Blenio Café
ENERGIE RINNOVABILI IN VALLE DI BLENIO
Moderatrici
inserito il: 24.10.2012 17:59
Pannelli solari, impianti per l'energia eolica (vedi Cronaca), Centrali a biomassa, Centrali fotovoltaiche (vedi Scuole di Comprovasco-Acquarossa: www.acquarossa.ch/index.php?option=com_content&... ) e ancora l'impianto eolico, e che funziona bene, realizzato alla Capanna alpina di Gorda.

Credete nell'utilizzo delle Energie rinnovabili? Progetti validi? Vantaggi? Svantaggi?

E' riaperta la discussione, attuale più che mai!

Buona giornata di SOLE!

Le Moderatrici
Vilmos
inserito il: 24.10.2012 21:49
Le energie rinnovabili sono proprio quel tipo di cose a cui si addice perfettamente il motto "think global, act local": pensa globale e agisci locale. Qualcuno un giorno ha detto che "non serve una centrale da un megawatt, ma un milione di cittadini che producano un watt a testa!"
Volente o nolente, le energie rinnovabili sono il futuro. Val la pena che tutti, nel proprio piccolo, ci facciano un pensierino.
Poi chiaro, ognuno ha la propria sensibilità...
Un plauso alla politica che ha il coraggio di prendere certe decisioni (rischiose, certo, ma lungimiranti), alla politica che promuove e che dà il buon esempio.
erika
inserito il: 25.10.2012 2:12
Il piccolo impianto eolico alla capanna di Gorda (credo sia l'unico in Valle di Blenio), in aggiunta al pannello solare pre-esistente, ha permesso di abolire totalmente l'uso del generatore, anche in inverno, e di conseguenza non c'è più inquinamento fonico e da carburante.
Il palo eolico è però di dimensioni ridotte e si nota poco.
Certo che un parco eolico di grandi dimensioni ha ben altro impatto "visivo" sull'ambiente alpino. Da qui nasce la mia perplessità...

Da profana in materia, accetto volentieri che si facciano approfonditi studi e ricerche sulle energie rinnovabili anche nella nostra Valle, ma cerco nel contempo di contribuire a ridurre lo spreco adottando i piccoli ed efficienti accorgimenti che ognuno di noi ormai conosce. Se ciascuno li applicasse quotidianamente e sistematicamente, la diminuzione del consumo sarebbe notevole.

Saluti a tutti.
Erika
Gina
inserito il: 31.10.2012 20:46
Sante parole Erika, ridurre lo spreco - e anche tornare ad essere un po' più modesti con il nostro stile di vita. Se pensiamo che negli anni '50 la società dei 2000W era una realtà! Non bisogna tornare all'età della pietra. Oggi, in più, abbiamo il vantaggio che le tecnologie sono molto avanzate, e quindi, con meno energia possiamo avere più confort. Ma non possiamo andare avanti seguendo il leitmotiv "di più, più grande, più potente" perchè di questo passo anulliamo gli sforzi fatti per risparmiare.
E sono molto d'accordo di ricercare le possibilità per sfruttare le energie rinnovabili, certo, ma anche lì: bisogna andare con misura e valutare bene. Il paesaggio, la natura e la fauna meritano il nostro pieno rispetto, non possiamo farne a meno! Molti progetti vengono proclamati come alternativa al nucleare perchè rinnovabili, ma in realtà servono solo alla speculazione energetica.
mara
inserito il: 1.11.2012 0:29
... forse... pensando al prossimo Natale... grandi Città, comuni ma anche i singoli cittadini dovrebbero "ripensare" all'illuminazione natalizia, che di anno in anno diventa ora quasi eccessiva... o almeno non iniziare troppo presto: 10 giorni prima bastano e avanzano....
Gina
inserito il: 1.11.2012 3:24
È vero Mara. Le illuminazioni natalizie sono sicuramente diventate più "efficienti" energeticamente, con lampadine LED etc - ma se ne usa in modo sporporzionale di più, più grandi, più a lungo e dappertutto, che per finire non c'è risparmio energetico, anzi!
mara
inserito il: 1.11.2012 4:30
... è una catena infinita: è vero, la tecnologia ci permette di risparmiare molte energie in tanti settori, ma guardando al complesso il consumo comunque sempre aumenta...

Cito da una lettura che mi occupa attualmente, intrigante, interessante, che fa riflettere e poi boh... meglio non pensarci troppo e nel nostro piccolo fare quel che si può...

Ecco i passaggi "intriganti":

"E' certamente corretto affermare che le tecnologie informatiche e, più in generale, le cosiddette nuove tecnologie sono capaci di produrre reddito con un minore impiego di risorse naturali. Tuttavia, mentre i consumi di numerose risorse PER UNITA' DI PRODOTTO sono effettivamente diminuiti nei Paesi più avanzati, i consumi ASSOLUTI di risorse continuano ad aumentare".

-> qui si può anche pensare alle lampadine al LED e a tutte quelle di ultima generazione che costano un occhio della testa ma bon... :-) non sono contro il progresso neh... :-)
Ma andiamo avanti, più oltre il testo recita:

"Esempio: le automobili. Le auto oggi consumano - a parità di prestazioni - circa il 30% in meno di quelle di 20 anni fa. Questo significa forse che i consumi di carburante - e quindi l'impatto sugli ecosistemi - si siano ridotti nel medesimo arco di tempo? Naturalmente non è così. I consumi di carburante sono aumentati. E perché? Essenzialmente perchè noi oggi utilizzamo l'auto di più di quanto non l'utilizzassimo in passato, possediamo due o più auto per famiglia ed inoltre le auto sono diventate più grandi e potenti".

Detto in poche parole, il progresso tecnologico da un lato rende l'utilizzo delle risorse più efficiente, ma dall'altro ne stimola un maggiore utilizzo e consumo. L'esempio dell'auto si applica a tutti i prodotti immaginabili. Anche il tempo. Ammesso che la nozione di "tempo" possa essere "ingabbiata" in quella di "prodotto". Disponiamo oggi di un sacco di cose che dovrebbero farci risparmiare tempo, ma siamo sempre in... deficit di tempo!

Insomma è il grande paradosso del progresso tecnologico, alla luce del quale, secondo me, la sola espressione di "sviluppo sostenibile" (oggi la si usa come le scarpe...) diventa un vero quiz... O piuttosto un'illusione?

Ma intanto, nonostante ciò, continuo a crederci. Allo sviluppo sostenibile. :-)

Buona serata e buon 1 novembre.
natascha
inserito il: 2.11.2012 19:21
Questa mattina sono andata a fare un giro nei boschi attorno alla casa. Ho visto cosi tanta legna a terra. Legna che una volta si raccoglieva e si usava per cucinare, riscaldarsi, fare due chiachiere attorno al camino mentre che cuoceva la cena. Oggi siamo troppo preziosi che per raccogliere ciò che viene depositato attorno a noi da Madre Natura? Si preferisce investire millioni in impianti vari. Da noi in Valle il legno è una richezza ma la cosa povera è di lasciarlo marcire nei boschi e paradosso, comperare magari steli di legname per il cammino che si accenderà la notte di Natale, magari. Una volta si gestiva in modo naturale la natura che ci circonda, ora questa cultura va persa. Le bestie pascolavano nei boschi e prati, il legname era raccolto, i sentieri percorribili e curati.......... Energia rinnovabili? Commincia tutto dal rispetto di ciò che abbiamo a disposizione e alla volontà di gestirelo al meglio. Buona giornata soleggiata a tutti.
richi
inserito il: 1.12.2012 5:20
Complimenti al progetto Biomassa, speriamo vada avanti senza intoppi e che lo si possa inaugurare nel 2014!
mara
inserito il: 19.5.2014 23:24
Come scritto nel mio post delle 23 e qualche min nella conversazione "Parc Adula", lascio con piacere e interesse questo mio pensiero in condivisione e discussione nel forum.
(NOTA: l'ho redatto nella primavera del 2013, e da allora non l'ho né aggiornato, né ritoccato)!


ENERGIE RINNOVABILI, QUALI SVILUPPI POSSIBILI NEI COMUNI DI MONTAGNA?

Il dilemma è sempre quello e anzi, dal 2011 con la rinuncia al nucleare della Confederazione, si è forse acuito: in un territorio dalla superficie piccola, come lo è la Svizzera e capillarmente “tappezzato” da leggi e vincoli (verrebbe da dire “iper-protetto”) a tutela del paesaggio, dell’ambiente e di tanto altro ancora, quali sono – per l’ente pubblico (prendiamo un Comune di montagna, zona periferica) - gli effettivi margini d’azione nell’ambito delle energie rinnovabili?
Di incentivi cantonali e federali - in questo settore destinato comunque a crescere dato che l’energia da qualche parte la dovremmo pur produrre – ce ne sono parecchi e anche assai allettanti. Dal 1 gennaio 2009, in tutta la Svizzera è in vigore la Rimunerazione a copertura dei costi (RIC) per tutta l’elettricità prodotta da energie rinnovabili e immessa in rete.

A livello ticinese, in futuro (oltre il 2014) potrebbero essere messi a disposizione dei fondi di incentivazione a livello cantonale destinati alla produzione di elettricità da fonti rinnovabili se il Gran Consiglio, nei prossimi mesi, approverà il messaggio relativo alla modifica della Legge cantonale sull’energia e della Legge istituente l’Azienda Elettrica ticinese. Questi strumenti definirebbero dell’entità del prelievo sulla produzione e sui consumi di energia elettrica da destinare al finanziamento del fondo cantonale per favorire la realizzazione di nuovi impianti di energia rinnovabile ai sensi della Legge federale sull’energia (Lene). Non sono quindi gli incentivi a mancare.

L’impressione è tuttavia quella di trovarsi ad operare in un territorio – e ci riferiamo qui alle zone periferiche di montagna – spesso e volentieri coperto da vincoli federali e cantonali a tutela del paesaggio che, di fatto, bloccano sul nascere queste iniziative. A Frasco non c’è stato nulla da fare per un mini impianto idroelettrico. Anche i giudici di Losanna hanno risposto picche. Nel Comune di Blenio recentemente l’idea avanzata dalla Lista Civica di un progetto per lo sfruttamento idrico del riale che da Pü scende a Camperio (idea esaminata da una Commissione speciale del locale Legislativo), si è praticamente subito arenata dato che il comparto, alle pendici del Lucomagno, è zona palustre d’importanza nazionale (oggetto 189 dell’Inventario federale) e il progetto interferiva con la Legge federale sulla protezione delle acque. L’impianto avrebbe garantito un’entrata attorno ai 300 mila franchi annui (stimati) al Comune. Comune aggregatosi 7 anni (Olivone, Aquila, Torre, Campo Blenio e Ghirone) e che finanziariamente ora sta bene, ma che – come molti dei Comuni di montagna – nei prossimi anni sarà presumibilmente di nuovo sul “filo del rasoio”.

Quali sono allora, le reali opportunità di sviluppo date a queste regioni periferiche che devono districarsi tra leggi e vincoli… e dove trovare uno spazietto per edificare qualcosa (comunque rispettoso dell’ambiente), sembra diventare un’ardua impresa? Dove sono i concreti margini d’azione del Comune?
Il paradosso infatti è evidente: da una parte, con il concorso anche delle associazioni ambientaliste, la Svizzera uscirà dal nucleare. Dall’altra un elevato grado di protezione di paesaggio e natura (con l’intervento, tra gli altri, delle medesime associazioni ambientaliste) lascia spesso i comuni di montagna con le mani legate nel loro territorio. E nella loro facoltà e autonomia d’azione.

Intravedendo questo divario – come ci ha confermato Mirco Moser, Capo dell’Ufficio cantonale dell'aria, del clima e delle energie rinnovabili - la Confederazione intende “avvicinare” le due posizioni nell’ambito della Strategia energetica 2050, che dovrà essere tradotta in legge. L’iter è ancora lungo e non porterà a frutti prima del 2015, ma l’intenzione federale, dopo la consultazione dei Cantoni terminata nel gennaio scorso, è quella di permettere la realizzazione di impianti anche in zone soggette a vincoli di protezione, laddove lo giustifichi un interesse nazionale (nuovo articolo 14 Lene).
E addirittura – se il progetto appare particolarmente opportuno – anche in altri casi di minore importanza (nuovo articolo 15 della Lene). Il progetto di Blenio, ad esempio, potrebbe essere almeno riesaminato. Così come altri sul territorio cantonale.

Al di là di leggi e vincoli scritti nero su bianco, occorre forse lasciare ancora un po’ di spazio al buon senso e alla corretta ponderazione, conferendo alle regioni periferiche e di montagna quegli strumenti che permettano loro - e senza troppe estenuanti e costose lungaggini - di trarre giusto beneficio dal loro territorio raggiungendo se non la totale, ma almeno una parziale autonomia finanziaria. Autonomia (termine diverso da “assistenza”) originata dalle fonti direttamente reperibili sul posto. A meno che la politica cantonale (e i comuni finanziariamente più ricchi) continuino – e siano disposti a continuare (assistenza) - ad erogare i loro aiuti alle regioni periferiche di montagna nell’ambito della perequazione finanziaria (contributi di localizzazione geografica e di livellamento).
Lasciando per un attimo il campo delle energie rinnovabili, una riflessione si impone anche a riguardo di altri importanti progetti che interessano la valle. Ossia: il nuovo Centro Nordico di Campra e il progetto di Parc Adula. Nel contesto legislativo attuale, il valido progetto di Campra – che è inserito in un territorio sensibile dal punto di vista naturalistico - ci impiega anni (se ne parla da una decina d’anni?) ad essere concretizzato.

In questa realtà, che chi vive ed opera in valle tocca con mano ogni giorno, ben difficilmente un altro progetto che potrebbe essere molto valido, vedi Parc Adula, potrà raccogliere tra la popolazione tanto entusiasmo quanto è effettivamente necessario per superare i timori di ulteriori vincoli territoriali e quindi per vedere e percepire i vantaggi a più ampio respiro che il Parco stesso potrebbe avere per la regione intera.
ENERGIE RINNOVABILI IN VALLE DI BLENIO
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