Blenio Café
cosa fare per la valle?
mara
inserito il: 13.1.2015 18:27
Interessante quanto dici, Alfiero. Sarebbe certamente positivo poter andare in quella direzione. Una direzione di sviluppo concreto.
Per ora, però, ho ancora (fintanto che qualcuno mi convince del contrario) i miei dubbi sul fatto che il prospettato Parc Adula non sia - come invece sostengono i promotori - un'ulteriore "spalmata" di altre leggi sul territorio della Valle.

Cito la frase che scrivi e che condivido, non perché mi piace ma semplicemente perché è la realtà e chi si trova a dover operare sul territorio lo sa: "...devono osservare troppe leggi che spesso si contraddicono o contraddicono i moderni criteri di abitabilità"...

Sono piuttosto per margini di manovra maggiori e maggior autonomia per i comuni di montagna e periferici che, altrimenti, sono stretti in una morsa dalla quale difficilmente possono sciogliersi.

Sull'affermazione che fai poco più avanti, e meglio (cito): "Dal momento che la caratteristica fondamentale di un parco nazionale è quella di avere leggi proprie e di essere un’eccezione in fatto di applicazione delle leggi patriziali, comunali, cantonali e federali (...)" -> mi piacerebbe sentire dall'Associazione Parc Adula se corrisponde al vero o no.
In effetti, è di fondamentale importanza...

alfiero
inserito il: 13.1.2015 17:24
Nel mezzo dei villaggi, comunque all’interno delle zone edificabili, ci sono molti edifici vecchi, sono rustici una volta adibiti a stalle, sono vecchie abitazioni o altro che non possono o non sono adeguati per essere trasformati in abitazioni primarie o in spazi lavorativi ecc. perché hanno poco terreno annesso, o devono osservare troppe leggi che spesso si contraddicono o contraddicono i moderni criteri di abitabilità e nemmeno possono essere trasformati in abitazioni secondarie per via di quel benedetto 20% diffuso anche dove nuoce. Costituiscono, di fatto, un elemento importante di disturbo per la corretta pianificazione del territorio e l’edificazione dei privati.
Dal momento che la caratteristica fondamentale di un parco nazionale é quella di avere leggi proprie e di essere un’eccezione in fatto di applicazione delle leggi patriziali, comunali, cantonali e federali e nell’eventualità che il parco venisse accettato, scriverei nella carta del parco che la norma del 20% che abbiamo votato poco fa non sia applicabile nell’area del parco e andrei oltre fino a dire che tutti gli edifici che si trovano nell’area del parco non siano considerati errori presenti sul territorio da correggere in ossequio a quella, altrettanto benedetta, intenzione del parco di educare la popolazione locale ad una convivenza diversa con il territorio, ma siano considerati testimonianze culturali da poterne usufruire previa trasformazioni controllata.

Buona serata
alfiero
inserito il: 11.12.2014 17:20
Mi piace la frase sui giornali di oggi, quasi uno slogan, della nuova organizzazione del turismo Ti. - impegnarsi a valorizzare quello che abbiamo – (se ricordo bene). Noi di cose da valorizzare ne abbiamo ben tante, in primis la bella valle da abitare in venticinquemila. Ma senza un piano globale, bleniese e condiviso di sviluppo a medio e lungo termine che coordini e dia fiducia e sicurezza a tutti, e con un baule chiuso per ogni cosa non sapremo mai in quale baule metterci per riuscire.

Credo che l’aumento della nostra popolazione o lo pianifichiamo o lo lasciare verificarsi in disordine, o lo stoppiamo.

Basta digitare “progetto turistico locale” oppure “progetto sviluppo turistico locale” o “sistema turismo locale” e internet ci restituisce tanti esempi di ottime realizzazioni turistiche avvenute grazie alla pianificazione di tutte le attività di una zona definita. E' anche una materia di certe Università.

Buone Feste
marcello
inserito il: 10.12.2014 11:16
Condivido quello che dicono Mara e Richi, ci siamo lasciati influenzare, per non dire abbindolare dai mega progetti.
Tuttavia anche le piccole iniziative trovano spesso difficoltà, a livello locale, nell'essere accettate.
mara
inserito il: 5.12.2014 10:30
Sempre interessante, mese per mese, dare un'occhiata a queste statistiche:

www.otur.usi.ch/it/statistiche-domanda

Dati forniti, attraverso Igor SARMAN, O-Tur, Tourism Observatory collaborator and PhD student, Istituto di Ricerche Economiche (IRE) / Università della Svizzera italiana (USI),
dall’Ufficio federale di statistica (UST - statistica Hesta).

Interessante la tabella sugli alberghi da 1 a 5 stelle. Non corrisponde a certezza che quelli da 5 "tirano". Dipende tanto dal potere d'acquisto e dalla tipologia del cliente/turista... Quelli a 1 stella in ottobre sono stati i più gettonati!

Con la calcolatrice in mano, si potrebbero calcolare le percentuali di occupazione degli alberghi bleniesi...
mara
inserito il: 2.12.2014 9:49
"Gottardo 2020 costi troppo", laRegioneTicino di oggi, p.21

Condivido. E personalmente credo molto di più a piccole iniziative concrete (sempre col pensiero alle nostre regioni di montagna), iniziative che messe assieme formano e creano sinergie.
Progetti troppo grandi, con troppe Regioni e mentalità coinvolte possono magari apparire affascinanti, ma sono molto molto molto macchinosi e dispendiosi di energie, personale e forze. Ne abbiamo ormai avute molte dimostrazioni. Molte risorse finanziarie (troppe?) vengono spese in studi su studi, mandati a manca e a destra... E ci si riunisce una volta al mese, in molti... E si mangia e beve... ;-)

Le iniziative locali, magari piccole, sono più agili e svelte (o dovrebbero esserle). Più gestibili. Dovrebbero essere favorite e "facilitate" anche dal lato delle leggi e della fattibilità. Non sottoposte a interminabili lungaggini e scartoffie.
Idealmente, se penso ai milioni già spesi per Gottardo 2020 (o anche per altri progetti locali, che non sto a citare) senza che si sia posato un solo mattone o picchiato un solo chiodo, mi torna il mal di stomaco...
Parliamo di milioni, o - localmente pensando a Campra e Parc Adula - di svariate centinaia di migliaia di franchi... Dove sono finiti? Chi li ha intascati? Cosa si è realizzato, fisicamente e concretamente con quei fondi pubblici?

Ma sembra che così vada il mondo oggi. O ti adatti e accetti. O ti rodi l'anima.
Bravo Raffaele che ti sei saputo opporre!

E per finire, almeno una notizia positiva, per le regioni di montagna. Sono felice di questo esito della politica energetica 2050, che magari potrebbe riaprire la fattibilità di progetti nostrani:

www.cdt.ch/svizzera/politica/120401/centrali-idroe...


mara
inserito il: 29.11.2014 12:07
... riflessioni attorno alla mega villa, giusto prima di pranzo...

Per far vivere le nostre regioni di montagna (o discoste come si definiscono) sono convinta che una delle poche soluzioni è allentare certe leggi e certi limiti, al fine di permettere una certa autonomia e potenzialità d'azione. I nostri territori di montagna sono già ora super e arci protetti, con tutto il rispetto.
Riconosco che è necessario proteggere territorio e natura, ma riconosco anche e soprattutto alle popolazioni di montagna un antico e forte attaccamento e rispetto per il loro territorio (salve poche eccezioni, ma quelle ci sono purtroppo ovunque...).
Il Comune di Blenio ha appena ricevuto un premio (vedi cronaca)! Bella cosa!! Complimenti vivissimi!
Ma altre fonti di energia, che vien prodotta per natura proprio in valle, potrebbero essere sfruttate in modo sostenibile e poco invasivo. Ma non lo possono essere per tutta una stratificazione di leggi che si sovrappongono in modo complesso l'un l'altra... Legando in fin della fiera le mani a promotori ben intenzionati e con progetti validi.
Per le riattazioni idem. Stessa storia. Poi ringraziamo anche le iniziative tipo quella Weber e siamo a posto.

Dove va a finire l'imprenditorialità delle zone periferiche? Cozza contro un'infinità e un labirinto di leggi, che per uscirne ci vuole un sacco di pazienza, tanti anni (troppi?), qualche avvocato e tanti soldi in studi.
E' mai possibile che per realizzare Campra si sia dovuto fare uno studio che ha messo in evidenza (o in non evidenza) l'influsso del "calpestio degli sciatori" sulle piste di fondo? E per il Parc Adula, ne è previsto uno simile, sul "calpestio degli escursionisti sui sentieri"???? Visto che la regione è protetta, mi sa che prima o poi ci sarà lo stesso "studio" per i sentieri della Greina...

E' mai possibile che non si possa - con tanto buon senso in mano - spendere meno soldi in studi e guardare oltre, all'effettivo beneficio di un progetto o meno? Questo sarebbe di vero aiuto alle zone periferiche e di montagna. Procedure celeri, mirate. E consentire margine d'azione ai promotori locali.

Intendiamoci, NON sono per uno sviluppo senza leggi né normative, per carità. Ma mi fanno riflettere e anche arrabbiare certe cose, come la notizia di stamane della mega villa a Davesco.
E poi... è mai possibile che per "riparare" alle brutture fatte e concesse nei centri urbani (Pian Scairolo per citare un pessimo esempio) perché "laggiù tutto è concesso", debbano poi farne e portarne i sacrifici le regioni di montagna trasformando terreni edificabili in verdi?????????????
Siamo fuori di testa. Ma davvero, se ci pensiamo bene...

Se vogliamo ridare davvero ossigeno alle zone periferiche di montagna, non è spalmando sui loro territori leggi su leggi che apriamo le bombole d'ossigeno, anzi.
Sono convinta che dobbiamo dar loro la poca, ma quanto mai necessaria autonomia di azione. Altri Cantoni vicino a noi già lo fanno. Anche per poter "tirar dentro" qualche soldino in più per le casse comunali direttamente dalle fonti primarie di energia che hanno sul loro territorio. Vedi acqua, tanto per citarne una...
Pranzo chiama, buon app a tutti
Desy
inserito il: 25.11.2014 9:55
Mi inserisco nelle interessanti considerazioni di Alfiero e di Fiordaliso. Il concetto di sviluppo per la Valle di Blenio, passerà attraverso la Nuova Politica Regionale e attraverso le strategie di attuazione che sono inserite nel Masterplan, e così pure i finanziamenti puntuali. I concetti di sviluppo turistico devono passare attraverso un'occupazione di 365 giorni all'anno, per dare la possibilità alle strutture d'accoglienza di poter sopravvivere; per potersi autofinanziare, vale a dire coprire le spese di gestione e assicurarsi una copertura per la manutenzione corrente e straordinaria, un albergo infatti deve poter contare su un afflusso regolare di clienti sull'arco di tutto l'anno e un'occupazione minima dei posti letto del 50%.

Per essere attrattiva, alla nostra Valle, che già oggi è riconosciuta da tutti come una vera Perla, manca unicamente uno strumento di promozione forte e trainante, che la renda anche "commercialmente" unica in tutto il Cantone e nel resto della Svizzera, con un richiamo internazionale. Questo ben inteso non implica un afflusso esponenziale di visitatori, bensì un afflusso costante; il concetto turistico che si vuole implementare è per fare un esempio pratico, che non avremo 100'000 visitatori concentrati su 3 mesi, ma l'obiettivo è quello di riuscire a distribuire il soggiorno dei nostri turisti sull'arco di tutto l'anno.

Sulla gestione del territorio nel caso in cui la popolazione accettasse in votazione il Parc Adula, il mio personale punto di vista è che in zona periferica le regolamentazioni siano già estremamente severe in materia di protezione dell'ambiente e di norme edilizie, quindi non vedo come il legislatore debba intervenire ulteriormente in modo restrittivo. In zona nucleo invece starà a noi Bleniesi far capire il nostro rapporto con la natura, e soprattutto di far rimarcare che il nostro approccio sulle cime delle nostre amate montagne è sempre stato improntato al massimo rispetto.

Il ruolo che vorrei fosse assunto è quello di portavoce dell'interesse vallerano e di mediazione con le diverse parti coinvolte: Patriziati, Comuni, Agricoltori, Alpigiani, Operatori turistici e Capanne alpine, Associazioni Alpinistiche attive in Valle, veicolando richieste e necessità verso l'autorità e capendo come riuscire a conciliare le esigenze della nostra gente con la regolamentazione dell'Opar. Senza parco ci sfuggiranno sicuramente molte buone opportunità e prospettive di crescita, ma anche il Parco ha bisogno dei nostri suggerimenti nella gestione del territorio, che solo noi tutti conosciamo bene nei suoi delicati equilibri e che amiamo profondamente... Forse nelle diverse leggi e ordinanze non viene lasciato spazio al cuore, ed è questo che ci preoccupa davvero... perchè noi bleniesi siamo gente di cuore (e a volte anche spesso di pancia :-)
Il mio auspicio si allinea quindi completamente al pensiero di Alfiero: lavoriamo insieme per creare qualcosa di propositivo e tentiamo la "fortuna" (intesa come opportunità) fino in fondo. Se il nostro lavoro sarà convincente, in futuro coglieremo buoni frutti.

O la va o la spaca!
Fiordaliso
inserito il: 24.11.2014 22:52
Caro Alfiero, comincio subito da ciò che condivido nel tuo scritto.

Certamente, i "favorevoli", gli "scettici" e anche i "contrari" debbono essere uniti per assicurare che il "contratto" del Parco nazionale sia conforme alle esigenze delle regioni. Su questo non ci piove.

Vi sono però alcune tue riflessioni con le quali non concordo.

Innanzittutto trovo malposta la frase "saremo chiamati a dare molto" senza però offrire alcuna precisazione di cosa questo "molto" sta a significare.

Mancano ancora molte informazioni su questo progetto prima di poter trarre delle conclusioni (questo te lo concedo), ma definire a priori il "dare" come "molto" senza poi menzionare cosa si potrebbe "ricevere" non credo sia costruttivo.

Alcune delle cose che si verrebbero a perdere (o a non "ricevere" se preferisci) se il parco nazionale non si facesse sono già chiare. Ne menziono una sola:

un finanziamento annuale di oltre 4 millioni di Franchi (notizia di poche settimane fa).

Trovo anche infondata l'idea che le Terme di Acquarossa non avrebbero un futuro (o avrebbero un futuro più difficile) nel parco nazionale. Forse ti è sfuggito che nel territorio del proposto parco già esiste un'importante struttura termale (Vals), così come esistono centri per gli sport invernali (Nara, Campra, Campo Blenio, Splügen, Disentis, etc), così come esistono numerose altre strutture legate al turismo ... e non ho sentito nessuno dire che tutto ciò verrà smantellato (vedo invece spesso queste organizzazioni menzionate come partner di Parc Adula). Infatti mi sembra sia stato già detto e scritto chiaramente dai responsabili del progetto che queste realtà imprenditoriali potranno non solo svilupparsi liberamente ma anche beneficiare del label di parco nazionale.

Trovo curioso il concetto per cui potenziali investitori si spaventerebbero di un parco nazionale. Mi chiedo, a questo proposito, cosa ne penserebbero quegli investitori che hanno investito in strutture turistiche in bassa Engadina e Val Monastero se venisse a sparire il Parc naziunal e con esso una buona percentuale di pernottamenti (soprattutto estivi) nella regione.

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Purtroppo di investimenti io non ne posso fare ma se fossi un investitore di grandi capitali (metti caso interessato a sviluppare un albergo/terme, in un concetto "famiglia", come nel caso di Acquarossa) sarei più preoccupato di venire a sapere che la popolazione della regione in cui intendo investire ha bocciato (o intende bocciare) un progetto di parco nazionale. Un parco nazionale sarebbe una formidabile aggiunta al concetto "famiglia" e renderebbe nettamente più attrattiva la mia offerta turistica ... per contro una popolazione opposta a questo tipo di sviluppo non mi farebbe certamente presagire una convivenza fruttuosa.

Alcune settimane fa degli investitori locali decisero di rilevare la filovia di Malvaglia in "...ottica Parc Adula" – questo è quanto comunicarono a mezzo stampa. Un esempio tangibile di come per un investitore il parco nazionale è uno stimolo e non un ostacolo.
alfiero
inserito il: 23.11.2014 10:31
Mi dispiace che la Signora Macconi abbia lasciato il team del parco. Avevo sperato, perché lo ritengo importante, che noi bleniesi volessimo far tesoro della presenza di una persona con il duplice ruolo, proprio di persona di contatto con noi e responsabile delle questioni turistiche del parco.

A differenza, per esempio della valle Calanca, che è poco toccata dalla zona centrale ed ha scarse probabilità e prospettive di aver bisogno della zona periferica per altre forme di sviluppo, e quindi il parco potrebbe essere solo una questione secondaria, i nostri 3 comuni, se il parco venisse accettato, sarebbero chiamati a dare molto, molto di più di ogni altro dei restanti 17 comuni interessati.

Le montagne ci separano dal resto del territorio del parco, e siamo in duratura difficoltà di crescita e sviluppo economico-turistico, la mancanza di un piano di sviluppo generale a media e lunga scadenza rende insicure le scelte, anche quella dell’analisi di come far collimare la realizzazione di un parco, che non può dirsi una scatola chiusa in cammino solitario verso la promozione economica, con le esigenze dello sfruttamento delle altre risorse locali. Se fossi un investitore sarei prudente nell’investire in un progetto di turismo industriale da 150 milioni di franchi nel comprensorio di un parco nazionale, i ricorsi contro il mio progetto potrebbero avere buona probabilità di successo e i rincari successivi della dose in fatto di rigore ambientale non avrei possibilità di conoscerli ed ev. escluderli a priori, ma è solo un esempio.

Nessuno può sapere oggi, sarà il voto a dire se il parco verrà fatto o meno, ragione per cui favorevoli, scettici e contrari hanno oggi lo stesso dovere: badare che le clausole del contratto (carta del parco) siano conformi ai nostri interessi materiali, culturali e morali. Per il momento mi sembra urgente unirci tutti per costituire la parte contrattuale che ci compete e discutere il contratto con la controparte. Sia perché saremmo chiamati a dare molto, sia perché siamo in fase di tentativi di sviluppi turistici notevoli, una persona di contatto con competenze professionali in ambito turistico che possa capire il nostro problema e influire sulle decisioni dell’autorità del parco è indispensabile.

Siccome, oggi come oggi, credo che nessuno ci possa assicurare che i vari commentari ad alto livello andranno a catalogare un impianto termale come il nostro fra le cose da promuovere, ai sensi delle varie ordinanze sui parchi e sul paesaggio, nel comprensorio di un parco nazionale, come per la zona militare in territorio grigionese anche per le Terme di Acquarossa chiederei che vi fosse una clausola nella carta del parco che ne autorizzi la realizzazione e ne escluda, nel limite di ciò che può essere deciso già ora, ogni opposizione, ma probabilmente il comune di Acquarossa ci avrà già pensato, lo spero vivamente.
cosa fare per la valle?
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