Blenio Café
cosa fare per la valle?
Fiordaliso
inserito il: 24.11.2014 22:52
Caro Alfiero, comincio subito da ciò che condivido nel tuo scritto.

Certamente, i "favorevoli", gli "scettici" e anche i "contrari" debbono essere uniti per assicurare che il "contratto" del Parco nazionale sia conforme alle esigenze delle regioni. Su questo non ci piove.

Vi sono però alcune tue riflessioni con le quali non concordo.

Innanzittutto trovo malposta la frase "saremo chiamati a dare molto" senza però offrire alcuna precisazione di cosa questo "molto" sta a significare.

Mancano ancora molte informazioni su questo progetto prima di poter trarre delle conclusioni (questo te lo concedo), ma definire a priori il "dare" come "molto" senza poi menzionare cosa si potrebbe "ricevere" non credo sia costruttivo.

Alcune delle cose che si verrebbero a perdere (o a non "ricevere" se preferisci) se il parco nazionale non si facesse sono già chiare. Ne menziono una sola:

un finanziamento annuale di oltre 4 millioni di Franchi (notizia di poche settimane fa).

Trovo anche infondata l'idea che le Terme di Acquarossa non avrebbero un futuro (o avrebbero un futuro più difficile) nel parco nazionale. Forse ti è sfuggito che nel territorio del proposto parco già esiste un'importante struttura termale (Vals), così come esistono centri per gli sport invernali (Nara, Campra, Campo Blenio, Splügen, Disentis, etc), così come esistono numerose altre strutture legate al turismo ... e non ho sentito nessuno dire che tutto ciò verrà smantellato (vedo invece spesso queste organizzazioni menzionate come partner di Parc Adula). Infatti mi sembra sia stato già detto e scritto chiaramente dai responsabili del progetto che queste realtà imprenditoriali potranno non solo svilupparsi liberamente ma anche beneficiare del label di parco nazionale.

Trovo curioso il concetto per cui potenziali investitori si spaventerebbero di un parco nazionale. Mi chiedo, a questo proposito, cosa ne penserebbero quegli investitori che hanno investito in strutture turistiche in bassa Engadina e Val Monastero se venisse a sparire il Parc naziunal e con esso una buona percentuale di pernottamenti (soprattutto estivi) nella regione.

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Purtroppo di investimenti io non ne posso fare ma se fossi un investitore di grandi capitali (metti caso interessato a sviluppare un albergo/terme, in un concetto "famiglia", come nel caso di Acquarossa) sarei più preoccupato di venire a sapere che la popolazione della regione in cui intendo investire ha bocciato (o intende bocciare) un progetto di parco nazionale. Un parco nazionale sarebbe una formidabile aggiunta al concetto "famiglia" e renderebbe nettamente più attrattiva la mia offerta turistica ... per contro una popolazione opposta a questo tipo di sviluppo non mi farebbe certamente presagire una convivenza fruttuosa.

Alcune settimane fa degli investitori locali decisero di rilevare la filovia di Malvaglia in "...ottica Parc Adula" – questo è quanto comunicarono a mezzo stampa. Un esempio tangibile di come per un investitore il parco nazionale è uno stimolo e non un ostacolo.
Desy
inserito il: 25.11.2014 9:55
Mi inserisco nelle interessanti considerazioni di Alfiero e di Fiordaliso. Il concetto di sviluppo per la Valle di Blenio, passerà attraverso la Nuova Politica Regionale e attraverso le strategie di attuazione che sono inserite nel Masterplan, e così pure i finanziamenti puntuali. I concetti di sviluppo turistico devono passare attraverso un'occupazione di 365 giorni all'anno, per dare la possibilità alle strutture d'accoglienza di poter sopravvivere; per potersi autofinanziare, vale a dire coprire le spese di gestione e assicurarsi una copertura per la manutenzione corrente e straordinaria, un albergo infatti deve poter contare su un afflusso regolare di clienti sull'arco di tutto l'anno e un'occupazione minima dei posti letto del 50%.

Per essere attrattiva, alla nostra Valle, che già oggi è riconosciuta da tutti come una vera Perla, manca unicamente uno strumento di promozione forte e trainante, che la renda anche "commercialmente" unica in tutto il Cantone e nel resto della Svizzera, con un richiamo internazionale. Questo ben inteso non implica un afflusso esponenziale di visitatori, bensì un afflusso costante; il concetto turistico che si vuole implementare è per fare un esempio pratico, che non avremo 100'000 visitatori concentrati su 3 mesi, ma l'obiettivo è quello di riuscire a distribuire il soggiorno dei nostri turisti sull'arco di tutto l'anno.

Sulla gestione del territorio nel caso in cui la popolazione accettasse in votazione il Parc Adula, il mio personale punto di vista è che in zona periferica le regolamentazioni siano già estremamente severe in materia di protezione dell'ambiente e di norme edilizie, quindi non vedo come il legislatore debba intervenire ulteriormente in modo restrittivo. In zona nucleo invece starà a noi Bleniesi far capire il nostro rapporto con la natura, e soprattutto di far rimarcare che il nostro approccio sulle cime delle nostre amate montagne è sempre stato improntato al massimo rispetto.

Il ruolo che vorrei fosse assunto è quello di portavoce dell'interesse vallerano e di mediazione con le diverse parti coinvolte: Patriziati, Comuni, Agricoltori, Alpigiani, Operatori turistici e Capanne alpine, Associazioni Alpinistiche attive in Valle, veicolando richieste e necessità verso l'autorità e capendo come riuscire a conciliare le esigenze della nostra gente con la regolamentazione dell'Opar. Senza parco ci sfuggiranno sicuramente molte buone opportunità e prospettive di crescita, ma anche il Parco ha bisogno dei nostri suggerimenti nella gestione del territorio, che solo noi tutti conosciamo bene nei suoi delicati equilibri e che amiamo profondamente... Forse nelle diverse leggi e ordinanze non viene lasciato spazio al cuore, ed è questo che ci preoccupa davvero... perchè noi bleniesi siamo gente di cuore (e a volte anche spesso di pancia :-)
Il mio auspicio si allinea quindi completamente al pensiero di Alfiero: lavoriamo insieme per creare qualcosa di propositivo e tentiamo la "fortuna" (intesa come opportunità) fino in fondo. Se il nostro lavoro sarà convincente, in futuro coglieremo buoni frutti.

O la va o la spaca!
mara
inserito il: 29.11.2014 12:07
... riflessioni attorno alla mega villa, giusto prima di pranzo...

Per far vivere le nostre regioni di montagna (o discoste come si definiscono) sono convinta che una delle poche soluzioni è allentare certe leggi e certi limiti, al fine di permettere una certa autonomia e potenzialità d'azione. I nostri territori di montagna sono già ora super e arci protetti, con tutto il rispetto.
Riconosco che è necessario proteggere territorio e natura, ma riconosco anche e soprattutto alle popolazioni di montagna un antico e forte attaccamento e rispetto per il loro territorio (salve poche eccezioni, ma quelle ci sono purtroppo ovunque...).
Il Comune di Blenio ha appena ricevuto un premio (vedi cronaca)! Bella cosa!! Complimenti vivissimi!
Ma altre fonti di energia, che vien prodotta per natura proprio in valle, potrebbero essere sfruttate in modo sostenibile e poco invasivo. Ma non lo possono essere per tutta una stratificazione di leggi che si sovrappongono in modo complesso l'un l'altra... Legando in fin della fiera le mani a promotori ben intenzionati e con progetti validi.
Per le riattazioni idem. Stessa storia. Poi ringraziamo anche le iniziative tipo quella Weber e siamo a posto.

Dove va a finire l'imprenditorialità delle zone periferiche? Cozza contro un'infinità e un labirinto di leggi, che per uscirne ci vuole un sacco di pazienza, tanti anni (troppi?), qualche avvocato e tanti soldi in studi.
E' mai possibile che per realizzare Campra si sia dovuto fare uno studio che ha messo in evidenza (o in non evidenza) l'influsso del "calpestio degli sciatori" sulle piste di fondo? E per il Parc Adula, ne è previsto uno simile, sul "calpestio degli escursionisti sui sentieri"???? Visto che la regione è protetta, mi sa che prima o poi ci sarà lo stesso "studio" per i sentieri della Greina...

E' mai possibile che non si possa - con tanto buon senso in mano - spendere meno soldi in studi e guardare oltre, all'effettivo beneficio di un progetto o meno? Questo sarebbe di vero aiuto alle zone periferiche e di montagna. Procedure celeri, mirate. E consentire margine d'azione ai promotori locali.

Intendiamoci, NON sono per uno sviluppo senza leggi né normative, per carità. Ma mi fanno riflettere e anche arrabbiare certe cose, come la notizia di stamane della mega villa a Davesco.
E poi... è mai possibile che per "riparare" alle brutture fatte e concesse nei centri urbani (Pian Scairolo per citare un pessimo esempio) perché "laggiù tutto è concesso", debbano poi farne e portarne i sacrifici le regioni di montagna trasformando terreni edificabili in verdi?????????????
Siamo fuori di testa. Ma davvero, se ci pensiamo bene...

Se vogliamo ridare davvero ossigeno alle zone periferiche di montagna, non è spalmando sui loro territori leggi su leggi che apriamo le bombole d'ossigeno, anzi.
Sono convinta che dobbiamo dar loro la poca, ma quanto mai necessaria autonomia di azione. Altri Cantoni vicino a noi già lo fanno. Anche per poter "tirar dentro" qualche soldino in più per le casse comunali direttamente dalle fonti primarie di energia che hanno sul loro territorio. Vedi acqua, tanto per citarne una...
Pranzo chiama, buon app a tutti
mara
inserito il: 2.12.2014 9:49
"Gottardo 2020 costi troppo", laRegioneTicino di oggi, p.21

Condivido. E personalmente credo molto di più a piccole iniziative concrete (sempre col pensiero alle nostre regioni di montagna), iniziative che messe assieme formano e creano sinergie.
Progetti troppo grandi, con troppe Regioni e mentalità coinvolte possono magari apparire affascinanti, ma sono molto molto molto macchinosi e dispendiosi di energie, personale e forze. Ne abbiamo ormai avute molte dimostrazioni. Molte risorse finanziarie (troppe?) vengono spese in studi su studi, mandati a manca e a destra... E ci si riunisce una volta al mese, in molti... E si mangia e beve... ;-)

Le iniziative locali, magari piccole, sono più agili e svelte (o dovrebbero esserle). Più gestibili. Dovrebbero essere favorite e "facilitate" anche dal lato delle leggi e della fattibilità. Non sottoposte a interminabili lungaggini e scartoffie.
Idealmente, se penso ai milioni già spesi per Gottardo 2020 (o anche per altri progetti locali, che non sto a citare) senza che si sia posato un solo mattone o picchiato un solo chiodo, mi torna il mal di stomaco...
Parliamo di milioni, o - localmente pensando a Campra e Parc Adula - di svariate centinaia di migliaia di franchi... Dove sono finiti? Chi li ha intascati? Cosa si è realizzato, fisicamente e concretamente con quei fondi pubblici?

Ma sembra che così vada il mondo oggi. O ti adatti e accetti. O ti rodi l'anima.
Bravo Raffaele che ti sei saputo opporre!

E per finire, almeno una notizia positiva, per le regioni di montagna. Sono felice di questo esito della politica energetica 2050, che magari potrebbe riaprire la fattibilità di progetti nostrani:

www.cdt.ch/svizzera/politica/120401/centrali-idroe...


mara
inserito il: 5.12.2014 10:30
Sempre interessante, mese per mese, dare un'occhiata a queste statistiche:

www.otur.usi.ch/it/statistiche-domanda

Dati forniti, attraverso Igor SARMAN, O-Tur, Tourism Observatory collaborator and PhD student, Istituto di Ricerche Economiche (IRE) / Università della Svizzera italiana (USI),
dall’Ufficio federale di statistica (UST - statistica Hesta).

Interessante la tabella sugli alberghi da 1 a 5 stelle. Non corrisponde a certezza che quelli da 5 "tirano". Dipende tanto dal potere d'acquisto e dalla tipologia del cliente/turista... Quelli a 1 stella in ottobre sono stati i più gettonati!

Con la calcolatrice in mano, si potrebbero calcolare le percentuali di occupazione degli alberghi bleniesi...
marcello
inserito il: 10.12.2014 11:16
Condivido quello che dicono Mara e Richi, ci siamo lasciati influenzare, per non dire abbindolare dai mega progetti.
Tuttavia anche le piccole iniziative trovano spesso difficoltà, a livello locale, nell'essere accettate.
alfiero
inserito il: 11.12.2014 17:20
Mi piace la frase sui giornali di oggi, quasi uno slogan, della nuova organizzazione del turismo Ti. - impegnarsi a valorizzare quello che abbiamo – (se ricordo bene). Noi di cose da valorizzare ne abbiamo ben tante, in primis la bella valle da abitare in venticinquemila. Ma senza un piano globale, bleniese e condiviso di sviluppo a medio e lungo termine che coordini e dia fiducia e sicurezza a tutti, e con un baule chiuso per ogni cosa non sapremo mai in quale baule metterci per riuscire.

Credo che l’aumento della nostra popolazione o lo pianifichiamo o lo lasciare verificarsi in disordine, o lo stoppiamo.

Basta digitare “progetto turistico locale” oppure “progetto sviluppo turistico locale” o “sistema turismo locale” e internet ci restituisce tanti esempi di ottime realizzazioni turistiche avvenute grazie alla pianificazione di tutte le attività di una zona definita. E' anche una materia di certe Università.

Buone Feste
alfiero
inserito il: 13.1.2015 17:24
Nel mezzo dei villaggi, comunque all’interno delle zone edificabili, ci sono molti edifici vecchi, sono rustici una volta adibiti a stalle, sono vecchie abitazioni o altro che non possono o non sono adeguati per essere trasformati in abitazioni primarie o in spazi lavorativi ecc. perché hanno poco terreno annesso, o devono osservare troppe leggi che spesso si contraddicono o contraddicono i moderni criteri di abitabilità e nemmeno possono essere trasformati in abitazioni secondarie per via di quel benedetto 20% diffuso anche dove nuoce. Costituiscono, di fatto, un elemento importante di disturbo per la corretta pianificazione del territorio e l’edificazione dei privati.
Dal momento che la caratteristica fondamentale di un parco nazionale é quella di avere leggi proprie e di essere un’eccezione in fatto di applicazione delle leggi patriziali, comunali, cantonali e federali e nell’eventualità che il parco venisse accettato, scriverei nella carta del parco che la norma del 20% che abbiamo votato poco fa non sia applicabile nell’area del parco e andrei oltre fino a dire che tutti gli edifici che si trovano nell’area del parco non siano considerati errori presenti sul territorio da correggere in ossequio a quella, altrettanto benedetta, intenzione del parco di educare la popolazione locale ad una convivenza diversa con il territorio, ma siano considerati testimonianze culturali da poterne usufruire previa trasformazioni controllata.

Buona serata
mara
inserito il: 13.1.2015 18:27
Interessante quanto dici, Alfiero. Sarebbe certamente positivo poter andare in quella direzione. Una direzione di sviluppo concreto.
Per ora, però, ho ancora (fintanto che qualcuno mi convince del contrario) i miei dubbi sul fatto che il prospettato Parc Adula non sia - come invece sostengono i promotori - un'ulteriore "spalmata" di altre leggi sul territorio della Valle.

Cito la frase che scrivi e che condivido, non perché mi piace ma semplicemente perché è la realtà e chi si trova a dover operare sul territorio lo sa: "...devono osservare troppe leggi che spesso si contraddicono o contraddicono i moderni criteri di abitabilità"...

Sono piuttosto per margini di manovra maggiori e maggior autonomia per i comuni di montagna e periferici che, altrimenti, sono stretti in una morsa dalla quale difficilmente possono sciogliersi.

Sull'affermazione che fai poco più avanti, e meglio (cito): "Dal momento che la caratteristica fondamentale di un parco nazionale è quella di avere leggi proprie e di essere un’eccezione in fatto di applicazione delle leggi patriziali, comunali, cantonali e federali (...)" -> mi piacerebbe sentire dall'Associazione Parc Adula se corrisponde al vero o no.
In effetti, è di fondamentale importanza...

alfiero
inserito il: 25.1.2015 11:11
Il locarnese, dopo che la Valle Maggia si è riservata il fondovalle e la propria determinazione per il tentativo di ripopolamento, vede il suo parco estendersi lungo il lago, da Brissago via e realizza, l’immagine turisticamente attrattiva e con clima adatto ad ogni stagione, lago-città-natura e socialmente razionale nel senso che serve a chi vuole la città con la natura a portata di mano e a chi vuole la natura con la città a portata di mano, costituendo un connubio “medicinale” non di secondaria importanza nei tempi che corrono. Lì la gente c'è, hanno ragione di aspettarsi da una simile situazione favorevole un indotto notevole. (anche i patriziati fanno parte degli organi del parco! ……) Il parco Adula realizzato attorno al ghiacciaio non migliora il grado di rispondenza del territorio alle esigenze di attenzione ai modelli di vita moderni e probabilmente, se di progetti e di incentivi ai privati (200'000.- fr a Locarno) non si parla è forse perché l’entità dell’utenza prevista è quella che è

In una valle come la nostra di solo turismo non si vive, ma soprattutto solo turismo non è turismo e senza l’agricoltura non si va lontano. Destinazioni turistiche importanti in Svizzera e altrove pensano già da tempo all’agricoltura come spazio utilizzabile per la diversificazione dell’offerta, non qui da noi dove aziende agricole, viticole, vitivinicole e caseifici hanno una rilevanza notevole ma l’agricoltura bleniese non è ancora rappresentata nella nuova organizzazione turistica regionale.
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Credo che i parchi non dovrebbero venire realizzati per “proteggere” (termine abusato in quest’ambito) la natura discosta, con pochi abitanti che sanno organizzare una convivenza, quasi simbiotica, con gli elementi locali della natura meglio di quanto un parco può proporre, ma, i parchi, andrebbero realizzati e i soldi disponibili andrebbero spesi laddove si analizzano le fogne per quantificare il malvissuto urbano per dare un attimo di serenità a chi nelle città grosse non riesce a trovarla, e un attimo da poter riflettere a chi, lì, nel trascurato oblio della natura si trova a rischio di comportamenti irrispettosi del proprio corpo, elemento della natura invece da rispettare.

Ci si potrebbe chiedere se occorre veramente aspettare la carta per rispondere alle domande che vengono poste e se questo non porti ad una agitazione da fretta in zona vigilia di voto.
Da qualche settimana si legge il menù dell’informazione, della comunicazione e del dialogo (andrebbe più propriamente, a questo punto, detto dibattito) che prevede, peccato!, un informazione-pubblicità a senso unico. Si citano sì social media, come il face book del parco, ma é ricettivo solo di opinioni pro parco.

Credo che, nell’eventualità che il parco venga votato, anche in valle di Blenio, come avviene in Mesolcina che anch’essa si è riservata il fondovalle per scopi industriali e artigianali, il fondovalle andrebbe liberato da qualsiasi vincolo relativo alla natura e agli scopi di un parco nazionale, la carta del parco dovrebbe inoltre contenere chiaro e prioritario l’obbiettivo di ripopolamento della valle, in modo da avere buone probabilità di prevedere in maniera ragionata lo sviluppo demografico prossimo del cantone e di creare l’entità demografica necessaria per rendere ragionevole la creazione di strutture e infrastrutture locali che ci avvicinino alla completezza dei servizi che i borghi più popolati hanno. Seppur con tutto l’ottimismo che si può reperire ne fondo del cuore, non mi sembra giusto non vedere che in Svizzera ci sono molti occhi che han ben altra voglia che quella di vedere un secondo impianto termale da 150 milioni nello stesso parco nazionale e tante menti che non fanno differenza fra Zermatt e Largario, già ci troviamo tra i piedi la norma costituzionale del 20 %. Se qualcuno vuole mettere la mano sul fuoco per garantire che questo non accada ….. però lo faccia!

I comuni delegano all’autorità del parco una fetta importante delle loro competenze, qualche dubbio sul fatto che sia l’assemblea comunale a delegare all’autorità del parco anche delle competenze patriziali andrebbe chiarito da vari punti di vista. Dobbiamo vivere i tempi che corrono, per cui oggi come oggi troverei giusto che, in caso di accettazione del parco, gli enti ambientalistici svizzeri e quelli internazionali che hanno sedi in CH (quelli seri intendo dire) abbiamo la loro parola da dire in fatto di gestione di un parco nazionale.

Buona domenica.
cosa fare per la valle?
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