Blenio Café
PARC ADULA
marcello
inserito il: 30.11.2013 13:09
Riprendo quanto sentito a Malvaglia e pubblicato dai giornali di sabato 30 nov 2013:

280'000 visitatori ipotizzati per l'anno 2025, solo per la valle di Blenio!!
Tutti a visitare la Greina (Zona Nucleo) del parco? Zona praticabile per un periodo massimo di 5 mesi all'anno?

Fanno .ca 1800 visitatori al giorno considerando 150 giorni di bel tempo....

Vorrei sentire Pro Natura a questo proposito....
fiordaliso
inserito il: 30.11.2013 17:42
Ecco il buon (ed equidistante) resoconto della serata di Mattia Cavaliere apparso su LaRegione Ticino.

Anche qui si menzionano i 280'000 visitatori, ma anche qui (come del resto durante la serata) nessuno a detto che saranno tutti in Greina, ... ma in Valle di Blenio. La Valle di Blenio è aperta tutto l'anno (per fortuna le rimane ancora una stagione turistica estiva e invernale). Quindi il calcolo può esser fatto come segue: si prendono i 280'000 visitatori, si dividono su 365 giorni all'anno, e si distribuiscono equamente sul territorio dei 3 comuni ... e ne risulta una media di 255 visitatori per comune al giorno.

Io credo che per un Comune di Blenio (che ha una grande superficie e offre ben più che solo la Greina [inclusa la buona proposta del Luzzone, Campra, Acquacalda, tutto il Lucomagno, etc] la possibilità di avere una media di 255 visitatori al giorno non è solo ampiamente sostenibile ma fortemente desiderabile.

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Oltre 150 persone giovedì nella sala del Consiglio comunale di Malvaglia alla serata-dibattito sul progetto.

La presidente di Blenio Turismo Ursula Dandrea e l’economista Ronny Bianchi a confronto con due scettici sul progetto: la municipale di Blenio Claudia Boschetti Straub e l’ex sindaco di Olivone Marcello Monighetti

Parc Adula, l’ultimo treno per far decollare la Valle di Blenio o molte redini che attanagliano la libertà dei residenti? Sono queste le due impressioni del progetto emerse giovedì sera a Malvaglia.

Il dibattito, in una gremita sala del Consiglio comunale (almeno 150 persone presenti), si è infuocato al primo giro di interventi. «La Greina – ha esordito Marcello Monighetti dando voce agli scettici – è una tra le poche zone del nucleo centrale del futuro parco facilmente raggiungibile, che però, già oggi, è al limite della sopportazione ambientale. Mi chiedo allora il senso di un parco chiuso su se stesso ad esclusiva difesa della natura. Non avrebbe avuto più senso invece concepire un parco dinamico, capace di proporre nuove occasioni di svago, un’innovativa forma di turismo industriale, partendo magari dalla simbiosi tra natura e tecnica che trova espressione nelle centrali idroelettriche o nella diga del Luzzone?».

Claudia Boschetti Straub ha parlato di una «costosissima operazione pubblicitaria», che rischia di far perdere il controllo sul territorio («unico valore disponibile») e sugli stessi Comuni della Valle, «come hanno già tentato di fare Cantone e Confederazione infrangendo i principi del federalismo». Poi Boschetti Straub ha passato in rassegna gli interrogativi sul progetto, a suo dire, ancora senza risposta alcuna sul parco.

Dal fronte opposto Ronny Bianchi ha replicato snocciolando i benefici delle zone protette sulle economie locali (corrispondenti, per il parco nazionale in Engadina, a un quinto del Prodotto interno lordo). Poi ha spostato la sua attenzione su altri due parchi più simili al Parc Adula come il Triglav in Slovenia o il Gran Paradiso, tra il Piemonte e la Val d’Aosta. Ricerche da lui condotte alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona stimano, per il Parc Adula, un afflusso annuo di 280mila persone per una quarantina di milioni di franchi di beneficici ogni anno, solamente con il turismo, per la Valle di Blenio. La regione vedrebbe così sbalzare il tasso di occupazione degli alberghi dal 12 per cento al 40 per cento.

Dal canto suo la presidente di Blenio Turismo Ursula Dandrea si è detta convinta della validità del Parc Adula, poiché darebbe quel valore in più alla valle, rendendo concorrenziali (perché messe in rete) le diverse ramificazioni di quel tipo di turismo definito dolce: l’agricoltura, la gastronomia, il commercio, ma anche l’artigianato. In questo senso ha definito il Parc Adula una piattaforma di marketing con cui promuovere meglio le varie iniziative locali.

Paure e speranze.

Sull’espressione di parecchi tra quelli che hanno colto l’occasione di giovedì per dire la loro, si leggeva la paura di un progetto sperimentale, calato se non imposto dall’alto. «Un’ipoteca sulla nostra regione che i nostri giovani saranno chiamati a pagare con gli interessi», ha osato qualcuno. Stefano Quarenghi, direttore del progetto, ha allora invitato la popolazione a informarsi bene, sul ruolo giocato dai Comuni, consultando le pubblicazioni sul parco o rivolgendosi allo sportello di Olivone.

Marino Truaisch è tornato sul quadro esposto da Ronny Bianchi, che parlava di un regresso del 15 per cento nel Primario e del 3 per cento nel Secondario negli ultimi 13 anni, per attirare l’attenzione sulle difficoltà che incontrano sempre più gli alberghi e i piccoli commerci di valle. «Stiamo così bene da rifiutare un progetto, che non implica grossi investimenti, ma che può sollevare le nostre sorti? Se sprechiamo questa opportunità possiamo dirci autolesionisti», ha chiuso negli applausi.

La tensione è scemata quando si è entrati nelle questioni più delicate. Le capanne alpine – è stato spiegato – resteranno. L’alpe Motterascio sarà preso da modello, con il concetto di pascolo sostenuto dal Parc Adula, per altre zone. La parte centrale, ha aggiunto il direttore Quarenghi, è stata scelta partendo dalle attuali bandite. Quanto alle vie per raggiungere i pizzi, queste verranno cartografate sulla base degli itinerari già scelti oggi dagli alpinisti».
Marcello
inserito il: 30.11.2013 19:54
Allora qualcuno dovrebbe spiegare le ragioni per cui si prevede un aumento di 280'000 turisti in valle.
Non è forse sata dichiarata la ZN zona calamita?
E le altre quali sarebbero? Visto che in ZP nn cambierà nulla!
Quali sarà il valore aggiunto?
Nn rispondete il marchio pf.
Fiordaliso
inserito il: 30.11.2013 21:44
Nel link sotto potrete leggere un'articolata esposizione dell'economista Ronny Bianchi (con i suoi studenti), pubblicata da LaRegioneTicino alcuni mesi fa, che fornisce dati e esempi di una possibile evoluzione turistica della regione.

www.parcadula.ch/dms/Articoli/La-Regione_17.06.201...
Gina
inserito il: 2.12.2013 1:42
Purtroppo non ho potuto essere presente alla serata pubblica. Ma vorrei rispondere a Marcello, che chiede perché, grazie al parco, ci dovrebbe essere un aumento di turisti, anche nella sua zona periferica. A parte lo studio di Ronny Bianchi, che porta delle cifre, a mio parere personale un aumento ci sarebbe perché un Parco Nazionale in sé è un attrazione. Io da bambina sono andata diverse volte a Scuol in vacanza, perché proprio Scuol? Perché si poteva fare delle escursioni nel primo Parco Nazionale svizzero. Perché la Costa Rica è una delle mete turistiche più amate nel Centro America? Perché puntano rigorosamente su un turismo naturalistico, quindi sulla protezione della natura, la flora e la fauna e hanno creato tantissimi parchi naturali e nazionali. Anche se, nei miei occhi, la Costa Rica resta un paese con un divario troppo grande tra i ricchi e i poveri, e pur sempre il paese che economicamente sta meglio in tutto il Centro America.
marcello
inserito il: 2.12.2013 13:54
Non conosco i contenuti dei parchi citati da Gina, fatta eccezione per il PN dell'Engadina, costituito interamente da una Zona Nucleo, con 150'000 visitatori, la cui percentuale del PIL regionale non è del 25% ma del 2.5%,in un contesto turistico ben diverso dalla valle di Blenio.
Lo studio, conclude auspicando "Strutture Attrattive", ora chiedo quali sarebbero queste strutture bleniesi, oggi o fra 10 anni, in grado di attirare questi 280'000 nuovi visitatori?
Non ho mai sentito la dirigenza esprimersi, o buttar lì una qualche idea, nemmeno rimanendo sul vago, e questo mi fa pensare ad una strategia ben definita dettata dall'alto a cui devono sottostare.
La conferma di questa malcelata intenzione di voler semplicemente creare una zona nucleo ad uso esclusivo di Pro Natura e soci, è poi stata la proposta della coordinatrice del gruppo di lavoro capanne:

"Rifornimento Capanne: Iniziare a pensare alla sostituzione dell'elicottero con degli asinelli"

Buona settimana a tutti
Gina
inserito il: 2.12.2013 14:38
Ma le strutture ricettive devono essere create dai privati. Se io avessi i soldi da investire in un albergo, e si tratterebbe di decidere dove farlo, senza ombra di dubbio una zona all'interno del più grande Parco Nazionale svizzero avrebbe un criterio importante a suo favore. Come dire: il Parco creerebbe una prerogativa per attrarre investitori e turisti, e aumentare l'interesse dei residenti di offrire servizi per i turisti. Valorizzerebbe la nostra regione e la distinguerebbe da altre regioni simili. La renderebbe più riconoscibile: "Valle di Blenio? Ah, è quella del Parco Nazionale, giusto?" ...
Gina
inserito il: 2.12.2013 14:45
Marcello, ma di fronte a quali "proposte concrete per il turismo" i politici responsabili fanno "orecchie da mercante"? (tuo post del 29.11.)
marcello
inserito il: 2.12.2013 15:30
Strutture ricettive anche con l’aiuto del pubblico, ci può stare…
Ma basarsi semplicemente su di un label Parc Adula, mi sembra riduttivo, e a corto termine rischieremo di bruciarlo, "Valle di Blenio? Ah, è quella del Parco Nazionale, giusto?" „e dove si trova il parco?” ” Nella Zona Nucleo già!“

Di valle alpine simile alla nostra se ne contano a decine, ecco che allora si dovrà creare l’esclusiva, o perlomeno tentare di sfruttare quello che abbiamo praticamente a costo zero.

Le mie proposte rimaste lettera morta:

1. Promozione mirata della bellezza del territorio attraverso l’apertura di nuovi sentieri e itinerari per gli escursionisti. Proposta: apertura nuovo sentiero Alpe Cavallasca-Passo della
Greina, rivalorizzazione Alpe Cavallasca (vendita diretta dei prodotti dell’alpe).
2. Palestre di arrampicata sportiva (parete Nord-Ovest Turron da Nav) Vie ferrate, con possibilità di incrementare la ricettività dell’attuale rifugio Scaradra d’Zora attraverso il recupero dei cascinali oramai in rovina (vedi quanto si sta facendo in Valle Verzasca).
3. Nuovi percorsi per le Mountain Bikes da inserire nella rete ufficiale svizzera,
4. Punti di decollo per la pratica del parapendio (esempio: ghiacciaio di Bresciana), da
inserire nella rete svizzera segnalata dei punti di decollo di questa disciplina.
5. Apertura al pubblico della teleferica Olivone-Luzzone, che percorre un tracciato molto spettacolare, con tratto in curva, un “unicum” ticinese e una vera rarità svizzera! E termina a due passi dal ristorante!
6. Promozione del turismo industriale, con l’apertura degli impianti OFIBLE al pubblico per delle visite guidate; quale significativo esempio cliccare su www.grimselwelt.ch.
7. Pesca: consentire solo la pesca sportiva a mosca con il rilascio delle catture (vedi a titolo di esempio quanto viene proposto in Slovenia www.ribiska-druzina-tolmin.si )
8. Caseificio dimostrativo in Valle di Blenio: creare delle sinergie con l’attuale progetto in fase di studio (Blenio Plus). Vedi www.sennaria.ch caseificio e stalla dimostrativi in fase di
costruzione a Disentis.
9. Caccia: selettiva a pagamento

NUOVO:Da aggiungere la nuova teleferica dello Scopi (investimento di 35MIO) in fase di realizzazione, se Berna volesse effettivamente sostenere il turismo di montagna, non dovrebbe esitare ad aprire al pubblico questo impianto.
Fiordaliso
inserito il: 2.12.2013 16:01
In Valle di Blenio si stanno cercando da tempo investimenti privati e pubblici in grado di inniettare vitalità nella economia della regione: in primis i Comuni, ... ma anche l'Ascoble, l'ente regionale, il Masterplan, etc ... uno sforzo non indifferente. Si va dai molti millioni che si chiedono ad un privato (150 mi sembra di ricordare) per le terme di Acquarossa, al millioncino e più che Raiffeisen cercherà da un intraprendente imprenditore per l'albergo San Martino (recentemente andato all'asta).

Negli scorsi decenni questo tipo di investimenti si sono realizzati con fatica e in misura molto modesta. Bisogna quindi modificare la situazione quadro in modo da rendere la regione più attrattiva. La piattaforma che offre un parco nazionale sicuramente va in questa direzione, non è l'unico passo necessario, ma sicuramente un passo importante.

Perchè mai un finanziatore di un grande albergo a concetto "famiglia" (Terme) dovrebbe mettere mano al suo portafoglio e rischiare 150 millioni; perchè mai un/a futuro/a gerente di un piccolo albergo (San Martino) dovrebbe investire la sua vita scommettendo in una struttura che ha una chiusura alle spalle.

Non conosco nel dettaglio le proposte elencate qui sotto da Marcello, ma mi sembrano tutte ottime e condivisibili. Quello che mi sfugge è il perchè si crede che "senza un parco nazionale" tutte queste idee saranno più facili da finanziare. È una strategia con le stampelle rotte in quanto è evidente nei fatti che l'attuale situazione quadro della regione non lo permette.
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