Blenio Café
GRANDI PREDATORI
alfiero
am: 2.6.2017 18:15
A proposito di lupi, forse, non abbiamo mai pensato che il lupo ha bisogno di ammazzare una quantità di animali 10, 20, 30 volte superiore a quanto gli servirebbe per vivere. ....... Se recintiamo gli animali domestici, a farne le spese saranno gli erbivori selvatici e a proliferare, grazie all'abbondanza di cibo, saranno le specie saprofite. ............. che i "lupisti" spieghino quali sono le conseguenze sulla biodiversità, della presenza del lupo in un ambiente straricco di cibo, con un suo naturale nemico (l'Uomo) che non osa difendersi .............. e poi chiediamo a chi fa fatica a campare se è opportuno dare la priorità alle spese per per conciliare la presenza del lupo con il vivere umano.
Gaetan
am: 1.4.2017 11:48
Salve. A proposito dei grandi predatori, si può fare un parallelismo con i cani fin troppo "amari". Leggete questo articolo...!
di Maria Volpe
QUANDO UN CANE VALE PIÙ DI UN BAMBINO…
E’ un po’ che lo penso, ma avevo paura a dirlo. Sì perché nel mondo di oggi suona quasi come una profanazione. Poi, qualche giorno fa, sul Corriere della Sera, in prima pagina, ho visto un titolo “Pensiamo più ai cani che ai bambini”, un’intervista di Gian Antonio Stella a Laura Girotto, una suora che da 18 anni lavora in Etiopia. E ho avuto un sussulto. Ma allora non sono matta io! Vi prego, leggetelo. La verità è che una persona come Laura, che da anni ha a che fare con l’essenzialità della vita, quando torna in Italia e si guarda attorno, vede cose che la scandalizzano. E viva Dio che c’è chi ancora si scandalizza, grida la sua indignazione e ci costringe a riflettere. Io vivo a Milano e da qualche tempo ormai ho la netta sensazione che in questa città, (forse anche altrove, me lo direte voi) ci sia più attenzione, rispetto e amore per gli animali che per bambini e anziani. Provate a entrare in un bar con un passeggino gemellare – come è capitato a me – e notate la reazione delle persone: fastidio, sopportazione, maleducazione. Provate poi a entrare con una carrozzella ingombrante con una persona anziana, e disabile. Osservate bene le reazioni: fastidio, sopportazione, maleducazione. Infine un’ultima prova: entrate con un cane, piccolo o grande che sia: sentirete gridolini di felicità incontrollata. Provate ad andare al mercato (con lo stesso passeggino e la stessa carrozzella di cui sopra) e osservate che succede. Qualche mese fa, in via san Marco, mentre facevo la spesa, sfinita, tra sacchetti pesanti e biberon, un uomo mi ha urlato: “Eh certo che se veniamo al mercato anche con il passeggino…”. (Per la cronaca, la mia risposta è stata molto volgare, qui non riportabile). L’elenco potrebbe continuare ad libitum…. Viceversa i negozi, ristoranti, mercati sono pieni di cani e gatti. Evidentemente non esiste più quella vecchia norma di educazione – per anni condivisa dalla società civile – per cui gli animali non si impongono ad altre persone, specie in ambienti pubblici perché c’è chi potrebbe non gradire, chi potrebbe aver paura, essere allergico e quant’altro. Ma provate voi a ribellarvi se entrate in un ristorante e al tavolo di fianco al vostro, c’è un cane: rischiate il linciaggio. Bene, se a tutto questo si aggiungono le considerazioni di suor Laura riguardo l’aspetto consumistico legato agli animali, il cerchio si chiude. Perché davvero non è solo un fatto di educazione, e quindi formale, (questo forse riuscirei a superarlo) è soprattutto una questione di sostanza, di approccio alle cose, di valori (se va bene capovolti, se va male spariti). Come dice Laura: “E’ questa sproporzione che mi indigna”. Penso che gli animali si debbano amare, non rendere pupazzi simil-umani. So di essere impopolare e antica (direi di no… n.d.r.), ma questo è il mio pensiero. E chiariamo: il mio non è affatto disamore per gli animali. E’ desiderio di priorità. Lo stesso amore, rispetto, attenzione, solidarietà, cura, generosità, tolleranza, disponibilità che la società oggi ha per gli animali, li vorrei per bimbi e anziani. Anzi no, ne vorrei di più per bimbi e anziani. (P.S. per favore l’unico commento che vi chiedo di non fare è: “gli animali sono spesso meglio di certi uomini” …. Vi prego, questo no).
Moderatrici
am: 16.3.2017 18:26
Spunto di riflessione, su "laRegioneTicino" di oggi, a p.11, a seguito dell'assemblea della Società cacciatori bleniesi, riunitasi recentemente a Olivone.

I CACCIATORI BLENIESI SI RIVOLGONO AL GOVERNO
La richiesta formulata in una risoluzione è quella di autorizzare l’abbattimento di uno o più lupi prima della stagione alpestre.

Si adottino i provvedimenti necessari a contenere l’espansione dei grandi predatori, applicando con sollecitudine le misure che la legislazione in vigore già prevede.
È questo l’appello contenuto nella risoluzione indirizzata al Consiglio di Stato ticinese approvata a larghissima maggioranza nel corso dell’assemblea della Società cacciatori bleniesi, che si è tenuta sabato scorso nella sala patriziale di Olivone.
Una settantina i soci che hanno partecipato alla seduta, alla quale erano presenti anche il granconsigliere Walter Gianora, i tre sindaci della valle e i guardiacaccia di zona. Nella sua relazione, il presidente Giovanni Solari ha elencato le attività dello scorso anno e ha espresso preoccupazione per la situazione venutasi a creare con l’arrivo dei grandi predatori nelle valli, “dove l’allevamento del bestiame e gli alpeggi sono di primaria importanza”.
La richiesta contenuta nella risoluzione a sostegno del settore agricolo è dunque che siano rapidamente adottati i provvedimenti necessari a contenere i danni causati al bestiame domestico dai grandi predatori, applicando le misure che la legislazione in vigore già prevede, scrivono i cacciatori citando l’Ordinanza sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici.

L’invito è “a voler intraprendere i passi necessari presso l’Autorità federale al fine di ottenere in tempi brevi l’autorizzazione per l’abbattimento di uno o più esemplari di lupi, prima dell’arrivo della stagione alpestre”, si legge nel testo della risoluzione.
È poi seguita la relazione del vicepresidente Marco Viglezio sull’andamento della stagione venatoria, definita positiva sia nel Cantone che nel distretto. L’assemblea è quindi stata informata sugli indirizzi di gestione della Federazione cacciatori ticinesi per la prossima stagione, in particolare per quanto riguarda la necessità di migliorare le modalità del controllo dei capi abbattuti, in modo da evitare disagi ai cacciatori e tutelare la qualità e la sicurezza delle prede cacciate, nel rispetto delle normative sulla conservazione e l’igiene delle carni di selvaggina.
In tal senso è stata approvata una proposta volta a richiedere il ripristino del posto di controllo a Olivone, chiuso da alcuni anni.
alfiero
am: 10.3.2017 17:30
Se 150 anni fa hanno potuto uccidere l'ultimo lupo non è perché avevano già ucciso tutti gli altri, ma perché i lupi arrivano dove c'è preda abbondante, il loro numero aumenta in fretta, uccidono tutti gli erbivori, e se ne vanno da soli.
Come si farebbe oggi a riuscire ad uccidere tutti i lupi che ci sono in svizzera? ........... Avete un'altra spiegazione?
mara
am: 1.3.2017 19:01
Il "Primo piano" - le pagine di approfondimento 2 e 3 - del "Corriere del Ticino" di oggi, affrontano il tema del lupo. Pro e contro.
Una lettura interessante, che mi trova sempre più convinta in quanto ho scritto qua sotto, nei giorni passati...

Bello bellissimo il Lupo! Affascinante... si, ma...

Buona lettura e buona serata!
Cleto Ferrari
am: 27.2.2017 23:43
INTERPELLANZA, 27.02.2017

LUPO: indispensabile un ulteriore passo nel solco tracciato

Lodevole Consiglio di Stato.

Negli ultimi mesi a seguito di ripetuti ed incisivi attacchi da parte di lupi, anche alle strutture in cui trovano riparo gli animali minuti da reddito, abbiamo assistito a chiari reazioni da parte dei Cantoni a noi confinanti: Uri, Vallese e Grigioni. Di fatto questi Cantoni chiedono quanto il nostro Parlamento ha promosso e poi chiesto al consiglio di -Stato di attuare nella primavera del 2010.

A livello governativo dopo i recenti attacchi non è ancora stata fatta chiarezza sul come si vuole proseguire in futuro su questo tema.

Il settore agricolo in passato era stato tacciato di allarmista da parte degli ambienti che tutelano il rientro incondizionato del lupo sul nostro territorio. Si è cercato di sminuire l’impatto che ciò avrebbe avuto sull’agricoltura e di buttar là a mo di propaganda soluzioni semplicistiche, considerate sicure con troppa superficialità, a livello di protezione delle greggi. In queste settimane abbiamo avuto un assaggio del trend in atto e di ciò che il settore agricolo aveva già da decenni previsto che sicuramente si inasprirà nel tempo se non si intraprenderanno passi maggiormente incisivi rispetto a quanto attuato sino ad oggi e rispetto all’attuale strategia federale.

I termini della questione del ritorno del lupo sul nostro territorio per caratteristiche morfologiche e modalità di gestione sono semplici. O l’agricoltura o il lupo. Perdere l’agricoltura sarebbe sacrificare anche una ricchezza di biodiversità dovuta alla gestione agricola del territorio, oltre che a prodotti, presenza umana, paesaggio aperto e diversificato nelle ampie fasce collinari e montane che caratterizzano il Cantone e le sue Valli, di estrema particolarità e unicità tra di loro.

Nel 2010 il Gran Consiglio a stragrande maggioranza ha accolto i rapporti 6046 e 6083 che evadevano due mozioni, un’iniziativa e una petizione lanciata dal settore agricolo. Atti parlamentari il cui approfondimento aveva necessitato più anni per un lavoro di dettaglio eseguito sul territorio da parte dei Parlamentari di milizia, con l’ascolto dei diretti interessati e con l’uscita di tutta la Commissione presso un’azienda biologica dedita all’allevamento caprino di montagna.

Il seguente passaggio ripreso dal Rapporto è il fondamento strategico della nostra politica cantonale nei confronti del Lupo:

La scrivente Commissione ha preso in esame i tre punti della mozione, nei quali si chiede
al Consiglio di Stato di attivarsi presso l’Autorità federale. Dopo esame delle varie
fattispecie, essa è giunta alle seguenti conclusioni:
p.to a) definire in tempi brevi differenti gradi di sensibilità del territorio federale al
ritorno del lupo e che di conseguenza vengano stabilite soglie d’intervento differenziate, molto più sensibili e rapide per il nostro Cantone.
La Commissione ritiene pertanto giustificate le richieste dei mozionanti. La Commissione consiglia inoltre il Consiglio di Stato di voler dar vita ad un’azione coordinata con gli altri cantoni dell’arco alpino, avvalendosi di elementi conoscitivi sul fenomeno lupo, affinché si possa beneficiare di basi conoscitive solide.

La nostra agricoltura, i nostri allevatori, i nostri gestori del territorio i quali con le loro tipicità locali caratterizzano le nostre valli e creano attrattiva turistica, hanno bisogno di chiari, concreti segnali di sostegno duraturo e di una chiara visione di come si vuole affrontare la problematica a medio e lungo termine. Esprimono molto bene il disorientamento dei contadini i vari importanti atti parlamentari concernenti il Lupo inoltrati di recente.
Insomma o diamo indicazioni di condizioni quadro stabili in cui operare a medio lungo termine o finiremo col perdere anche questa forma qualificante di gestione del territorio, a favore di una sempre più pesante riconquista da parte del bosco del nostro paesaggio variegato, rendendolo sull’arco alpino europeo quasi una banalità.

Alla luce della recente chiarezza di intenti sul tema lupo espressa dai nostri Cantoni confinanti e alla luce delle conclusioni del Gran Consiglio nel 2010 riassunte in due ambiti di valenza strategica con chiari modalità d’intervento e intenti di azione coordinata quali:

• definire in tempi brevi differenti gradi di sensibilità del territorio federale al ritorno del lupo e che di conseguenza vengano stabilite soglie d’intervento differenziate, molto più sensibili e rapide per il nostro Cantone;

• La Commissione consiglia inoltre il Consiglio di Stato di voler dar vita ad un’azione coordinata con gli altri cantoni dell’arco alpino, avvalendosi di elementi conoscitivi sul fenomeno lupo, affinché si possa beneficiare di basi conoscitive solide.

Si chiede al lodevole Consiglio di Stato

1. Come sta applicando di fatto gli intenti strategici e di coordinazione definiti dal Gran Consiglio ticinese nel 2010?
2. È prevista una comunicazione ufficiale da parte del Governo a sostegno dei nostri allevatori?
3. È in agenda un incontro con i Cantoni confinanti?
4. È prevista una coordinazione tra i Cantoni sulle modalità di verifica degli attacchi da lupo così da avere procedure uniformi? Nei Grigioni un attacco in stalla da lupo è stato ritenuto assolutamente anormale e inaccettabile da noi quasi nella normalità;
5. Non si ritiene che sia giunto il momento di farsi promotori di una dichiarazione congiunta di sostanza tra i quattro Direttori dei Dipartimenti cantonali nei confronti di Berna a sostegno di principio della strategia lupo stabilita dal nostro Parlamento nel 2010 volta a definire “differenti gradi di sensibilità del territorio federale al ritorno del lupo e che di conseguenza vengano stabilite soglie d’intervento differenziate, molto più sensibili e rapide per il nostro Cantone” e quindi per i Cantoni confinanti?

Cleto Ferrari, Andrea Zanini, Franco Celio, Simone Ghisla, Germano Mattei, Giacomo Garzoli, Omar Terraneo, Walter Gianora, Sergio Morisoli, Luigi Canepa, Gina La Mantia, Gianrico Corti.
mara
am: 15.2.2017 14:27
Sulla tematica, alcuni spunti di riflessione, pro e contro e... a metà...

www.valtellinanews.it/articoli/trentino-non-ce-spa...

www.laregione.ch/articolo/convivenza-con-i-lupi-po...

www.ticinonews.ch/ospiti-blog/354794/olindo-vanzet...

Il nodo o presto o non troppo tardi, arriverà al pettine e bisognerà magari anche passare alle maniere forti. Lo dico a malincuore (per il lupo) e pensando anche alle prede.
Trovo che sia soprattutto un discorso di... realtà delle cose.
Suppongo che non tutti i "nostri" lupi possano essere semplicemente e facilmente trasferiti vivi altrove (proliferano con buon ritmo :-); in Parchi naturali (magari di altri Stati) o zone recintate; e d'altra parte penso che le misure anti-lupo possono magari essere efficaci ma hanno altri risvolti negativi. Personalmente, in Mountain Bike, ho fatto l'esperienza con un cane cui era stato affidato il gregge. Qui in valle. Solo la gentile presenza dell'allevatore ha tranquillizzato il cane ( = non ero un pericolo per le pecore) e la sottoscritta. Ero su una strada asfaltata comunale accessibile a tutti. Il padrone mi ha seguita con la sua auto lungo il recinto di pecore e cane.
Possono essere eccezioni, certo, e me lo auguro. Ma penso che per... salvare capra e cavoli - come ci suggerisce il noto giochetto di logica - è l'uomo che ci deve metter mano. Il nostro territorio è ristretto e l'attività agricola e di allevamento e pastorizia è svolta molto spesso in maniera capillare nelle valli e vallate.

Del resto penso sempre che se l'ultimo lupo nel nostro Cantone è stato abbattuto 150 anni fa, i motivi c'erano.

Adoro gli animali e i lupi, come gli orsi, mi affascinano. Proprio per la loro natura selvaggia, la loro storia e per le leggende e le narrazioni quasi epiche che li avvolgono di fascino eroico, misterioso e potente. Ma riconosco che il nostro territorio richiede e chiede - parzialmente magari e in modo mirato (di scopo e di... schioppo ;-) - altre soluzioni.
Sem Genini
am: 13.2.2017 16:10
IL LUPO PREOCCUPA

Il comitato dell’Associazione per un territorio senza grandi predatori, riunitosi a inizio febbraio a Lavertezzo:
- esterna una grande preoccupazione per i ripetuti e gravi attacchi da lupi avvenuti all’interno di recinti e nelle stalle dove sono ricoverati gli animali; attacchi capitati tra gennaio e febbraio in Val Leventina e in Val Mesolcina e che hanno portato complessivamente all’uccisione di quasi 50 pecore;
- esprime la massima solidarietà agli allevatori colpiti, ben coscienti dello scoramento vissuto da chi vede i propri animali sbranati, ma pure preoccupati per quelli sopravvissuti che soffrono per lo stress in un momento particolarmente delicato quale è quello antecedente i parti;
- sottolinea che il lupo (o i lupi) che ha colpito nelle scorse settimane ha assunto la strategia di predare all’interno delle recinzioni, anche vicino ai nuclei abitati, e quindi cercherà di ripetere lo stesso atto, per lui molto gratificante, nei prossimi giorni con la probabilità che si sposti in altre zone del Ticino;
- fa presente all’opinione pubblica che i recinti realizzati attorno alle stalle sono stati montati per dare la possibilità agli animali di uscire ogni giorno all’aperto; un’esigenza indispensabile per il loro benessere e obbligatoria secondo le Leggi sulla protezione degli animali;
- fa inoltre notare che per realizzare una recinzione fissa “a prova di lupo” sarebbe necessario un discreto investimento con la relativa licenza edilizia e con dei risultati estetici spesso molto discutibili;
- ribadisce l’inconciliabilità tra allevamenti di bestiame minuto gestiti secondo i metodi tradizionali e presenza di lupi, come dimostrato da studi realizzati in passato in Ticino e da rapporti su esperienze condotte in Francia dove il lupo è presente da parecchi anni;
- deplora la presa di posizione degli esponenti del WWF della Svizzera Italiana che, insensibili dello sconforto in cui si trovano gli allevatori e della fragilità del settore, continuano, a volte con dati non veritieri, a sostenere la necessità dell’espansione del lupo, a mettere in cattiva luce gli allevatori e a insistere che ci sono varie possibilità di proteggere le greggi;
- prende atto con soddisfazione degli atti parlamentari inoltrati a sostegno dell’allevamento e della decisione presa lo scorso 1 febbraio dal Consiglio di Stato circa il risarcimento dei danni collaterali.

Il comitato dell’ATsenzaGP in conclusione:
- chiede ancora una volta alle autorità cantonali e federali di attivarsi con azioni incisive atte a limitare l’espansione del lupo (rinegoziazione della convenzione di Berna; nuova legge sulla caccia; abbattimenti legali) affinché l’allevamento tradizionale possa avere un futuro;
- invita gli allevatori a non abbattersi e a non pensare di cessare la loro preziosa attività, poiché anche in Ticino molti apprezzano i prodotti genuini che sanno loro offrire nonché l’insostituibile lavoro di manutenzione del territorio anche delle zone più impervie e marginali.

Comunicato stampa dell'Associazione per un territorio senza grandi predatori, Il presidente Armando Donati e il segretario Sem Genini, 10 febbraio 2017
alfiero
am: 10.2.2017 7:59
Il lupo, fedele alla sua immagine, ricordataci dalle varie storielle lungo il secolo di assenza, non tradisce la sua natura e mostra quello che è.

Se il lupo fosse un'umano milioni di parole farebbero il giro del mondo per dire che si tratta di un ignobile sanguinario che uccide e sbrana anche per il piacere di uccidere e vedere sangue, ma siccome è un animale come l'agnello, noi "umani" siamo abbastanza disumani e crudeli, ma anche egoisti e pecora nello stesso tempo, da metterci tutti quanti in fila dalla parte del più forte senza provare pietà per il più debole.
Sem Genini
am: 14.9.2015 15:34
GRANDI PREDATORI: NON DEVE ESSERE L'INIZIO DELLA FINE!

La preoccupazione di tutto il settore agricolo negli ultimi giorni si sta trasformando in vera e propria paura, incredulità, impotenza, sconforto, e grande rabbia. Da alcune settimane la situazione in Ticino è precipitata con la presenza di diversi lupi singoli, di una cucciolata e di un orso che creano incertezza e diverse vittime negli animali da reddito. Paradossalmente sono proprio i cacciatori che li hanno fotografati, a dimostrazione che non sono tutti dei bracconieri, ma delle persone che conoscono molto bene il territorio in cui agiscono!
Gli allevatori hanno paura di perdere la propria attività e tutto quello che hanno fatto finora, inclusi i grossi investimenti; inoltre non si sa cosa riserverà il futuro all’allevamento, un settore molto difficile a causa della morfologia del territorio, del ricambio generazionale e dell’espansione incontrollata del bosco. Impotenza perché non si sa come aiutare concretamente gli allevatori che non sanno più da che parte voltarsi vedendo la loro stessa esistenza in pericolo. Oltre a esprimere solidarietà e sostegno, si cerca di sensibilizzare la popolazione, i media e le autorità politiche, ma le mani sono legate e il raggio d’azione estremamente limitato. Rassegnazione invece nei confronti delle tanto decantate misure di protezione delle greggi che non sono attuabili qui da noi: i cani da protezione azzannano gli animali che dovrebbero proteggere, o addirittura i turisti di passaggio; mentre le recinzioni dovrebbero includere tutto il territorio ticinese per essere efficaci. Sconforto nella politica che pensa che con i soldi dei contribuenti si risarciscano le perdite e che, oltre una soglia di capi uccisi, l’animale possa venir abbattuto; per chi vive di agricoltura questo è inaccettabile e nessuno vuole soldi per veder sbranati i propri animali e sfamare i grandi predatori. Più che difendere un animale in forte aumento, sarebbe opportuno difendere gli allevatori.

Da ultimo vi è la rabbia perché si spendono ingenti soldi pubblici e un’infinità di parole su questa situazione. Ognuno può dire la sua anche se non è direttamente coinvolto, ergendosi con un certo fanatismo a paladino dei grandi predatori e della biodiversità ma non facendo niente di concreto in loro favore. I comunicati del WWF sono pericolosi perché mirano a destabilizzare e spaccare il settore agricolo mettendo viticoltori contro allevatori, gettando benzina sul fuoco in momenti di difficoltà e gioendo per i cuccioli. Le polemiche nuocciono a tutti, ma cosa fare per evitarle? Di sicuro non si risolve un problema con un altro ancora più grande, bisogna conoscere la realtà della vita agricola prima di voler insegnare e il lupo certamente non è una grande opportunità per l'agricoltura ticinese.
Un branco di lupi è una macchina da guerra contro gli animali da reddito e gli orsi lo sono contro le api. È in gioco il futuro dell’agricoltura di montagna, della pastorizia e dell’allevamento, di tradizioni secolari, oltre che dell’apicoltura, un settore già confrontato con innumerevoli difficoltà tra malattie, predatori e sostanze nocive. Il pericolo di vedere estinguersi queste realtà è concreto e avrebbe ripercussioni disastrose in ambito agricolo e sul paesaggio, sul turismo, sui prodotti nostrani, sui residenti nelle valli periferiche e sulla biodiversità, prodotta in grande quantità proprio dal settore agricolo con diversi progetti e programmi. Il santo, che poi tanto santo non è, non vale la candela.

Sem Genini, segretario agricolo UCT
GRANDI PREDATORI
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