Blenio Café
cosa fare per la valle?
mara
am: 12.3.2015 21:49
Eccolo qua:

www.opol.usi.ch/sites/www.opol.usi.ch/files/upload...
lo scriba montano
am: 12.3.2015 20:23
certo, bene, anzi benissimo, anzi male, moolto male

facciamo il Ticino che.. conta, solo dove conta e per chi conta; ed il resto riserva indiana!!
Forse tanti è quello che vogliono!

E poi così diamo il territorio solo per venire a sollazzarsi, ma solo ogni tanto e di corsa, senza niente dare e niente lasciare, e quegli alcuni di noi che resisteranno a vivere in tali luoghi avranno il compito di fare la danza indiana attorno al fuoco!!

La periferia ed in modo particolare le valli, anche se interessa a pochi è comunque un territorio interessante e molto meglio vivibile dei centri urbani (basta che ci lasciano vivere).

Attenzione, che magari le periferie e le valli saranno utili a nutrire i centri, (non si sa mai, storia insegna).
Le patate e il grano non crescono ne sull’asfalto ne sul cemento. Non tanti anni fa lo diceva anche un certo e ben consciuto signor Wahlen. Non si sa mai!
mara
am: 12.3.2015 20:09
.... «porta all’integrazione fra localizzazione competitiva e luogo attrattivo, individuando diverse funzioni interdipendenti agli agglomerati»[?].

Chi me la spiega in parole povere e buon italiano? Grazie...
mara
am: 12.3.2015 19:55
Oggi su CdT, lettere al giornale, p.41.

Spero di mai leggere quello "studio". Credo che starei per davvero male...
Complimenti Tarcisio. Dobbiamo farci sentire.
Per ora NO Comment... sono allibita al solo leggere le citazioni... pori noi... :-(

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SE VIENE NEGATA LA MONTAGNA

Altri ci penseranno, lo spero vivamente, a smascherare le mille corbellerie contenute nel nuovo studio dell’IRE che fin dal titolo – Ticino Futuro – si presenta più come manifesto ideologico che come studio scientifico. Da parte mia mi preme contestarne, a caldo, una sola, quella che mi sembra più dannosa per il futuro del Ticino: la negazione della montagna quale componente territoriale e socioeconomica del cantone. Uno dei tre «assi strategici» proposti dallo studio consiste nel perseguimento di «una politica territoriale impostata verso un cantone urbano» che implica «una politica aggressiva in termini di qualità ambientale e residenziale, una politica fiscale competitiva e una politica culturale a respiro internazionale» [?]. Leggiamo più avanti: «In un contesto globale competitivo, una location riesce a rappresentare un picco visibile in un mondo piatto (flat world) solo se abbina condizioni favorevoli ad attività economiche e ad una qualità di vita alta, in un contesto urbano densificato»[?]. Dal modello imperante della «Città-Ticino», pur esso sbagliato, ma che perlomeno lasciava spazio alle valli quali «quartieri-giardino» o «quartieri-parco», si passa al modello organizzativo del «Ticino Urbano», che «porta all’integrazione fra localizzazione competitiva e luogo attrattivo, individuando diverse funzioni interdipendenti agli agglomerati»[?].
Per l’IRE il Ticino non arriva nemmeno più fino a Biasca, si ferma a Bellinzona. «There is no alternative (TINA)»: non ci sono alternative alla sua «Visione Ticino 2025», sentenzia infine l’IRE, in inglese, acronimo compreso, mentre all’inizio chiama «Executive summary» il riassunto scritto in italiano. Ma fatemi il piacere! Ora, per tornare alle cose serie, non v’è chi non veda, onestamente, che il Ticino non è un cantone solo e tutto urbano. E non tutti desiderano che lo diventi, né entro il 2025, né mai. Molti (...) ritengono anzi che sarebbe opportuno, nell’interesse dell’intero Ticino, quindi anche del Ticino urbano, rivalutare e promuovere le valli e la montagna quale territorio in cui vivere e lavorare.
Alcuni giungono perfino a pensare che il Ticino avrebbe tutto da guadagnare, per la qualità della vita di chi ci abita e per l’attrattiva turistica verso l’esterno, se si desse da fare per mantenere, recuperare e valorizzare ogni possibile elemento rurale e paesano fin dentro il cuore degli agglomerati.
Del resto, se tutti apprezziamo così tanto luoghi come la città vecchia di Locarno o il nucleo storico di Bellinzona, non è certo perché riflettono l’immagine della metropoli «competitiva», ma perché hanno ancora l’aria di villaggi un po’ cresciuti, ovvero di tranquilli borghi a misura d’uomo. E se non ci piacciono i Pian Scairolo è proprio perché rappresentano la quintessenza della Città-Ticino e l’anticipazione del Ticino urbano preconizzato dall’IRE.
TARCISIO CIMA, BELLINZONA
alfiero
am: 25.1.2015 11:11
Il locarnese, dopo che la Valle Maggia si è riservata il fondovalle e la propria determinazione per il tentativo di ripopolamento, vede il suo parco estendersi lungo il lago, da Brissago via e realizza, l’immagine turisticamente attrattiva e con clima adatto ad ogni stagione, lago-città-natura e socialmente razionale nel senso che serve a chi vuole la città con la natura a portata di mano e a chi vuole la natura con la città a portata di mano, costituendo un connubio “medicinale” non di secondaria importanza nei tempi che corrono. Lì la gente c'è, hanno ragione di aspettarsi da una simile situazione favorevole un indotto notevole. (anche i patriziati fanno parte degli organi del parco! ……) Il parco Adula realizzato attorno al ghiacciaio non migliora il grado di rispondenza del territorio alle esigenze di attenzione ai modelli di vita moderni e probabilmente, se di progetti e di incentivi ai privati (200'000.- fr a Locarno) non si parla è forse perché l’entità dell’utenza prevista è quella che è

In una valle come la nostra di solo turismo non si vive, ma soprattutto solo turismo non è turismo e senza l’agricoltura non si va lontano. Destinazioni turistiche importanti in Svizzera e altrove pensano già da tempo all’agricoltura come spazio utilizzabile per la diversificazione dell’offerta, non qui da noi dove aziende agricole, viticole, vitivinicole e caseifici hanno una rilevanza notevole ma l’agricoltura bleniese non è ancora rappresentata nella nuova organizzazione turistica regionale.
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Credo che i parchi non dovrebbero venire realizzati per “proteggere” (termine abusato in quest’ambito) la natura discosta, con pochi abitanti che sanno organizzare una convivenza, quasi simbiotica, con gli elementi locali della natura meglio di quanto un parco può proporre, ma, i parchi, andrebbero realizzati e i soldi disponibili andrebbero spesi laddove si analizzano le fogne per quantificare il malvissuto urbano per dare un attimo di serenità a chi nelle città grosse non riesce a trovarla, e un attimo da poter riflettere a chi, lì, nel trascurato oblio della natura si trova a rischio di comportamenti irrispettosi del proprio corpo, elemento della natura invece da rispettare.

Ci si potrebbe chiedere se occorre veramente aspettare la carta per rispondere alle domande che vengono poste e se questo non porti ad una agitazione da fretta in zona vigilia di voto.
Da qualche settimana si legge il menù dell’informazione, della comunicazione e del dialogo (andrebbe più propriamente, a questo punto, detto dibattito) che prevede, peccato!, un informazione-pubblicità a senso unico. Si citano sì social media, come il face book del parco, ma é ricettivo solo di opinioni pro parco.

Credo che, nell’eventualità che il parco venga votato, anche in valle di Blenio, come avviene in Mesolcina che anch’essa si è riservata il fondovalle per scopi industriali e artigianali, il fondovalle andrebbe liberato da qualsiasi vincolo relativo alla natura e agli scopi di un parco nazionale, la carta del parco dovrebbe inoltre contenere chiaro e prioritario l’obbiettivo di ripopolamento della valle, in modo da avere buone probabilità di prevedere in maniera ragionata lo sviluppo demografico prossimo del cantone e di creare l’entità demografica necessaria per rendere ragionevole la creazione di strutture e infrastrutture locali che ci avvicinino alla completezza dei servizi che i borghi più popolati hanno. Seppur con tutto l’ottimismo che si può reperire ne fondo del cuore, non mi sembra giusto non vedere che in Svizzera ci sono molti occhi che han ben altra voglia che quella di vedere un secondo impianto termale da 150 milioni nello stesso parco nazionale e tante menti che non fanno differenza fra Zermatt e Largario, già ci troviamo tra i piedi la norma costituzionale del 20 %. Se qualcuno vuole mettere la mano sul fuoco per garantire che questo non accada ….. però lo faccia!

I comuni delegano all’autorità del parco una fetta importante delle loro competenze, qualche dubbio sul fatto che sia l’assemblea comunale a delegare all’autorità del parco anche delle competenze patriziali andrebbe chiarito da vari punti di vista. Dobbiamo vivere i tempi che corrono, per cui oggi come oggi troverei giusto che, in caso di accettazione del parco, gli enti ambientalistici svizzeri e quelli internazionali che hanno sedi in CH (quelli seri intendo dire) abbiamo la loro parola da dire in fatto di gestione di un parco nazionale.

Buona domenica.
mara
am: 13.1.2015 18:27
Interessante quanto dici, Alfiero. Sarebbe certamente positivo poter andare in quella direzione. Una direzione di sviluppo concreto.
Per ora, però, ho ancora (fintanto che qualcuno mi convince del contrario) i miei dubbi sul fatto che il prospettato Parc Adula non sia - come invece sostengono i promotori - un'ulteriore "spalmata" di altre leggi sul territorio della Valle.

Cito la frase che scrivi e che condivido, non perché mi piace ma semplicemente perché è la realtà e chi si trova a dover operare sul territorio lo sa: "...devono osservare troppe leggi che spesso si contraddicono o contraddicono i moderni criteri di abitabilità"...

Sono piuttosto per margini di manovra maggiori e maggior autonomia per i comuni di montagna e periferici che, altrimenti, sono stretti in una morsa dalla quale difficilmente possono sciogliersi.

Sull'affermazione che fai poco più avanti, e meglio (cito): "Dal momento che la caratteristica fondamentale di un parco nazionale è quella di avere leggi proprie e di essere un’eccezione in fatto di applicazione delle leggi patriziali, comunali, cantonali e federali (...)" -> mi piacerebbe sentire dall'Associazione Parc Adula se corrisponde al vero o no.
In effetti, è di fondamentale importanza...

alfiero
am: 13.1.2015 17:24
Nel mezzo dei villaggi, comunque all’interno delle zone edificabili, ci sono molti edifici vecchi, sono rustici una volta adibiti a stalle, sono vecchie abitazioni o altro che non possono o non sono adeguati per essere trasformati in abitazioni primarie o in spazi lavorativi ecc. perché hanno poco terreno annesso, o devono osservare troppe leggi che spesso si contraddicono o contraddicono i moderni criteri di abitabilità e nemmeno possono essere trasformati in abitazioni secondarie per via di quel benedetto 20% diffuso anche dove nuoce. Costituiscono, di fatto, un elemento importante di disturbo per la corretta pianificazione del territorio e l’edificazione dei privati.
Dal momento che la caratteristica fondamentale di un parco nazionale é quella di avere leggi proprie e di essere un’eccezione in fatto di applicazione delle leggi patriziali, comunali, cantonali e federali e nell’eventualità che il parco venisse accettato, scriverei nella carta del parco che la norma del 20% che abbiamo votato poco fa non sia applicabile nell’area del parco e andrei oltre fino a dire che tutti gli edifici che si trovano nell’area del parco non siano considerati errori presenti sul territorio da correggere in ossequio a quella, altrettanto benedetta, intenzione del parco di educare la popolazione locale ad una convivenza diversa con il territorio, ma siano considerati testimonianze culturali da poterne usufruire previa trasformazioni controllata.

Buona serata
alfiero
am: 11.12.2014 17:20
Mi piace la frase sui giornali di oggi, quasi uno slogan, della nuova organizzazione del turismo Ti. - impegnarsi a valorizzare quello che abbiamo – (se ricordo bene). Noi di cose da valorizzare ne abbiamo ben tante, in primis la bella valle da abitare in venticinquemila. Ma senza un piano globale, bleniese e condiviso di sviluppo a medio e lungo termine che coordini e dia fiducia e sicurezza a tutti, e con un baule chiuso per ogni cosa non sapremo mai in quale baule metterci per riuscire.

Credo che l’aumento della nostra popolazione o lo pianifichiamo o lo lasciare verificarsi in disordine, o lo stoppiamo.

Basta digitare “progetto turistico locale” oppure “progetto sviluppo turistico locale” o “sistema turismo locale” e internet ci restituisce tanti esempi di ottime realizzazioni turistiche avvenute grazie alla pianificazione di tutte le attività di una zona definita. E' anche una materia di certe Università.

Buone Feste
marcello
am: 10.12.2014 11:16
Condivido quello che dicono Mara e Richi, ci siamo lasciati influenzare, per non dire abbindolare dai mega progetti.
Tuttavia anche le piccole iniziative trovano spesso difficoltà, a livello locale, nell'essere accettate.
mara
am: 5.12.2014 10:30
Sempre interessante, mese per mese, dare un'occhiata a queste statistiche:

www.otur.usi.ch/it/statistiche-domanda

Dati forniti, attraverso Igor SARMAN, O-Tur, Tourism Observatory collaborator and PhD student, Istituto di Ricerche Economiche (IRE) / Università della Svizzera italiana (USI),
dall’Ufficio federale di statistica (UST - statistica Hesta).

Interessante la tabella sugli alberghi da 1 a 5 stelle. Non corrisponde a certezza che quelli da 5 "tirano". Dipende tanto dal potere d'acquisto e dalla tipologia del cliente/turista... Quelli a 1 stella in ottobre sono stati i più gettonati!

Con la calcolatrice in mano, si potrebbero calcolare le percentuali di occupazione degli alberghi bleniesi...
cosa fare per la valle?
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