Blenio Café
FUSIONARE ANCHE LE SOCIETA' ALPINISTICHE?
Moderatrici
inserito il: 30.6.2008 16:58
Cari saluti a tutti gli utenti,

oggi diamo il Benvenuto ad una nuova pagina pubblicitaria allestita nel nostro sito, e per la prima volta si tratta di una capanna bleniese, quella di Piandios:

capannapiandios.vallediblenio.ch

Una capanna un po' "particolare", poiché non è di proprietà di una Società alpinistica (non è affiliata alla FAT o al CAS), bensì di uno Sci Club: lo SC Crap di Ponto Valentino.
Interessante sarebbe sapere come si gestisce da anni questa struttura e come funziona...

Auguri alla capanna, al gerente e ai proprietari!

Cordialmente,
Le Moderatrici
Alan
inserito il: 24.2.2008 23:41
Ciao a tutti! Il fatto di fusionare le diverse società alpinistiche può sembrare facile a parole ma di difficile realizzazione. I commenti che ho letto da parte degli altri "bloggers" hanno centrato il punto, finchè ci sono le persone che si mettono a disposizone per entrare nei comitati dedicando il proprio tempo alla società, le cose possono andare bene, bisogna però ammettere che questi comitati devono essere sempre più professionalizzati e devono gestire la società in un'ottica imprenditoriale. Questo vale innanzitutto per i nuovi investimenti o per gli investimenti che vengono fatti per ampliare le capanne esistenti. I rapporti con le autorità si fanno sempre più difficili, con la nuova politica regionale sarà sempre più difficile ottenere sussidi o prestiti a tassi agevolati e si dovrà far capo sempre di più al contributo dei privati.
erika
inserito il: 23.2.2008 4:05
Anch'io, come Egidio, per il momento dico no alla fusione tra società alpinistiche. Se si fa il passo secondo la gamba, se si riesce a fare la corrente manutenzione delle capanne senza trasformarle in alberghi, fin che si trovano le persone volonterose che entrano nei comitati e anche qualche volontario che dà una mano in determinati lavori, la singola società si regge da sè. Poi - in futuro - si vedrà. Se proprio non funziona, bisognerà per forza trovare altre strade (e non sarà semplice).
Cordiali saluti a tutti, buon lavoro e... buona fortuna a tutti coloro che si occupano di società alpinistiche! Sappiano comunque che il loro lavoro è apprezzato.
mara
inserito il: 19.2.2008 22:52
Ciao Egidio
rispondo solo ora al tuo contributo poiché, personalmente, non mi è facile pronunciarmi su questo argomento, apparentemente semplice, ma invece a volte complesso.

Fortunatamente, come dici tu, le nostre società alpinistiche vallerane non vivono i gravi problemi che attualmente si trova a vivere l’UTOE di Biasca. La cui situazione, del resto, conosco solo in maniera marginale.
Al di là delle possibili fusioni o meno, penso che, a livello delle nostre “piccole” società (tra i 100 e i 600 soci) fintanto che le stesse fanno il passo secondo la loro gamba, di grossi problemi non dovrebbero essercene. Intendo: spendere quanto la singola società può effettivamente spendere, coltivare i propri soci (paganti) facendo in modo che il loro numero (già esiguo...) non scenda, tutt’al più salga, proporre attività interessanti e salutari per chi vuole avvicinarsi alla montagna e per i giovani. I problemi iniziano quando, anche magari perché all’interno dei comitati viene a mancare la giusta coesione e/o la giusta convinzione oppure perché sono sottoposti - i comitati - a “pressioni” esterne, si vuole o si cerca di fare il passo più lungo della gamba. Allora, finanziariamente parlando, si fanno o rifanno capanne bellissime e magari piccoli alberghi, con tutte le comodità. Le capanne, quelle, restano. I debiti da pagare pure. Le persone sono effimere, cambiano. La società deve continuare a vivere durante gli anni, proponendo le sue attività per i soci (scopo per il quale le società sono nate) e gestendo le altre capanne di sua proprietà, anche una volta che i soldi sono stati spesi. Se, grazie all’investimento effettuato, i soldi ritornano e bene, ok. Se ritornano a stento, iniziano i problemi. Quello che è capitato agli amici di Biasca, potrebbe capitare ad ogni altra società; operare nei comitati non è sempre facile e a volte “fissare i paletti” diventa un gioco d’acrobazia diplomatica…, il limite tra il poter effettivamente fare (investimento sostenibile) e il voler fare si fa sottile… oltrepassarlo è un attimo. Se le risorse finanziarie sono limitate (e magari aiuti da terzi promessi non arrivano… e non si trova neanche più “al soci palancaio” di turno…), la frittata è fatta. Per chi poi si trova a dover prendere le redini di una società in dissesto (finanziario e sociale), la situazione non è assolutamente facile…
Auguro agli amici e conoscenti dell’UTOE di Biasca, che hanno la loro assemblea sociale domani, di trovare la via per risalire la china…

egidio
inserito il: 13.2.2008 4:29
Ciao Mara
anch'io ho letto sul Giornale del Popolo delle difficoltà anche finanziarie della società di Biasca la quale è chiamata a gestire ben due capanne. Non mi pare che in Valle di Blenio sia già stata lanciata una voce d'allarme del genere, perciò almeno per il momento mi dichiaro contrario ad una fusione.
Saluti e buona giornata a tutti.
marcello
inserito il: 11.2.2008 13:47
Ciao Richi,
beninteso, la mia proposta è l'ultima ratio, fino a quando le società riusciranno a trovare le persone disposte ad adempiere questo compito, le cose meglio lasciarle come sono...
Le tasse di soggiorno, che da pochi anni, anche le società alpinistiche con i loro rifugi, sono chiamate a versare, a dire il vero non pesano più di quel tanto...(spero di non sbagliarmi, qualcuno mi potrà correggere).
Va però detto che attraverso la legge sul turismo, in caso di costruzioni ex-novo e riattazioni di rifugi, è possibile ricevere fino al 10% di sussidio a fondo perso.

Buona settimana a tutti
Richi
inserito il: 9.2.2008 16:49
Ciao Marcello,
l'idea della gestione "a terzi" delle capanne potrebbe essere mica male, o comunque vale magari la pena (viste anche le difficoltà a volte riscontrate nella ricerca di buoni guardiani) di farci su un pensierino. Se mi ricordo bene, in alcune capanne della Svizzera interna, questo avviene già. La capanna rimane comunque di proprietà della Società alpinistica.

Da definire e delineare tutte le condizioni di gestione, compreso affitto, chi fa cosa, ecc ecc...
Secondo me, bisognerebbe poi anche rivedere (o vedere effettivamente dove vanno i soldi) le famose "tasse di soggiorno" e le quota-parte che per ogni pernottamento in capanna, la società è tenuta a versare al relativo Ente turistico. Se queste vanno a favore della manutenzione dei sentieri e anche ad aiuti in caso di ristrutturazioni nelle capanne, nulla da dire!
Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano in proposito i diretti interessati degli enti turistici!
Buona giornata!
marcello
inserito il: 8.2.2008 12:43
La notizia di cronaca riguardante l'UTOE di Biasca è un campanello d'allarme che sta suonando da diverso tempo all'interno dei vari sodalizi. La disaffezione di molti giovani nei confronti delle società locali è purtroppo una triste realtà.
La fusione di società è quindi da vedere come un'esigenza.
Un discorso a parte va fatto per le società alpinistiche, e le loro capanne.
Per lunghi anni trascurate dagli enti preposti alla promozione turistica, oggi costituiscono una realtà economica importante.

I volontari che dirigono queste società sono chiamati a dei grossi impegni, far fronte alle problematiche dei rifugi, oggi divenuti quasi degli alberghi, a oltre 2000 m non è uno scherzo. Il tutto senza essere retribuiti.

Se la tendenza in atto non cambia, si dovranno trovare delle soluzioni.
Una delle quali potrebbe consistere nel dare in gestione questi immobili agli enti turistici locali, dove nel loro interno operano dei professionisti sia nel campo amministrativo che sul terreno.


mara
inserito il: 7.2.2008 21:31
Salve a tutti gli utenti,
la cronaca odierna ci offre un altro spunto di discussione: a pagina 12 del "Giornale del Popolo", in un'intervista realizzata da Sabrina Melchionda, il presidente della FAT (Federazione alpinistica ticinese) Giorgio Matasci ipotizza - sull'onda delle difficoltà (finaziarie e di riformare un comitato) nelle quali si ritrova ora l'UTOE di Biasca (vedi GdP 5 febbraio 2008) - la possibilità che pure le società alpinistiche (ce ne sono 16 affiliate alla FAT) fusionino tra di loro.
Nelle sue risposte, Matasci cita anche le 3 sezioni bleniesi (SAT Lucomagno di Olivone, Nido d'Aquila e SABB Malvaglia), che "potrebbero unire le forze".

Fusionare, dopo i comuni, anche loro???
Mah... difficile a dirsi... Così... di primo acchito non penso che sia così evidente: società, soci, comitati sono effettivamente e realmente molto legati ed attaccati ognuno al proprio territorio, alle "proprie" montagne e soprattutto alle proprie capanne.

Ma voi cosa ne pensate???


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