Blenio Café
cosa fare per la valle?
mara
inserito il: 16.12.2016 16:31
Su gentile concessione del giornalista ed esperto Alfonso Tuor, pubblico l'articolo apparso sul periodico bellinzonese "La Turrita". Grazie pure al collega Danilo Mazzarello, capo redattore de "La Turrita".

RITORNO AL PASSATO, ALTRI MODI PER DIRE GLOBALIZZAZIONE

Fino a pochi mesi fa la globalizzazione veniva descritta come un processo ineluttabile, favorito dallo sviluppo tecnologico che ha ridotto le distanze e i costi di comunicazione e di trasporto delle merci, foriero di crescita e benessere economico. Oggi queste affermazioni apodittiche sono finalmente rimesse in discussione. Il successo elettorale dei movimenti ingiustamente definiti populisti ha fatto aprire gli occhi: la globalizzazione senza regole e le politiche liberiste degli ultimi decenni hanno prodotto vincenti e perdenti.
I vincenti sono stati i Paesi che hanno saputo cavalcare questo processo, e tra questi spicca la Cina. I perdenti sono i Paesi (ad esempio, la maggior parte degli Stati africani) che non hanno saputo o, meglio, potuto "sfruttare" la crescente apertura dei mercati. Tra i perdenti non figurano solamente i Paesi africani più poveri, ma anche fasce consistenti di popolazione dei Paesi di vecchia industrializzazione che hanno perso i loro posti di lavoro, visto diminuire i loro redditi e smarrito qualsiasi fiducia in un futuro migliore.
Questa realtà era da tempo sotto gli occhi di tutti, ma era negata dalla retorica ufficiale di economisti, politici e organizzazioni internazionali, anche perché il "pensiero dominante" dava costantemente la priorità alle ragioni dei mercati finanziari e dell'economia, presentate come politiche che non avevano e non potevano avere un'alternativa credibile. Insomma, vi era un rappresentazione della realtà e delle prospettive dell'economia che si potrebbe definire "tecnocratica" (che dunque si sarebbe teoricamente basata su dati di fatto incontrovertibili), di fronte alla quale qualsiasi obiezione veniva immediatamente tacciata di essere totalmente irrazionale e, quindi, non meritevole di essere presa in considerazione.

Oggi, però, la rivolta dell'elettorato sta cominciando a far scricchiolare questo blocco politico, economico e finanziario.
Quella che giustamente il primo ministro conservatore britannico, Theresa May, ha chiamato la "élite internazionale" dovrebbe rendersi conto che la politica che ha cacciato dalla porta sta ritornando dalla finestra. Questa svolta non sta tuttavia ancora avvenendo. Anzi, ancora si spinge per realizzare un Patto di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti, il famoso Ttip, che equivarrebbe al trionfo delle grandi multinazionali. L'"establishment" è infatti impegnato a sconfiggere questi partiti "populisti" nella speranza che scompaiano anche le ragioni che ne stanno provocando il successo.
È una speranza che non ha alcun fondamento, poiché la modesta crescita dei Paesi occidentali, corretta ancora al ribasso dalle recenti previsioni del Fondo Monetario Internazionale, non favorisce una crescita dei redditi e dei posti di lavoro indispensabile per arginare il malcontento popolare e soprattutto non crea nemmeno quelle risorse necessarie per sostenere ancora a lungo i nostri Stati sociali, acuendo quella crescente sfiducia nei confronti della capacità delle attuali autorità politiche e monetarie di gestire questa difficile fase economica.
La riluttanza dei poteri forti, che sono quelli economici e finanziari, di operare una svolta tesa a correggere le storture di questa globalizzazione fa temere che si arriverà a uno scontro (probabilmente sempre più violento) tra i fautori dei mercati globali e quelli che vogliono un vero ritorno delle sovranità nazionali, poiché sono giustamente convinti che l'élite internazionale (come l'ha chiamata Theresa May) dia la priorità agli interessi dell'economia globale rispetto a quelli nazionali e soprattutto a quelli delle classi medie e povere.
Eppure (se ci fosse la volontà politica) uscire da questa crisi sarebbe relativamente facile. La formula è semplice: ristudiare e aggiornare ai nostri tempi le regole che hanno permesso il boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta. Allora l'economia occidentale si sviluppò a tassi impressionanti con poca inflazione e soprattutto fu una crescita inclusiva che permise di migliorare le condizioni economiche di milioni e milioni di persone. Per permettere ai singoli Paesi di avere una forte crescita e una redistribuzione dei redditi, si ingabbiò il risparmio impedendo i movimenti internazionali dei capitali a fini speculativi, permettendo lo sviluppo di un sistema bancario dedito principalmente al finanziamento dell'economia reale e riformando il sistema monetario internazionale.

Contrariamente a quanto si crede, il commercio internazionale crebbe così come gli investimenti diretti all'estero, ma soprattutto crebbe un benessere diffuso. Queste sono le linee direttrici da seguire per avere una globalizzazione che non sia unicamente a beneficio di pochi.
Ma per arrivare a questa svolta, occorrono ulteriori pesanti sconfitte elettorali dei grandi gruppi economici e finanziari che determinano le politiche del mondo.

Alfonso Tuor
mara
inserito il: 14.12.2016 13:55
Ciao,
forse è vero... ma dovremmo pensare positivo... ci vuole una reazione del mondo politico e della popolazione. Proprio stamane ho letto su "La Turrita", una delle due riviste di Belli, un interessante articolo di Alfonso Tuor, che appena trovo in forma digitale condivido coi lettori del forum... Letturina e riflessione di Natale ;-)

Parla a livello mondiale e internazionale, della globalizzazione, ma poi tutto si può traslare a livello locale, dato che la globalizzazione la viviamo pure noi. La domanda è, come si è posto Paolo t, ma chi lo ha detto, che la globalizzazione è la cosa "giusta" per i nostri popoli?
marcello
inserito il: 14.12.2016 11:15
...viviamo in un mondo malato, la casta lo sa..., e tutto finirà in un grande disastro...
paolo t
inserito il: 13.12.2016 11:47
... appunto, Alfiero... ma chi lo ha detto che la centralizzazione è la via giusta per la nostra società, tutta intendo? Gli USA e noi li seguiamo? Si punta ogni dove a massimizzare i profitti per pochi a scapito della stragrande maggioranza della popolazione. Questa è la centralizzazione (e globalizzazione).

Forse solo quando si toccherà il fondo, si capirà che la cosa non funziona e si invertirà la tendenza...
alfiero
inserito il: 13.12.2016 10:52
Flims, un albergo fra tanti, 40 milioni ricevuti a sostegno di un adeguamento alle moderne esigenze e richieste, 190 posti di lavoro. Noi ci accontenteremmo di molto meno, ma questo ci dice che a casa nostra un revisione della visione del nostro futuro, va fatta nel bene del distretto.

Noi condividiamo troppe idee, troppe strategie, troppe tendenze centralizzatrici, ci associamo a troppe volontà politiche che vogliono la centralizzazione come l'unica via di convivenza col marasma della globalizzazione, senza tener conto che la centralizzazione non è un moto continuo all'infinito ma ha alti e bassi dati dall'apprezzamento dei valori umani e culturali. Siccome non siamo solo noi a farlo, qui in CH, questo costituisce il terreno fertile per la chiusura delle "La Posta" delle "Raiffeisen" ecc. ecc. ...... pensiamo che i posti di lavoro che ci sono nel nostro distretto sono dati dalla globalizzazione e dalle centralizzazioni? no di certo e allora occorre trovare il valore della nostra nicchia e saper promuovere assumendosi dei rischi.
paolo t
inserito il: 13.12.2016 10:19
TAGLI DELLA POSTA: IL PARLAMENTO CHIEDE UNA MORATORIA E PIU' POTERE AI COMUNI.

Sulla stampa di oggi a seguito della buona decisione di ieri del nostro Parlamento! Ben fatto. Mi auguro che altri Cantoni di montagna seguano questo passo. Entro 3 anni gli sportelli potrebbero passare da 1400 a 800 o 900. Evidente dove e chi andranno a tagliare... :-(

Penso che togliere continuamente servizi alle zone periferiche, specie se in montagna, coprire queste regioni da tutele o leggi dettate dai grandi centri (legge Weber) non sia politicamente la via giusta e lungimirante per rendere davvero attrattive queste regioni e dar loro vitalità.
alfiero
inserito il: 29.11.2016 11:32
... siamo sulla buona strada, sosteniamo i progetti che verranno presentati fra pochi giorni.

sul giornale, oggi, un campanello che fa ben sperare: si ricomincia a parlare di geriatria ad Acquarossa.

Ieri sera a "60 minuti" si parlava di come far diminuire la domanda di mobilità, ravvicinare il posto di lavoro al domicilio del lavoratore, lavoro a domicilio ecc. Cavalchiamo queste opinioni nel senso a noi interessante. Abbiamo la banda larga perché non portare un paio di capannoni con un centinaio di posti lavoro in bassa o media Blenio, non quei capannoni con la ciminiera! un paio di quelli pieni di tecnologia e informatica per le più svariate innovazioni. Non è un gioco da ragazzi ma farebbe diminuire di tanto i km che i bleniesi fanno per andare fuori valle a lavorare.
mara
inserito il: 25.11.2016 16:31
Un messaggio di ottimismo. Mi ci voleva :-)
Bella iniziativa:

PROGETTI IN CORSO IN VALLE DI BLENIO

L'Ente regionale per lo Sviluppo (ERS) del Bellinzonese e Valli e l'Antenna della Valle di Blenio, in collaborazione con i tre Comuni della Valle, organizzano per il 6 dicembre alle 20 al Centro Polisport una serata in cui conoscere i progetti in corso per lo sviluppo della Valle di Blenio, con la presenza dei singoli promotori e la presentazione delle misure di politica economica regionale a loro sostegno. Tutta la popolazione è invitata.

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Chiedo venia per ev dimenticanze... ma i progetti sono: nuovo Centro Nordico di Campra; rilancio Centro Polisport Olivone; Campo Blenio Estate; Progetto MTB Nara e Valle; Castello Serravalle; Cima Norma (Fondazione "Fabbrica del cioccolato); Montegreco e Germanionico Valle Malvaglia (Paesaggio Valle Malvaglia); Rivalorizzazione mulino di Corzoneso; e altri...

Dopo l'estenuante campagna che ci sta dividendo... :-( la mia speranza è che per questi progetti importanti si torni a collaborare per obiettivi condivisi.
alfiero
inserito il: 22.9.2016 17:55
Nuove stime, un problema che, a parere mio, merita l'interessamento dei politici bleniesi.

La costituzione federale dice che il massimo accettabile di abitazioni secondarie è il 20%. Nei comuni dove ce ne sono di meno il prezzo degli immobili, di quelli adatti per farne un'abitazione secondaria, aumenta, dove ce ne sono di più diminuisce o addirittura sparisce per quegli immobili che non ricevono più nessuna licenza di costruzione.

L'ordinanza sui parchi dice che nella zona periferica si devono correggere gli errori del passato non appena si presenti l'occasione.

Avere il 30% o il 40% di abitazioni secondarie, secondo la nostra costituzione è un errore del passato, quindi da correggere, almeno nei parchi nazionali ?

Ecco perché l'aumento delle stime in valle di Blenio è arbitrario.

Buona serata a tutti
alfiero
inserito il: 19.9.2016 17:58
Brissago, villaggio che ha conosciuto negli anni del boom l'abbandono dell'agricoltura e la natura ha fatto il suo vivere selvatico e la vegetazione è cresciuta a suo piacimento, oggi sente la necessità di rimettere il contadino con le pecore, previo la rimessa in stato antecedente l'abbandono delle coltivazioni che, lì, viene fatto grazie ai volontari, come dire che il territorio del parco Adula, esteso com'è, fra 10 anni non sarà più recuperabile per reintrodurre la cura ad opera dei contadini.

Vi è del razionale nelle esigenze della gente del luogo citate da Ferrari
cosa fare per la valle?
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