Blenio Café
AGRICOLTURA IN VALLE, NUOVI PROGETTI?
mara
inserito il: 10.11.2017 15:06
RICEVIAMO E - ANCHE SE UN PO' LUNGHETTO - PUBBLICHIAMO IN VERSIONE INTEGRALE.

L'impressione è che, da qualche parte, non ci si capisca più... :-(

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COMUNICATO STAMPA dell'Unione Contadini ticinesi sul "Visione del Consiglio Federale e tagli al budget agricolo", 10 novembre 2017

NON DISTRUGGIAMO L'AGRICOLTURA SVIZZZERA!

Quando è troppo, è troppo. Il Consiglio federale (CF) vuole sacrificare l’agricoltura per avere dei vantaggi in altri settori, non seguendo nemmeno la volontà popolare. Ciò è grave. Esso si è chinato sul futuro del settore e ha presentato settimana scorsa una visione d’insieme dell’agricoltura e del suo sviluppo futuro che è completamente fuori luogo. L’apertura delle frontiere ai prodotti agricoli rappresenta il punto principale del rapporto. Mentre il resto del mondo ha riconosciuto che il libero mercato non è la panacea per il successo economico di un Paese, il nostro Governo ignora questi sviluppi internazionali. Ha effettuato delle analisi che non danno prospettiva all’agricoltura svizzera e che occultano dei fattori decisivi, per esempio il livello esorbitante dei costi in Svizzera comparato con l’estero. Senza una protezione doganale, che anche gli altri Paesi hanno in forme diverse, i prezzi che vengono pagati alla produzione non riusciranno neanche lontanamente a coprire i costi, nemmeno aumentando i pagamenti diretti. Malgrado i buoni propositi, la Confederazione non ha i mezzi per compensare le inevitabili perdite finanziarie che questa decisione creerebbe alle famiglie contadine. Senza parlare della dipendenza totale dallo Stato, ancora più di adesso, nella quale si ritroverebbero gli agricoltori svizzeri.
Il CF non considera neanche la decisione presa dal popolo svizzero il 24.9.2017, dove più del 78% della popolazione (88% in Ticino!) si è pronunciata a favore di un rafforzamento della sicurezza alimentare. Già oggi la Svizzera importa il 40% dei suoi alimenti. Ci sono pochi Paesi al mondo che sono così dipendenti dall’estero per l’approvvigionamento alimentare. L’attuale protezione doganale, che per alcuni settori è già stata diminuita notevolmente (vedi latte) non nuoce a nessuno. Anche i prezzi al consumo non cambierebbero, contrariamente a quanto ventilato, dato che la parte di materie prime agricole per ogni franco speso dai consumatori si rivela modesta. A questo si aggiunge che gli svizzeri non spendono più del 7% del loro budget per le derrate alimentari, un minimo assoluto a livello mondiale.
L’agricoltura svizzera sta vivendo dei grandi cambiamenti strutturali, più della metà delle aziende agricole sono scomparse negli ultimi 30 anni. È evidente anche il problema del ricambio generazionale, in effetti più di un capo azienda su due supera i 50 anni e tra questi, il 50% dichiara di non aver ancora trovato un successore per ritirare l’azienda. Senza calcolare i redditi bassissimi, se comparati a quelli di altri settori. Perché creare quindi ulteriore pressione sulle famiglie contadine, che fanno il possibile per stare in piedi dignitosamente? Senza dimenticare le statistiche recenti che parlano di numerosi agricoltori vittime di “burnout” e di un numero particolarmente alto di suicidi nel settore.
Per questi motivi, alla nostra agricoltura serve di tutto, fuorché un’apertura dei mercati. Il CF deve svolgere seriamente la sua missione per assicurare la sicurezza alimentare ed effettuare un’inversione di marcia. Bisogna rafforzare la produzione indigena di qualità, sostenibile e rispettosa degli animali, a favore della biodiversità, promuovere le prestazioni svolte dalla nostra agricoltura a favore di tutti, prendendo misure adatte a favorire queste essenziali attività con la politica agricola del futuro. La “visione d’insieme” proposta dal CF deve tornare al mittente; ci vogliono nuove idee, non vecchie ideologie ormai sorpassate da tempo.
E non è finita qui, nel budget della Confederazione per il 2018, il CF ha proposto alcune settimane fa ulteriori tagli al settore primario. In particolare per le 6 voci del budget agricolo (pagamenti diretti, consulenza, contributi per la ricerca, crediti d'investimento, migliorie strutturali e assicurazione della qualità nella produzione di latte) siamo fermamente contrari ad un ridimensionamento. Per quanto riguarda i pagamenti diretti (proposta del CF di ridurre di CHF 84’400’000.-), le nostre richieste di mantenere i contributi come l’anno precedente non sono campate in aria, ma si basano sulle decisioni già prese in precedenza dal Parlamento per il programma di stabilizzazione (2017-19), così come per i limiti di spesa agricola 2018-21, dove era stato votato che non si volevano dei tagli all’agricoltura. Il CF non dovrebbe ignorare le decisioni del Legislativo, dovrebbe rispettarle e metterle in pratica. Neanche per questo tema si può ignorare il plebiscito popolare di includere l’articolo 104a sulla sicurezza alimentare nella Costituzione; un segnale chiaro dell’attaccamento e del sostegno del popolo svizzero a un’agricoltura locale forte e di qualità. Non è ammissibile che nei futuri dibattiti legati all’agricoltura svizzera non si prenda in considerazione questa volontà popolare. Oltretutto, non è corretto ridurre i mezzi finanziari devoluti alle prestazioni fissate dal Parlamento nell’ambito della politica agricola 2014-2017, e che hanno generato ingenti costi e lavori supplementari. Il CF propone di ridurre i contributi di transizione, che fanno parte dei pagamenti diretti generali. Mentre nel 2016 sono stati versati contributi di transizione per 162 milioni di franchi, il budget del 2018 prevede solo 13,7 milioni di franchi. Le famiglie contadine, a cui sono già stati tolti diversi pagamenti diretti con la nuova politica agricola, saranno ulteriormente colpite. Queste riduzioni avranno un effetto diretto sul reddito agricolo già basso e insoddisfacente delle famiglie contadine svizzere. Secondo Agroscope, il reddito lavorativo per unità di lavoro famigliare nel 2016 ammontava a 47’200 franchi, ossia 3’930 franchi al mese. In questo contesto il calcolo è presto fatto, il reddito delle aziende agricole svizzere è quasi del 30% più basso del reddito in settori comparabili. Sebbene l’agricoltura perda un migliaio di fattorie ogni anno, ciò non significa che le prestazioni che fornisce diminuiscano. Le esigenze imposte alle aziende continuano a crescere. L’agricoltura è l’unico settore in cui le uscite federali non sono aumentate, mentre le spese per tutte le altre voci di bilancio aumentano più o meno significativamente. Nell’ambito del programma di stabilizzazione, l’agricoltura aveva già dovuto accettare tagli nei crediti d’investimento e nelle misure di miglioria strutturale. Così facendo, ha contribuito tangibilmente alla solidità delle finanze federali. Nemmeno il tema dell’inflazione negativa convince, il costo della vita in generale non è diminuito. Ancora una volta dobbiamo confidare nell’intervento del Parlamento per riuscire a correggere e bloccare le proposte e le intenzioni del Consiglio federale!

Sem Genini, segretario dell’Unione Contadini Ticinesi e membro di Comitato dell’Unione Svizzera dei Contadini
marcello
inserito il: 31.10.2011 19:11
Dall’Ufficio federale dell’agricoltura è giunto l’avallo del progetto “Blenio Plus”, comprendente il caseificio.

Questa è davvero una buona notizia! Complimenti ai promotori
mara
inserito il: 31.10.2011 5:23
TANTI AUGURI alla Società agricola bleniese per i suoi 150 anni e per il progetto Blenio Plus!
alfiero
inserito il: 23.10.2011 15:18
Formaggio super quello dell’alpe di Camadra, dell’amico Severino, che ha ottenuto il massimo punteggio di qualità quale formaggio d’alpe, (denominazione di origine protetta DOP), un bravo meritato. Non sarebbe giusto continuare il commento senza dire che la qualità prodotta sugli altri alpi bleniesi è in generale ottima. Ho visto nelle vetrine dei negozi questo prodotto bleniese a 38.- fr./kg, ciò significa che la qualità è eccellente e la quantità non è abbondante e depone a favore della realizzazione del progetto Blenio plus e dell’aumento della produzione di latte di qualità. Si può estendere il discorso agli animali da carne, non solo bovini, alpeggiati che permettono di rifornire le macellerie locali con materia prima di qualità genuina e ottima. A me sembra peccato che l’immagine dell’agricoltura svizzera di montagna non venga protetta da un marchio. Intanto viene utilizzata con grande efficacia pubblicitaria, dai supermercati, per vendere anche prodotti, svizzeri o esteri, che con la genuinità dell’agricoltura di montagna hanno poco a che fare. Per il parco nazionale sono notizie nello stesso tempo buone e cattive: buone perché il marchio del parco per diventare apprezzato ha bisogno di prodotti e servizi locali ineccepibili che lo rendano prestigioso, cattive perché conferma che la superficie alpestre pascolabile e il terreno a disposizione della produzione agricola locale non vanno, in nessun modo, diminuiti né vincolati. Sono convinto che l’agricoltura in valle abbia un buon futuro, meglio se saprà dare ai prodotti bleniesi un marchio bleniese.
Moderatrici
inserito il: 13.10.2011 0:13
Cari utenti,
quale stimolo alla discussione, inseriamo qua sotto una lettera "Opinione" al giornale, apparsa oggi sul quotidiano "laRegioneTicino" a pagina 12. Buona lettura e... buona discussione.

Le Moderatrici

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Il dibattito

BLENIO PLUS, PROGETTO INNOVATIVO E POLIVALENTE

di Stefano Fraschina, granconsigliere (Lega) e membro Commissione parlamentare bonifiche fondiarie

Un’idea accattivante, polivalente e genuina che valorizza e promuove le materie prime, i prodotti finiti dell’agricoltura e incentiva le proposte a livello turistico dell’intera regione. Si potrebbe descrivere in questo modo il dossier BlenioPlus che punta in alto e può dare una svolta all’economia e all’offerta turistica dell’intera Valle di Blenio.

La struttura globale del progetto per raggiungere gli obiettivi prefissati viene suddivisa in quattro fasi. La costruzione di un nuovo caseificio, la creazione di un punto vendita per la promozione dei prodotti artigianali, una rete di sentieri tematici volti a promuovere le attuali offerte agrituristiche e la promozione e il coordinamento per l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti degli stabili agricoli. Mediante la trasformazione di latte senza insilati in formaggio di qualità si potranno promuovere svariate attività economiche di promozione turistica, gastronomica e culturale.

Insomma, l’attività di promozione e vendita del formaggio del caseificio, anche fuori dai confini locali, fungerà da traino per un’ulteriore propaganda della Valle di Blenio quale destinazione turistica, sottolineando al contempo l’importanza dei prodotti genuini e artigianali legati alle tradizioni contadine vitivinicole e gastronomiche di un tempo. Quanto ai sentieri tematici, contribuiranno anch’essi alla propaganda turistica e culturale dell’intera regione.

Il tema forse più accattivante rimane comunque la creazione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica sui tetti degli edifici agricoli. Oltre ad essere una soluzione ‘pulita’, fungerà da traino per il futuro e la buona riuscita dell’intero progetto.

Nei dettagli, va ricordato che la provenienza del latte è ripartita sull’intero territorio della valle. La produzione annuale corrisponde a 4,4 milioni di kg; inizialmente al caseificio ne confluiranno 1,4; in seguito nell’arco di tre anni si punterebbe a raggiungere un quantitativo di 1,8-2. Le aziende agricole in questione sono ubicate a Campo Blenio, Olivone, Marolta, Ponto Valentino, Largario, Corzoneso, Leontica, Dongio e Semione. Attualmente diverse aziende agricole producono il latte mediante l’uso di insilati, scelta da un lato di natura prettamente economica, inoltre l’acquirente maggioritario (Lati) non richiede la specificità di latte privo appunto di tali sostanze. Di conseguenza, per poter consegnare il proprio latte al caseificio, le aziende in oggetto dovranno ‘convertirsi’. Stima dell’investimento per tale operazione, circa un milione di franchi. Uno sforzo di notevole entità che ad ogni buon conto sottolinea la particolarità e l’unicità di tale progetto.

Si prevede inoltre di realizzare cantine di affinamento dei formaggi: dotate di sistema automatizzato di regolazione permetteranno una maturazione controllata che garantirà al consumatore un’offerta durante tutto l’arco dell’anno. Per la vendita, si spazierà dallo smercio di circa 45 tonnellate annue a Coop mediante il marchio “Pro Montagna” alla vendita diretta, pure in considerazione del fatto che è prevista la realizzazione di un sito Internet adibito alla vendita on line.

Insomma, il progetto BlenioPlus punta davvero in alto e merita tutta la considerazione del caso. Una svolta qualitativa che potrà fungere da traino per l’economia turistica, gastronomica e culturale di tutta la Valle di Blenio.
Moderatrici
inserito il: 22.3.2011 17:31
Cari utenti,
vi segnaliamo un appuntamento interessante per la nostra valle:

SERATA PUBBLICA SU BLENIO PLUS
La Società agricola bleniese invita gli interessati a una serata informativa sul progetto di sviluppo regionale BlenioPlus che si terrà giovedì 24 alle 20.15 nell’aula magna delle scuole medie di Acquarossa. Interverrà l’ingegnere agronomo Gianluca Giuliani con una relazione sull’impatto del caseificio sulla realtà socioeconomica della Valle di Blenio. Al termine sarà offerto un rinfresco.

www.vallediblenio.ch/vdbi_eventi.php

Buona giornata di primavera a tutti!
alfiero
inserito il: 7.3.2011 2:44
Quando si dice Agricoltura e Foresticoltura si dice territorio e cura del territorio, e già per questo si deve notare l’importanza di entrambe e la vitale e vivace presenza in valle dell’agricoltura, favorita dai raggruppamenti dei terreni, (il primo RT del cantone è stato realizzato a Corzoneso nel 1912).

A dire il vero, al bosco, in particolare a quello di nocciolo, sembra mancare il gesto dell’uomo che lo rendeva praticabile entro la naturale convivenza dei tre: territorio, animali e uomo. Ora il bosco chiude con le sue fronde, sentieri e mulattiere che ormai coperti da strame e cocci di alberi morti si assimilano al resto della superficie incolta, erano altri i tempi in cui l’uomo praticandoli li manteneva praticabili e quel gesto che non è più coniugabile con le pretese di oggi, non trova nemmeno un innovamento che ne conservi lo spirito.

Non così per l’agricoltura che si è ammodernata, andando oltre fino ad indovinare i gusti del consumatore, tanto che i grandi fornitori di derrate alimentare ( non solo loro) si riferiscono spesso alla qualità della produzione contadina, quando preparano il loro messaggio pubblicitario. I prodotti dell’agricoltura di montagna spuntano prezzi soddisfacenti che ovviano, in parte, alla diminuzione del prezzo del latte su un mercato inflazionato da prodotti provenienti da dove la produzione è più facile perché forzata e intensiva.

La scuola agricola di Mezzana, (a proposito depone a favore dell’importanza della produzione indigena di beni alimentari il fatto che l’istituto agrario cantonale di Mezzana sia stato donato da Pietro Chiesa di Chiasso al Cantone per farne una scuola agricola) che conta fra i bleniesi molti ex allievi, insegnava, e insegna, dalla sua fondazione nel 1913 la cooperazione fra le tante piccole aziende agricole, che si riferisce ai principi di Rochdale, principi alla base di moltissime istituzioni cooperative rurali e agricole, comprese le casse risparmio di Federico Guglielmo Raiffeisen. Chi avrebbe detto che una cassa di risparmio e di credito fatta dalla cooperazione fra piccoli soci avrebbe resistito e prosperato in una periferia come la nostra, che le grandi banche ritengono inadeguata per ospitare un servizio bancario?

Il caseificio di cui si parla, che interpreta la cooperazione fra produttori di latte, ma che potrebbe interpretare anche la cooperazione fra settori di attività perché nell’edificio e nella scia di sinergie potrebbero trovare posto anche cose non legate all’agricoltura, se realizzato, sarebbe l’ultimo nato nella regione di quella tradizione cooperativa di origine rurale alla quale conviene lasciar spazio ancora nella società moderna ….benvenga!
Gina
inserito il: 27.9.2010 20:32
Vero Martina. Penso che in ogni caso sarà importante coinvolgere i piccoli produttori locali, per arrivare, al posto di una concorrenza dannosa, ad una collaborazione fruttuosa...
Martina
inserito il: 27.9.2010 18:09
Da golosona quale sono non posso non rispondere a Mara: certo, l'idea del cioccolato sarebbe ottima e un bel "ritorno alle origini" per la Valle di Blenio, ma come un caseificio potrebbe potenzialmente fare concorrenza a quello già esistente a Olivone, anche il cioccolato (e il gelato, come proposto) è già presente nella produzione vallerana... E questi prodotti offerti dai nostri bravi pasticcieri, pur non essendo bio (credo), puntano sulla qualità e sull'innovazione... Le possibilità sono comunque molte, che si parli di formaggi o cioccolato, l'importante è che questo progetto porti un vantaggio concreto ai contadini della Valle! E mi sembra che si stia andando nella direzione giusta, finalmente: uno per tutti, tutti per uno!
:-) Buona giornata
Martina
Gina
inserito il: 27.9.2010 16:51
Infatti, anch'io vedo la tua idea non fuori luogo e potenzialmente vincente, anche perchè si potrebbe usare per il marketing la vecchia tradizione della valle nel produrre cioccolata. E cosa ne direste del GELATO? :-)) Bio, naturale, prodotto in loco, ma anche a "grande scala" voglio dire per il mercato Svizzero... troppo bello per immaginarsi.
Anche il formaggio però può offrire molte varietà, non lo vorrei negare...
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