. (dipende dal prodotto e dal contesto...)

Che conta è la qualità e non da ultimo il prezzo, che deve stare tra determinati paletti e non superarli (ne in su ne in giù)

La roba buona è venduta a ruba, anzi non ce n`è abbastanza già ora.

Quindi che il marchio sia importante o meno...

Che contano sono i PROGETTI immediati e futuri, compresa la realizzazione, l'aiuto finanziario e il supporto a posteriori (gestione, marketing, eccetera)

In Engadina l'ente gestore del Parco paga un affitto ai proprietari dei terreni utilizzati.
alfiero
am: 24.7.2014 14:46
Accanto alle cose di carattere generale che ormai conosciamo vedo un non evitabile dovere di trattare le cose puntuali. In questo momento mi passa per la mente il marchio “Parco Adula” e la sua corretta utilizzazione e mi permetto esprimere i miei dubbi e considerazione a mo’ di domanda di spiegazioni.

Come tutti anche questo marchio vuole del tempo per diventare rinomato, riempirsi di messaggi e poterli trasmettere. Molto dipende da ciò che rappresenta e dei pensieri automatici che induce. Sappiamo che “parco” non è unico (ve ne sono in tutto il mondo e fa pensare a territorio protetto ed esaltazione di valori naturali) “Adula” dovrebbe quindi trasmettere tutti i messaggi che noi vogliamo fargli trasmettere. Il collegamento fra prodotto e luogo di produzione pare che sia fondamentale avendo il luogo di produzione un significato di serietà, affidabilità, correttezza e peculiarità culturale ma anche di ampliamento del pensiero indotto, si preferisce orologi svizzeri a orologi del Cervino, “ViTi” per vini ticinesi (ricorda la terra e il clima) a vini Luganesi, forse più noto al mondo, invece la Toira, territorio pascoloso, (rispettato ma non protetto più del resto del territorio svizzero) presta convenientemente il nome a un caseificio. Non deve esprimere contraddizioni (carne secca di capra “isole di Brissago” sarebbe disgustoso il pensiero automatico della ricchezza botanica delle isole mangiata dalle capre). Potrebbe non essere opportuno pubblicizzare il parco come luogo protetto, intatto e naturale se poi il mercante propone latticini “Parco Adula” prodotti in quantità notevoli, come dimostra la loro presenza sulle scanzie dei supermercati, oppure l’oste a proporre selvaggina e funghi del parco e il fiorista con i suoi prodotti “parco adula”, i minerali del parco ecc. Il marchio che si riferisce a luoghi di valori naturali, culturali ecc. l’ho visto usare specialmente per i souvenir molto poco per prodotti che implicano lo sfruttamento del territorio di riferimento. Un marchio deve inoltre contenere un significato di utilità, una delimitazione territoriale alla quale non si aggiunge nulla di più di quanto le nostre montagne già offrono, visibilmente non danneggiato dall’uomo, avrebbe un senso di inutilità oggettiva che soddisfa, con il biglietto di entrata, solo le esigenze finanziarie di un istituzione non necessaria. Un parco nazionale deve soddisfare la sensibilità ambientale, il suo marchio deve essere un tutt’uno con questo concetto, difficile gradire che si realizzi un parco contraddistinto da un marchio per scopi commerciali.

Il marchio, logicamente, non può concedersi ad un uso indisciplinato ma sottoposto a regolamentazione abbastanza rigida, che non può limitarsi alla carta del parco, ma deve essere ben chiara l’esistenza o meno di un utilizzabilità a scopi commerciali, prima del voto, in particolare va definito se il significato preponderante deve essere quello ambientale o quello economico visto che i 2 ambiti hanno spesso interessi diversi. Sono dell’avviso che il marchio possa essere utilizzato a scopi commerciali solo nella misura in cui rimane rispettoso della logica ambientale di un parco.
Rasputin
am: 14.7.2014 18:49
cara Fiordaliso,

hai ragione; di cose da vedere ne abbiamo tante, sia in alta valle che conosci bene, sia in bassa valle e valli laterali che conosci molto bene.
Quindi le belle cose che abbiamo le possiamo vedere anche senza ulteriori restrizioni.

Ma: come ben dice l'articolo di NZZ (che ognuno può interpretare e vedere come meglio pensa) se non ci sono le infrastrutture per la ricezione, è come avere la barca senza remi.
e le infrastrutture costano, sia a crearle ed ancor più a mantenerle.
E da noi bisogna partire da poco più che da zero, a differenza degli altri parchi che sono da ritenere a grosso potenziale di visitatori iniettati da importanti centri di residenza e vacanze limitrofe.

Quindi; chi investe (ad alto rischio di uscire con le ossa rotte) e chi aiuta - finanzia - sovvenziona gli investimenti?
Cosa darà la confederazione che vuole a tutti i costi territorio da "mettere in riga"?

Cosa dicono in proposito i promotori?
Dove sono i progetti e gli aiuti?

Finora e nessun può dire il contrario; i promotori vogliono far passare la Carta e nulla più di tanto.
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