Blenio Café
cosa fare per la valle?
marcello
am: 21.4.2015 11:55
A conferma di quanto scrive Mara, per chi non lo sapesse, vi segnalo un sito interessante

www.map.geo.admin.ch

aprite il menù in alto sulla sinistra, selezionate il tema Geocatalogo, Natura ed ambiente, Protezione della natura, mettete la spunta p.es. su IFP (Inventario federale dei paesaggi e dei monumenti naturali d'importanza nazionale (Ufficio federale dell'ambiente UFAM))
oppure su parchi o altri temi che vi interessano…. E zumate sulla nostra valle… Buona navigazione ;-)
mara
am: 19.4.2015 13:02
Molto interessante il dossier „Prospettiva Villaggio“ proposto e scritto dalla competente penna di Tarcisio Cima sulla "Voce di Blenio" di aprile appena uscita (pp 12-13).
Spunto di riflessione e anche, spero, di azione concreta. Almeno per quello che possiamo fare noi abitanti.

Al paragrafo intitolato “Cantone e Confederazione: non solo belle parole” leggo un passaggio che da tempo è anche mio pensiero, e sempre più - purtroppo neh... - mia convinzione. Cito: “…Altre misure edilizie dovrebbero piuttosto essere eliminate o almeno sfoltite, come ad esempio quelle, di natura vessatoria, imposte dalla Confederazione per la trasformazione dei rustici"... (mi piace in particolare il concetto di "sfoltite" :-) ). Ma consiglio comunque la lettura di tutto il paragrafo e dell'intero dossier.

E’ mia convinzione da qualche po’ (purtroppo)... che sui territori delle Valli si sono spalmate negli anni troppe leggi (o che ci sia maggior zelo nel farle rispettare che non nei centri urbani…).
Leggi che in definitiva ci legano le mani. Ci tolgono una certa necessaria autonomia. Ossigeno. Ma qui mi ripeto in quanto ho già scritto alcune volte su questo forum.

Mi fa però piacere leggere questo concetto espresso da Tarcisio. Non l’ho sentito né letto, invece, nelle parole e negli scritti di quei candidati delle Cantonali - magari volti finora sconosciuti - che si vogliono paladini delle Valli. Tanti bei proclami. Quelli si. Tutti talmente... facilmente condivisibili.
Ma chi fa le Leggi, nei parlamenti (cantonali e federale), dovrebbe poi pensarci davvero e concretamente, alle Valli. E a chi ci vive tutto l’anno.

Per questo, pure da qualche po’... (e daglie col "purtroppo", ma è pur vero che sarebbe bello poterla pensare diversamente, ma non viviamo nei sogni...) temo PURTROPPO progetti estesi e grandi come il Parc Adula. Temo un’ulteriore spalmata di disposizioni che vincolano in fin dei conti non chi si troverà a visitare il Parco, ma chi nel parco ci dovrà vivere. Fino a prova contraria: ossia la Charta del Parco. Che attendo con interesse di leggere! Ma alcuni eventi, alcuni progetti meritevoli neanche iniziati perché “le leggi non lo permettono” e altri che durano un periodo decisamente troppo lungo, vedi Campra, mi fanno seriamente pensare.
E mi capita anche di pensare, ad esempio in "Prospettiva Villaggio" (iniziativa a misura d’uomo e fattibile tutto sommato senza investimenti milionari), mi capita di pensare (e come me tanti, e sempre più persone!) a tutti quei soldi spesi già per vari progetti (tra cui i due citati in questo mio post), spesi in studi e carte “senza batter chiodo”, come ha scritto Tarcisio Cima.
Credo che è proprio qui che va invertita la tendenza, se vogliamo delle Valli davvero più dinamiche e attive. Dobbiamo dare loro i mezzi per poterlo fare. Non solo finanziari, ma anche di movimento e di azione sul territorio. Trovo che, rispetto a decine di anni fa, sia aumentata davvero in modo abnorme la quantità di carta e studi “da fare”, una burocrazia eccessiva, decisamente soffocante, scoraggiante e molto costosa che brucia un sacco di energie che potrebbero essere invece impiegate diversamente e più "esecutivamente" – anche in modo rispettoso – sul territorio.
mara
am: 9.4.2015 15:09
... la notizia è vecchia... di diverse settimane fa, ma se penso ai nostri "vicini" di Vals, mi fa riflettere ancora...

www.tagesanzeiger.ch/wirtschaft/Wolkenkratzer-dien...

www.tagesanzeiger.ch/schweiz/standard/Das-ist-unse...

... della serie: "abbiamo perso la via di mezzo"?

A me sembra una grandissima campagna pubblicitaria per architetti, ingegneri, ecc
Ci fu già un esempio poco edificante (o sarebbe meglio dire... poi non edificato... :-) a Samaden o Celerina, se non erro... altro illustre progetto di torre...
mara
am: 22.3.2015 18:58
Dello scritto di Alfiero, mi piace in particolare questo passaggio:
"...e ambizione di una ragionevole autodeterminazione"... Quanto sarebbe positiva una boccata d'ossigeno in questo senso, per i comuni delle nostre valli!

Diversi dei candidati bleniesi al Gran Consiglio, sempre su "Voce di Blenio" e rispondendo alla domanda sulla Nuova politica regionale, hanno messo in evidenza un eccesso di "scartoffie" (burocrazia), lungaggini e rigidità. :-(((

Forte il pezzo di Tarcisio. Coraggioso. Reale. Egli sarebbe un ottimo difensore dei reali bisogni della nostra valle... in Gran Consiglio!!!
alfiero
am: 22.3.2015 16:27
Leggere, su voce di Blenio, cosciente che i pensieri che suscita in me sono pensieri personali, quanto scritto da Tarcisio Cima, mi fa tre volte contento.

Dapprima perché sostiene le abitazioni secondarie e i rustici e di conseguenza propaga un sentimento di comunione, di simpatia e di amicizia fra residenti e villeggianti, cose assolutamente necessarie per una regione come la nostra che per sperare di avere uno standard accettabile di infrastrutture sociali deve puntare su una fruizione del territorio più intensa da parte dell’uomo e le sue attività.

Si leggeva, su un quotidiano, qualche giorno fa, che i cantoni urbani decidono per tutti, non è una novità, ma sono contento che si stia dimostrando che è giunto il momento di dar spazio al coraggio di intervenire in modo critico per esibire determinazione (e ambizione di una ragionevole autodeterminazione) nella ricerca di un maggior consenso per una pianificazione di crescita a medio e lunga scadenza scritta prevalentemente da chi nella regione vive in alternativa alla prassi codificata dall’alto che troppo spesso ragiona solo in termini di sopravvivenza.

A parer mio ne trae capacità di influenza anche il mensile bleniese che dimostra disponibilità e capacità di scendere nei meandri dei dibattiti importanti a difesa e sostegno di quanto si ritiene opportuno difendere e sostenere.
mara
am: 12.3.2015 21:49
Eccolo qua:

www.opol.usi.ch/sites/www.opol.usi.ch/files/upload...
lo scriba montano
am: 12.3.2015 20:23
certo, bene, anzi benissimo, anzi male, moolto male

facciamo il Ticino che.. conta, solo dove conta e per chi conta; ed il resto riserva indiana!!
Forse tanti è quello che vogliono!

E poi così diamo il territorio solo per venire a sollazzarsi, ma solo ogni tanto e di corsa, senza niente dare e niente lasciare, e quegli alcuni di noi che resisteranno a vivere in tali luoghi avranno il compito di fare la danza indiana attorno al fuoco!!

La periferia ed in modo particolare le valli, anche se interessa a pochi è comunque un territorio interessante e molto meglio vivibile dei centri urbani (basta che ci lasciano vivere).

Attenzione, che magari le periferie e le valli saranno utili a nutrire i centri, (non si sa mai, storia insegna).
Le patate e il grano non crescono ne sull’asfalto ne sul cemento. Non tanti anni fa lo diceva anche un certo e ben consciuto signor Wahlen. Non si sa mai!
mara
am: 12.3.2015 20:09
.... «porta all’integrazione fra localizzazione competitiva e luogo attrattivo, individuando diverse funzioni interdipendenti agli agglomerati»[?].

Chi me la spiega in parole povere e buon italiano? Grazie...
mara
am: 12.3.2015 19:55
Oggi su CdT, lettere al giornale, p.41.

Spero di mai leggere quello "studio". Credo che starei per davvero male...
Complimenti Tarcisio. Dobbiamo farci sentire.
Per ora NO Comment... sono allibita al solo leggere le citazioni... pori noi... :-(

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SE VIENE NEGATA LA MONTAGNA

Altri ci penseranno, lo spero vivamente, a smascherare le mille corbellerie contenute nel nuovo studio dell’IRE che fin dal titolo – Ticino Futuro – si presenta più come manifesto ideologico che come studio scientifico. Da parte mia mi preme contestarne, a caldo, una sola, quella che mi sembra più dannosa per il futuro del Ticino: la negazione della montagna quale componente territoriale e socioeconomica del cantone. Uno dei tre «assi strategici» proposti dallo studio consiste nel perseguimento di «una politica territoriale impostata verso un cantone urbano» che implica «una politica aggressiva in termini di qualità ambientale e residenziale, una politica fiscale competitiva e una politica culturale a respiro internazionale» [?]. Leggiamo più avanti: «In un contesto globale competitivo, una location riesce a rappresentare un picco visibile in un mondo piatto (flat world) solo se abbina condizioni favorevoli ad attività economiche e ad una qualità di vita alta, in un contesto urbano densificato»[?]. Dal modello imperante della «Città-Ticino», pur esso sbagliato, ma che perlomeno lasciava spazio alle valli quali «quartieri-giardino» o «quartieri-parco», si passa al modello organizzativo del «Ticino Urbano», che «porta all’integrazione fra localizzazione competitiva e luogo attrattivo, individuando diverse funzioni interdipendenti agli agglomerati»[?].
Per l’IRE il Ticino non arriva nemmeno più fino a Biasca, si ferma a Bellinzona. «There is no alternative (TINA)»: non ci sono alternative alla sua «Visione Ticino 2025», sentenzia infine l’IRE, in inglese, acronimo compreso, mentre all’inizio chiama «Executive summary» il riassunto scritto in italiano. Ma fatemi il piacere! Ora, per tornare alle cose serie, non v’è chi non veda, onestamente, che il Ticino non è un cantone solo e tutto urbano. E non tutti desiderano che lo diventi, né entro il 2025, né mai. Molti (...) ritengono anzi che sarebbe opportuno, nell’interesse dell’intero Ticino, quindi anche del Ticino urbano, rivalutare e promuovere le valli e la montagna quale territorio in cui vivere e lavorare.
Alcuni giungono perfino a pensare che il Ticino avrebbe tutto da guadagnare, per la qualità della vita di chi ci abita e per l’attrattiva turistica verso l’esterno, se si desse da fare per mantenere, recuperare e valorizzare ogni possibile elemento rurale e paesano fin dentro il cuore degli agglomerati.
Del resto, se tutti apprezziamo così tanto luoghi come la città vecchia di Locarno o il nucleo storico di Bellinzona, non è certo perché riflettono l’immagine della metropoli «competitiva», ma perché hanno ancora l’aria di villaggi un po’ cresciuti, ovvero di tranquilli borghi a misura d’uomo. E se non ci piacciono i Pian Scairolo è proprio perché rappresentano la quintessenza della Città-Ticino e l’anticipazione del Ticino urbano preconizzato dall’IRE.
TARCISIO CIMA, BELLINZONA
alfiero
am: 25.1.2015 11:11
Il locarnese, dopo che la Valle Maggia si è riservata il fondovalle e la propria determinazione per il tentativo di ripopolamento, vede il suo parco estendersi lungo il lago, da Brissago via e realizza, l’immagine turisticamente attrattiva e con clima adatto ad ogni stagione, lago-città-natura e socialmente razionale nel senso che serve a chi vuole la città con la natura a portata di mano e a chi vuole la natura con la città a portata di mano, costituendo un connubio “medicinale” non di secondaria importanza nei tempi che corrono. Lì la gente c'è, hanno ragione di aspettarsi da una simile situazione favorevole un indotto notevole. (anche i patriziati fanno parte degli organi del parco! ……) Il parco Adula realizzato attorno al ghiacciaio non migliora il grado di rispondenza del territorio alle esigenze di attenzione ai modelli di vita moderni e probabilmente, se di progetti e di incentivi ai privati (200'000.- fr a Locarno) non si parla è forse perché l’entità dell’utenza prevista è quella che è

In una valle come la nostra di solo turismo non si vive, ma soprattutto solo turismo non è turismo e senza l’agricoltura non si va lontano. Destinazioni turistiche importanti in Svizzera e altrove pensano già da tempo all’agricoltura come spazio utilizzabile per la diversificazione dell’offerta, non qui da noi dove aziende agricole, viticole, vitivinicole e caseifici hanno una rilevanza notevole ma l’agricoltura bleniese non è ancora rappresentata nella nuova organizzazione turistica regionale.
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Credo che i parchi non dovrebbero venire realizzati per “proteggere” (termine abusato in quest’ambito) la natura discosta, con pochi abitanti che sanno organizzare una convivenza, quasi simbiotica, con gli elementi locali della natura meglio di quanto un parco può proporre, ma, i parchi, andrebbero realizzati e i soldi disponibili andrebbero spesi laddove si analizzano le fogne per quantificare il malvissuto urbano per dare un attimo di serenità a chi nelle città grosse non riesce a trovarla, e un attimo da poter riflettere a chi, lì, nel trascurato oblio della natura si trova a rischio di comportamenti irrispettosi del proprio corpo, elemento della natura invece da rispettare.

Ci si potrebbe chiedere se occorre veramente aspettare la carta per rispondere alle domande che vengono poste e se questo non porti ad una agitazione da fretta in zona vigilia di voto.
Da qualche settimana si legge il menù dell’informazione, della comunicazione e del dialogo (andrebbe più propriamente, a questo punto, detto dibattito) che prevede, peccato!, un informazione-pubblicità a senso unico. Si citano sì social media, come il face book del parco, ma é ricettivo solo di opinioni pro parco.

Credo che, nell’eventualità che il parco venga votato, anche in valle di Blenio, come avviene in Mesolcina che anch’essa si è riservata il fondovalle per scopi industriali e artigianali, il fondovalle andrebbe liberato da qualsiasi vincolo relativo alla natura e agli scopi di un parco nazionale, la carta del parco dovrebbe inoltre contenere chiaro e prioritario l’obbiettivo di ripopolamento della valle, in modo da avere buone probabilità di prevedere in maniera ragionata lo sviluppo demografico prossimo del cantone e di creare l’entità demografica necessaria per rendere ragionevole la creazione di strutture e infrastrutture locali che ci avvicinino alla completezza dei servizi che i borghi più popolati hanno. Seppur con tutto l’ottimismo che si può reperire ne fondo del cuore, non mi sembra giusto non vedere che in Svizzera ci sono molti occhi che han ben altra voglia che quella di vedere un secondo impianto termale da 150 milioni nello stesso parco nazionale e tante menti che non fanno differenza fra Zermatt e Largario, già ci troviamo tra i piedi la norma costituzionale del 20 %. Se qualcuno vuole mettere la mano sul fuoco per garantire che questo non accada ….. però lo faccia!

I comuni delegano all’autorità del parco una fetta importante delle loro competenze, qualche dubbio sul fatto che sia l’assemblea comunale a delegare all’autorità del parco anche delle competenze patriziali andrebbe chiarito da vari punti di vista. Dobbiamo vivere i tempi che corrono, per cui oggi come oggi troverei giusto che, in caso di accettazione del parco, gli enti ambientalistici svizzeri e quelli internazionali che hanno sedi in CH (quelli seri intendo dire) abbiamo la loro parola da dire in fatto di gestione di un parco nazionale.

Buona domenica.
cosa fare per la valle?
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