Blenio Café
LA SOLIDARIETÀ NON HA LIMITI?
mara
inserito il: 30.8.2011 0:30
Ciao Marino,
mi fa piacere leggerti nel BC!
No, non penso che "solidarietà" equivale a bestemmia, proprio no! Fosse così, sarebbe grave! Penso piuttosto che certe opinioni sono state fraintese. Può capitare. E mi spiace.

Io sono dell'idea che la ragione sta sempre un po' nel mezzo e che gli estremi, da ambo le parti, non sono positivi anzi possono essere pericolosi, e assai. Strumentalizzazioni - purtroppo - avvengono giornalmente sia da una parte che dall'altra. Ma stiamo davvero discutendo di una tematica molto delicata e sottile, che prende quasi sempre prima i sentimenti delle persone e solo dopo la ragione.

Oggi purtroppo, da una parte sta diventando "facile" appiccicare "ratti e topi" da tutte le parti, dall'altra sta diventando pure "facile" definire "razzista" una persona che si permette di essere critica su un certo modo di trattare certe questioni, certi problemi, che pur ci sono.
Personalmente non mi ritengo razzista (ci mancherebbe). Ho solo cercato di descrivere un momento della nostra società odierna nel quale, purtroppo, diventare tale è "facile"... ma proprio perché nella popolazione si percepisce dell'esasperazione di fronte a questi problemi. L'educazione dei nostri giovani può certo fare molto, ma anche la politica può contribuire o adoperarsi per fare in modo che la nostra popolazione non si esasperi...
Il mio non era né un attacco al PS, né - ci mancherebbe! - al Consigliere di Stato. Era un'opinione sul modo di intendere i concetti di solidarietà e di aiuto e assistenza. Ho saputo che la Consigliera di Stato Sadis ha pure parlato di solidarietà, ma l'ho saputo solo dopo il mio sfogo, e comunque - abitando felicemente in valle (e non mi sposterei!!!) - ho ascoltato con piacere il discorso commemorativo a Olivone.

Sempre aperta al piacere della discussione pacata e costruttiva, ti saluto con stima
ciao mara
Marino Truaisch
inserito il: 29.8.2011 3:29
La solidarietà è una bestemmia? Stando ad alcuni commenti espressi su Blenio Café sembrerebbe di sì. A dare lo spunto a questi commenti sarebbero stati i richiami al senso di solidarietà ed al sempre crescente multiculturalismo elvetico espressi dal Consigliere di Stato socialista Manuele Bertoli nella sua allocuzione del 1. agosto. Sembrerebbe che nel richiamare la cittadinanza a questi valori abbia proferito una bestemmia. "Questi socialisti vorrebbero spalancare le porte a tutti e tenerseli quà tutti", si sente dire da una certa area politica. Assurdità espresse in malafede. Ma visto che questi commenti critici vengono anche da area liberale, vorrei invitare costoro a leggersi il discorso del 1. agosto a Morcote della Consigliera di Stato Laura Sadis, a mio giudizio un bellissimo discorso nel quale i richiami alla solidarietà, al civile dibattito e alla tolleranza erano non meno incisivi e pressanti di quelli espressi dall'On. Bertoli. Sono forse da bacchettare entrambi per aver autorevolmente richiamato al senso di convivenza civile in un periodo triste dove predominano la caccia ai ratti e alle pecore nere?
Credo che questi appelli siano messaggi di civiltà che ogni partito politico dovrebbe divulgare; bisogna dire "no" a chi fa il contrario, "no" a coloro che per una scheda in più aizzano il popolo contro i diversi e le parti deboli della società. Oslo insegna: basta dare un qualsiasi supporto ideologico e il fanatico razzista si sente legittimato a dire tutto e poi, a farlo. Riflettete.
Davide Buzzi
inserito il: 19.8.2011 15:41
Cara Gina,
ti do ragione in pieno quasi su tutto, ma per quanto riguarda il tuo passaggio iniziale...

""Il razzismo trova il humus ideale in una certa propaganda - e mi spiace dirlo - di destra, che ritrae, p.es. il lavoratore frontaliero come ratto, l’immigrato come ladro ecc ecc, di esempi ce ne sono. Sono metodi per gettare fumo negli occhi delle persone già usati in passato, e che hanno, come tutti sappiamo, portato a un terribile genocidio. Sottovalutare le parole e le immagini che si usano per far politica (ma anche in generale) è pericoloso, lo ha detto stamattina molto bene Fabio Pusterla su rete 2 (“in altre parole”)"".

..., per come la vedo io, è un po' come cercare di risolvere la questione sul fatto che sia stato "creato" prima l'uovo o prima la gallina! Nel senso... ho conosciuto di persona tante situazioni particolari (e pensa, mi sono preso anche del bianco di M... e dello Svizzero di M...) eppure ho sempre dato il massimo rispetto a tutti e non penso proprio di essere una persona razzista, tutt'altro! Io penso che se ci fossero stati dei paletti precisi "...una certa propaganda di destra, che ritrae, p.es. il lavoratore frontaliero come ratto, l’immigrato come ladro ecc ecc." non sarebbe potuta esserci! Ora, sono d'accordo che con l'ignoranza si può fare poco e che chi dipinge queste immagini certamente non merita certo medaglie, anzi, però quelle immagini attecchiscono. Questo significa che comunque una parte di popolazione ha un disagio e quindi queste persone si attaccano a chi pensano possa risolvere il loro problema! La Signora Sommaruga sta facendo un ottimo lavoro e forse questo suo sforzo di mettere qualcuno di quei "paletti" servirà a fare in modo che quella certa destra non possa più strumentalizzare queste faccende! Ma finora, e mi spiace, non è stato così!

Un caro abbraccio e a presto...

D.
Gina
inserito il: 13.8.2011 5:01
Davide, stai dicendo sul serio che il razzismo con il quale oggi siamo confrontati trova “il suo humus ideale nella debolezza di una classe politica (soprattutto di sinistra) che non vuole mettere dei precisi paletti a certe situazioni che dire scomode è dire poco”… ???

Devo, chiaramente, affermare il mio totale disaccordo. Il razzismo trova il humus ideale in una certa propaganda - e mi spiace dirlo - di destra, che ritrae, p.es. il lavoratore frontaliero come ratto, l’immigrato come ladro ecc ecc, di esempi ce ne sono. Sono metodi per gettare fumo negli occhi delle persone già usati in passato, e che hanno, come tutti sappiamo, portato a un terribile genocidio. Sottovalutare le parole e le immagini che si usano per far politica (ma anche in generale) è pericoloso, lo ha detto stamattina molto bene Fabio Pusterla su rete 2 (“in altre parole”).

Da una parte ha sicuramente ragione Valerio dicendo che è meglio aiutare le persone nei loro paesi d’origine, certo. E ancora meglio di aiutare sarebbe di non prendere. Solo che quello che succede a livello mondiale è proprio il contrario: noi ci arricchiamo a spese dei paesi in via di sviluppo. La carestia al Corno d’Africa (ma provate a immaginarvi: ogni 5 secondi muore un bambino con meno di dieci anni!) era prevedibile e si poteva evitare. L’ONU ha chiesto nel 2010 ai paesi donatori 1.6 miliardi di dollari per andare incontro alla siccità e la carestia in Africa. Finora ha ricevuto solo la metà: i soldi sono andati per salvare le banche.

Noi lucriamo sulla pelle di questi popoli. Usiamo le loro materie prime e la loro manodopera che paghiamo a costo basso, e i loro terreni per produrre alimenti per noi, o, ancora peggio, biocombustibili, visto che il petrolio scarseggia. È un saccheggio in atto. Lo so, che non siamo né io né nessuno di voi direttamente responsabili, ma il sistema è fatto così. Il film “solutions locales pour un désordre globale” lo illustra molto bene, e lo posso solo consigliare vivamente.

Chi viene in Europa su un imbarcazione di fortuna come lo vediamo alla tv non lo fa certo perché pensa che qui i soldi crescono sugli alberi, ma perché è in ricerca di una prospettiva. O semplicemente perché non vuole morire di fame.
Valerio
inserito il: 10.8.2011 17:24
Argomento veramente interessante. Ma proprio come scrive Davide da certe parti ci sono degli interessi palesi a mantenere le cose così come sono.
Comunque che la Svizzera ed in particolare i ticinesi fanno molto per la SOLIDARIETA' questo è risaputo. Inoltre, e magari non tutti sanno perché non RECLAMIZZATI A SUFFICIENZA, ma ci sono certe organizzazioni FEDERALI che operano nel mondo intero ed a favore dei bisognosi. Organizzazioni molto valide, ne cito solo due:
la DEZA - www.deza.admin.ch/it/Pagina_iniziale
e la Swisscontact .- www.swisscontact.ch/ , che opera in nome e per conto ed in stretta collaborazione con la Confederazione con progetti mirati ed in tutto il mondo. Addirittura la Swisscontact accetta fondi, eredità da privati per sovvenzionare progetti. Sono, se del caso, a disposizione per mettervi in contatto, specialmente con la Swisscontact (fondazione poco conosciuta in Ticino) se qualcuno lo desiderasse.

L'aiuto, la solidarietà, DEVONO ESSERE FATTE IN LOCO, tutte queste persone che arrivano da noi, protette da certuni come detto da Davide, fanno solo spendere e sprecare soldi ed il risultato è totalmente negativo. Noi come SVIZZERA, dobbiamo intervenire, grazie alla nostra reputazione svizzera, immediatamente, rapidamente visto che siamo "piccoli", dove si manifestano crisi, conflitti, ecc... e MARCARE LA NOSTRA PRESENZA ED IL NOSTRO BUON NOME E la nostra NEUTRALITA'. Chi pensa di "tranquillizzare" la propria coscienza ospitando certe persone che arrivano abusivamente da certi Paesi, penso sia un grande egoista. Non intuisce che con i soldi che spendiamo ospitandoli da noi, al LORO PAESE noi ne potremmo AIUTARE esponenzialmente 1000 volte di più. E le persone rimangono nelle loro radici, cultura ed ambiente, e non creano "scompiglio" da noi. IMPORTANTE DA PARTE SVIZZERA quantificare e cifrare questi aiuti.

Purtroppo quindi il discorso Solidarietà stà nel CAMBIO DI STRATEGIA politica. Si deve intervenire presso i nostri politici a cercar di far capire loro la differenza tra l'ospitalità da noi e l'aiuto MULTIPLO in Loco. L'attuale politica dell'ospitalità è per tranquillizzare la coscienza e giustificarsi, per me totalmente sbagliata. Se una persona fugge dal suo Paese in guerra, con rispetto ovviamente, e si trova da noi ben accolta ed accettata ed aiutata,... non diventa criminale e non rispettosa della nostra gente e cultura. Parto da un presupposto che se un cane aveva un padrone che lo maltrattava, bastonava, ecc... e poi si ritrova un nuovo padrone che lo rispetta, gli dà acqua e cibo,... poverino penso che gli "lecchi" anche i piedi. Noi non vogliamo questo ma rispetto SI e SOLIDARIETA'.
Auguri
Valerio De Giovanetti
maru
inserito il: 10.8.2011 4:29
Cara cugi, grazie a Davide, ho avuto la possibilita di leggere il tuo scritto davanti al caminetto sui miei amati monti e devo dire che le tue parole mi hanno toccata, soprattutto quando citi il nostro caro nonno. Anch'io sono stata segnata dal suo pensiero "Socialista" dei tempi passati.
Condivido il tuo pensiero.
Io sono dell'idea che la cosa piu importante nel nostro piccolo è dare il buon esempio, ai nostri figli, ai nostri allievi, alle persone che accogliamo...
Noi siamo fatti cosi: onesti lavoratori, puntuali, precisi, altruisti. Siamo fatti così perchè dietro di noi c'è una lunga storia di sofferenze, lotte e voglia di migliorarsi con le proprie fatiche. Niente è stato scontato per i nostri avi e quindi è nostro diritto (e dovere?) difendere quello che abbiamo, oltre che a metterlo a disposizione di chi né ha bisogno... E in rispetto di chi ci ha preceduto, trovo sia giusto scegliere a chi dare il "bene" che oggi noi ticinesi e svizzeri abbiamo.
E per chi crede che qui da noi i soldi crescano sugli alberi consiglio di leggere "Il fondo del sacco" o "L'albero genealogico", libri che rendono bene l'idea da dove noi ticinesi veniamo....
Noi dobbiamo essere fieri di essere ticinesi e di essere svizzeri!
Buona notte
e speriamo domani ci sia il SOLE!!!
erika
inserito il: 8.8.2011 5:30
Una lode a Mara per il suo scritto e grazie a Davide per aver aperto questa sensibile e interessante conversazione.

Premetto che la mia esperienza nell'ambito del commercio equo-solidale e soprattutto l'esperienza "sul campo" da parte di due sorelle di mia madre, attive in Africa (Sudan e Uganda) per oltre 50 anni, mi trovano concorde con Mara nel dire che sarebbe molto più "sensato e corretto intervenire nel loro Paese", ma - aggiungo io - non tramite i loro Governi bensì con aiuti diretti e mirati specialmente quando si tratta di carestie e altre gravi calamità naturali o provocate dall'uomo.

Sempre riallacciandomi allo scritto di Mara, ritengo che la volontà di integrazione da parte di chi giunge da noi non è affatto scontata, anzi! Quando abitavo a Chiasso ho potuto constatare personalmente che la maggior parte non aveva intenzione di integrarsi, salvo qualche lodevole eccezione.

La Svizzera accoglie molta gente, anche "truffaldini recidivi..." (per citare ancora lo scritto di Mara). Umanamente non mi sento di "dare addosso" incondizionatamente a chi si rifugia da noi per vari motivi.
Tuttavia, con una punta di amarezza, mi viene in mente la mia ava paterna: cittadina svizzera nata e cresciuta in Ticino, si sposò nel 1906 con un cittadino italiano (bergamasco). Secondo le leggi di allora (in vigore fino agli anni 1950 ca., per cui la moglie assumeva la cittadinanza e l'attinenza del marito), fu privata della cittadinanza svizzera e le fu data quella italiana. Trovatasi in serie difficoltà, specialmente durante il periodo della prima guerra mondiale (allora non c'erano le scorte e le tessere annonarie), le autorità volevano "spedirla" in Italia unitamente ai figli nati in Ticino, perchè priva di mezzi e... straniera! (ho detto giusto: STRANIERA!). L'espulsione fu evitata grazie all'intervento tempestivo di una persona allora molto influente e ascoltata.
Nemmeno ai criminali si toglie la cittadinanza, ma allora la Svizzera la toglieva alle donne! Queste poterono riacquistarla (se sposate a uno straniero) o mantenerla in caso di matrimonio grazie all'opportuna e dovuta modifica della legge, avvenuta appunto verso gli anni '50 del secolo scorso.

Memore di questo episodio, tenuto conto dei cambiamenti avvenuti e senza polemizzare, mi chiedo: ma adesso dobbiamo aprire le porte proprio a tutti?
Concludo con questo pensiero: daccordo che non bisogna rivangare e attaccarsi troppo al passato, ma questo "aneddoto" riguardante la mia ava mi amareggia ancora oggi quando vedo che certi "truffaldini recidivi" o peggio non vengono presi per la collottola ed espulsi sui due piedi.
Qualcuno dirà che sono troppo cattiva, altri che sono troppo tenera.
Mi sono dilungata un poco, sperando di aver spiegato abbastanza bene i miei sentimenti e il mio punto di vista.
Grazie e saluti a tutti.
Erika
Davide Buzzi
inserito il: 7.8.2011 20:16
Mi permetto di inserire questa lettera aperta di Mara Zanetti, pubblicata sul CdT di sabato 6 agosto 2011. Il testo è così ben scritto, lucido e ponderato, che meritava di essere pubblicato almeno come OPINIONE, se non addirittura in uno spazio più importante. Mara ha centrato in pieno il nocciolo di una questione complicata e, per certi versi, perversa! Il razzismo mette le sue radici nelle paure della gente, soprattutto negli strati più deboli della popolazione, trovando il suo humus ideale nella debolezza di una classe politica (soprattutto di sinistra) che non vuole mettere dei precisi paletti a certe situazioni che dire scomode è dire poco. Dobbiamo essere riconoscenti alla sinistra, per tutto quello che il socialismo ha saputo creare per rendere migliore la vita dei lavoratori (in pratica di tutti noi). Il bene di tutti però è indicato anche da dei limiti che non devono essere oltrepassati, se questi non vengono fissati tutto quanto è stato fatto di buono va irrimediabilmente a farsi benedire...


- LA SOLIDARIETÀ NON HA LIMITI? - di Mara Zanetti Maestrani

Il Primo agosto come sempre è un mo­mento di riflessione per noi in Svizzera. Ero a Olivone e ha parlato il neoeletto consigliere di Stato Manuele Bertoli, che ha tutta la mia stima. Tuttavia, proprio il giorno dopo, alcuni eventi che mi han­no toccata da vicino mi hanno fatto ri­flettere.
Il consigliere di Stato Bertoli parlava del­l'importanza dei valori di solidarietà, di accoglienza e ricordava che da sempre la Svizzera è un Paese solidale e pronto all'aiuto al prossimo; ricordava il valore del multiculturalismo. È vero, mi dico, è bello dare. Ma credo che saper ricevere e apprezzare quello che si riceve, in un Paese che ti ospita, è altrettanto impor­tante. Se non altro per una questione di «equilibrio delle energie»… Ospitiamo persone bisognose, perseguitate dalle guerre. È giusto riceverle ed assisterle. Ma è giusto ricevere ed assistere tutti? Indistintamente? Anche i truffaldini re­cidivi e quelli che rubano? Quelli che de­linquono nella nostra società? Quelle persone che manifestatamente non ci ri­spettano?
Credo che un socialismo per essere an­cora sostenibile e credibile, nella nostra difficile società odierna, debba ricono­scere che la solidarietà possa pur avere, ad un certo punto, un limite (oserei di­re un limite sociale), e quel limite si chia­ma rispetto della «casa» che ci ospita. O, in altre parole, la solidarietà va in un cer­to senso pur meritata, e ricambiata. Sem­pre che si voglia rispettare il concetto di solidarietà, ossia (definizione Zingarel­li) «il sentimento di fratellanza e di vi­cendevole aiuto esistente tra i membri di una collettività». Vicendevole aiuto: ecco la ricerca dell'equilibrio. Impresa ardua certo, ma che secondo me va in­trapresa.
Il troppo assistenzialismo, e ne sono sem­pre più convinta, esaspera buona parte della nostra società confrontata con spe­se fisse e conti da pagare, magari impos­sibilità di impiego, creando soprattutto nelle giovani generazioni una forte for­ma di sfiducia e scollamento dalle auto­rità. Come meravigliarsi se tanta gioven­tù vota poi partiti di destra, senza per questo essere razzista o xenofoba? Trop­po assistenzialismo, inoltre, non invoglia chi riceve gli aiuti statali a darsi concre­tamente da fare per guadagnarsi la pro­pria vita e non incentiva l'autostima.
Mi sento di scrivere queste righe anche perché, nel nostro piccolo con la mia fa­miglia, da otto anni abbiamo fatto un'esperienza accogliendo - grazie al­l'associazione Kovive - una bambina (ora ragazza) proveniente dalla Francia, da una famiglia numerosa e disagiata d'ori­gine senegalese. Ogni estate passa tre settimane da noi. Le apriamo le porte di casa, i nostri cuori, le offriamo vestiti, al­tri oggetti, vive con noi e le mostriamo il nostro Paese. Abbiamo tuttavia spes­so la sensazione che ricevere (oggetti, esperienze, denaro) sia una cosa dovu­ta, meccanica, arida, fine a sé stessa. Par­liamo con lei, discutiamo spesso, cer­chiamo di farle capire. Ci illudiamo? Pas­sa il messaggio dell'equilibrio dare-rice­vere? Come vivrà concretamente - da donna, madre, lavoratrice - nella socie­tà occidentale, in Francia, questa ragaz­za ora quattordicenne proveniente da un'altra cultura (ma nata in Francia)? Quanto realmente e veramente loro stes­si desiderano integrarsi per davvero nel­la società ospitante? Quanto, invece, non sarebbe più corretto o sensato interve­nire con aiuti di varie forme nei loro Pae­si d'origine?
Discorso difficile, tante domande aper­te, magari senza una risposta. Anche per­ché, ovviamente, Paesi come la Svizzera che offrono tanto a chi per vari motivi scappa dal suo Paese, è e rimane molto (troppo?) attrattivo. Noi facciamo un pic­colo passo, persistiamo, ci crediamo. Ma percepiamo forti anche i limiti di un'azio­ne sociale che non può essere spinta al­l'eccesso e che dovrebbe pur avere, ad un certo punto, un limite che porti a re­sponsabilizzare le persone che vengono a vivere da noi.
Mio nonno era socialista, e sempre lo ringrazio per esserci stato, nella nostra famiglia. Operaio semplice e laborioso, difendeva i diritti degli operai semplici come lui. Per la pagnotta. L'ho molto am­mirato. Io non mi profilo per nessun par­tito, non mi riconosco né nell'uno né nell'altro, piuttosto a volte ritrovo buo­ne idee alternativamente nell'uno e nel­l'altro o nell'altro partito ancora. Credo nell'essere responsabile delle proprie azioni. Credo nel fatto che anche noi pos­siamo fare qualcosa per la comunità, per lo Stato e non solo dobbiamo aspettare che lo Stato faccia per noi, o peggio an­cora sempre pretendere.
Non nego che l'impronta di mio nonno è presente in me e che mi sento vicina diciamo così alle minoranze o a chi è meno fortunato di noi. Vivesse però an­cora oggi, mio nonno, sinceramente non credo voterebbe socialista. Troppe cose, ovviamente, sono cambiate. Forse però i concetti di solidarietà e di accoglienza un tempo erano più cristallini, più veri. Oggi meriterebbero secondo me mag­gior rispetto, proprio per il grande valo­re che racchiudono.
LA SOLIDARIETÀ NON HA LIMITI?

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