Blenio Café
Incidente mortale a Malvaglia
Gina
inserito il: 27.8.2010 16:28
… vedo solo ora la risposta di Marcello, grazie, anche se è solo parziale e (chiaramente…) non mi convince del tutto. Ho letto anche con interesse del progetto del sottopassaggio, e sono ben cosciente che le soluzioni trovate a problemi simili devono sempre essere pragmatiche e sono condizionate da mille fattori, quindi non mi esprimo più su ciò.

Ma vorrei ancora ampliare il discorso, e cioè sull’importanza del percorso casa - scuola, e, in generale, sulla presenza di bimbi sulle strade. Cito alcune affermazioni fatte da persone che si occupano scientificamente della mobilità urbana e dello sviluppo dei bambini, pubblicate su NZZ del 23 agosto 2010.

Bambini (di 5 anni) che possono muoversi liberamente e senza essere accompagnati fuori casa, chiesti di fare un disegno del loro ambiente, disegnano in media 16 vari oggetti, persone, giocattoli, piante e animali. Bambini che non possono uscire da soli ne disegnano in media 2. Eclatante anche la situazione sociale: i primi hanno in media 12 amichetti, gli altri, che non possono uscire da soli, 2. Bambini che non possono uscire da soli presentano dei chiari deficit motori e sociali, e si muovono molto meno di quelli che escono autonomamente.

Una volta bambini che giocano facevano parte della strada, nel 1976 è stato raggiunto il “picco” di incidenti stradali con bimbi coinvolti, e da quel momento si è cominciato sempre di più a limitare la loro libertà di movimento, per la loro sicurezza. Quindi se oggi si dice che gli incidenti sono diminuiti perché è aumentata la sicurezza stradale, non è vero: abbiamo solamente preso i bambini “al guinzaglio”.

Il sovrappeso dei bambini è un crescente problema al quale, con vari programmi nelle scuole, si cerca di porre rimedio, ma a quell’età è già tardi. La misura più efficiente per evitare il sovrappeso nei bambini è il gioco all’aperto, già da piccoli. L’autore dell’articolo è pure scettico sul “Pedibus”: un adulto davanti, un adulto dietro vanno a passo di adulti a scuola - sempre a piedi, vero, ma non possono vivere la loro naturale curiosità, scoprire, fare esperienze autonome.

Conclusione dell’autore: i bambini oggi non hanno bisogno di più amore materno, e tantomeno di più accompagnamento, ma hanno bisogno di più spazio raggiungibile in modo autonomo.

Un chiaro segnale a chi ha il potere di decidere sulla pianificazione!
marcello
inserito il: 9.7.2010 3:59
La cantonale, o meglio la circonvallazione di Malvaglia è stata realizzata per varie ragioni, una fra le molte è stata quella di incrementare il valore aggiunto per l'alta valle.
Gina
inserito il: 8.7.2010 22:06
... e chi vuole invece andare dal paese di Malvaglia di là della cantonale, p.es. per passeggiare in campagna ... come, può solo attraversare per il sottopassaggio??? La cantonale non è un'autostrada, e non lo deve diventare.
Ma mi sa che sono, in questo forum, in forte minoranza. Ribadisco che a mio parere è il più forte a doversi adeguare e rispettare il diritto del più debole di esistere, andare un po' più lentamente in auto non nuoce a nessuno, anzi.
marcello
inserito il: 8.7.2010 0:35
Condivido la proposta fatta da Carlo, il trasporto pubblico deve seguire la vecchia strada che passa per il paese, vedi mio post del 21.01.2010
E aggiungo:
Sulle tratte dove la velocità consentita è di 80km/h sono da eliminare tutti i passaggi pedonali!
Chi vuole viaggiare a 50 o 30 km/h può sempre passare per il paese.
Carlo
inserito il: 3.7.2010 4:05
Una proposta:
perchè per il trasporto degli scolari non si usa la vecchia strada che attraversa il paese da Malvaglia Rongie fino a Brugaio? Così si sarebbe via dalla strada principale e più vicino alle abitazioni.
Gina
inserito il: 16.6.2010 18:25
Leggo ora nella cronaca che probabilmente il passaggio pedonale a Malvaglia, dove è stata investita la bambina in gennaio, verrà tolto e la fermata dell'autobus spostata di 200m, dove c'è il sottopassaggio.

Ribadisco che non sono del tutto d'accordo con questo modo di procedere: si sposta il pedone per "metterlo al sicuro", ma la conseguenza è che il pedone viene costretto a fare delle deviazioni e non può scegliere il percorso più breve. Per il pedone questo conta. Come per il ciclista, che spesso e volentieri viene mandato a fare giri incredibili per tenerlo lontano dalla strada (vedasi i percorsi delle piste ciclabili). È una discriminazione di chi predilige la mobilità lenta, e un arrendersi davanti al traffico motorizzato, troppo prepotente.

Secondo me sarebbe più corretto constringere l'automobilista ad adattare la velocità per così tutelare la sicurezza di tutti i partecipanti del traffico. La strada è di tutti!
mara
inserito il: 4.5.2010 16:26
Ciao
da informazioni scaturite nel corso del Consiglio comunale di Acquarossa di ieri sera, sembra che il passaggio di Marogno (Dongio) cui faceva riferimento credo più sotto Marcello, verrà eliminato poiché appunto induce "falsa sicurezza" e non è un vero passaggio pedonale.
Valerio
inserito il: 20.3.2010 18:54
Forse una piccola soluzione tecnica per risolvere la pericolosita' della fermata del bus in quel punto o altri similari e con una relativa piccola spesa mi permetto suggerirla.

Un semaforo che, per chi vuole attraversare la strada sulle righe pedonali , ti ferma il traffico. Schiacci il pulsante ed esce il rosso nel tempo necessario e dovuto considerata la velocità delle macchine in quel punto. Stesso impianto che, rilevando un eccesso di velocità ti fa accendere il semaforo rosso.

OVVIAMENTE il tutto correttamente segnalato sia a nord che a sud delle due corsie a distanza regolamentare secondo le norme della circolazione (dopo il ponte dell'Orino direzione sud ed alla curva a Brugaio direzione nord).

Inoltre lo stesso cartello indicatore del semaforo, munito di sensori, accende automaticamente il semaforo rosso quando un automezzo transita ad una velocità che raggiunge i limiti consentiti. Un 'ulteriore sensore posto a 50 metri dal passaggio pedonale puo' quindi sliberare il rosso se l'impulso non é stato dato dal pedone che vuole attraversare la strada.
Se invece il semaforo rosso é stato chiesto da un pedone, rimane acceso per il tempo dovuto per l'attraversamento della strada.

Il tutto, prima di essere esecutivo ed in funzione , con la dovuta informazione sugli organi ufficiali ed in rispetto della legge.

CHE MAGARI UN QUALCHE ADDETTO ALLA SICUREZZA lo contempla?

Lo posso benissimo e magari meglio chiarire di persona . Io ci sono.

Comunque....... non mi si dica che non é fattibile!.Già sperimentato di persona su alcune strade e trovo che serve allo scopo.

...nella speranza di non piu'..... "piangere" altre vittime
carla
inserito il: 1.3.2010 1:00
È vero che la sicurezza stradale non è essenzialmente "una questione di misure tecniche, restrizioni e sanzioni". È vero anche che il rischio zero non esiste. Ma è anche vero che qualcuno deve pur vigilare in modo resposabile sulle regole di utenza stradale e adottare misure efficaci di prevenzione. Certe soluzioni o trovate tecniche, come quelle segnalate da Marcello in un precedente intervento (gli spartitraffico con "false" strisce pedonali nella frazione e nella tirata di Motto), sono quantomai ambigue; creano incertezze o false sicurezza e un pericoloso concetto di "regole sfumate".
I supporti tecnici stradali devono essere efficaci, chiari e al servizio della sicurezza, soprattutto per proteggere gli utenti più fragili ed esposti al pericolo (bambini, anziani). In certi casi la resposabilità individuale non basta proprio!
Moderatrici
inserito il: 28.2.2010 22:53
Cari utenti,
l'articolo gentilmente segnalato da Giancarlo è apparso sull'edizione CdT di venerdì 26 febbraio, in prima pagina.
Considerati l'interesse e l'attualità della tematica, oltre che al contenuto dello scritto, ve lo proponiamo integralmente.
Buona lettura

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Incidenti e dintorni
SE OGNUNO SI SENTISSE RESPONSABILE

La sicurezza stradale è es­senzialmente una que­stione di misure tecni­che, restrizioni e sanzioni? Oppure il problema ha altri risvolti, dei quali si parla me­no, ma che dovrebbero pur essere affrontati? Seguendo il dibattito innescato dalla tragica serie di investimenti di pedoni delle ultime setti­mane colpisce la tendenza a porre la questione in termini tecnico-politici. Come se la responsabilità di questi epi­sodi, al di là delle specifiche dinamiche di ciascuno, fosse alla fine da attribuire alle «autorità» e agli «esperti», rei di non saper individuare e applicare «soluzioni» in gra­do di garantire la sicurezza per tutti. È indubbio che il problema abbia anche una dimensione tecnica. Che il posizionamen­to, l'illuminazione, l'arredo dei passaggi pedonali conti­no, in termini di sicurezza. Così come contano tutte quelle misure che aiutano a ridurre la pericolosità delle «zone grigie» della conviven­za fra utenti della strada. Ma è una mera illusione pensa­re che si possa risolvere il problema delegandolo a tec­nici e politici. Direi di più: è un'illusione ambigua e in­quietante. Che in alcuni na­sconde - per altro non più di tanto - il disegno di colpire ancora una volta il traffico privato e quindi la libertà in­dividuale nel nome di una società «più sicura» perché più imbrigliata in una gabbia di limiti e di divieti. E in al­tri - i più - una tendenza a scaricare su un altro piano la responsabilità individuale. La quale è e rimane uno dei cardini della questione. Poi­ché alla fine, esaminando ca­so per caso, si possono sì ri­levare concause e inadegua­tezze tecniche, ma si è sem­pre ricondotti a comporta­menti individuali. Essi sono il risultato delle circostanze, di errori puntuali, di impru­denze o dicolpevoli eccessi. Ma anche di atteggiamenti di fondo che fanno perdere la coscienza della realtà e il senso di responsabilità di ciascuno. Quando il pedone si lancia ri­soluto sulle strisce senza cu­rarsi dei veicoli che soprag­giungono, perché «lui ha il diritto di passare», dimostra poco senso della realtà e di responsabilità (innanzitutto verso sé stesso). Poiché il nocciolo del problema non è quello di affermare un diritto, ma di spostarsi preservando innanzitutto la sua incolumità. Analogamente l'automobilista che si distrae alla guida perché fa un uso pur consentito di certi mezzi (telefono in viva voce o navigatore) diventa un pericolo per gli altri e per sé non meno di colui che supera certi limiti di velocità. Per non parlare di quella diffusa forma di schizofrenia che trasforma il pedone al volante e l'automobilista a piedi in altrettanti dott. Jekill e Mr. Hyde.
Ma è così sorprendente in una società in cui la valutazione delle situazioni e dei rischi è sempre più predefinita da regole «tecniche» imposte dall'esterno? Una società nella quale il pericolo più paventato non è farsi o far male, ma incappare o meno nella sanzione? Da che mondo è mondo si sa che certe regole ci vogliono e che ci vogliono gli strumenti per farle rispettare, sanzioni comprese. Ma in un'epoca in cui tanta enfasi viene posta sulla «prevenzione», possibile che non ci si renda conto che quest'ultima ha tanto più possibilità di essere efficace quanto più si fonda su basi solide e profonde, più che su complicati aggiramenti a base di regole e restrizioni, che finiscono paradossalmente per colpire soprattutto chi prudente e responsabile già lo è? L'«istinto di autoconservazione», come si chiamava un tempo, non dovrebbe essere fra queste basi? Insieme alla coscienza dei limiti «fisici», prima che normativi (una prova pratica di sbandamento rende l'automobilista consapevole di come le cose gli possono sfuggire improvvisamente di mano, più di qualsiasi teoria)?
Quanto alla sicurezza assoluta - come ricordava Fabio Pontiggia lunedì scorso su queste colonne - non esiste. Ma avere sulle strade gente con un po' più di responsabile buon senso e un po' meno di fiducia nelle limitazioni e nelle soluzioni «tecniche» potrebbe migliorarla sensibilmente. E salvare qualche vita in più.
Giancarlo Dillena

Incidente mortale a Malvaglia
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