Interview mit Giovanni Canepa
ex segretario comunale di Olivone (ora Blenio)




L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE, UNA PASSIONE

Per 32 anni è stato segretario comunale a Olivone

Teoricamente, ma anche e soprattutto praticamente, dallo scorso mese di luglio dovrebbe essere in meritata pensione. Ma, in effetti, lo si incontra ancora sovente in una qualche sala della “Cà Cumünal” di Olivone, più spesso in cancelleria. Potrebbe percorrere ad occhi chiusi la strada che da casa sua lo porta alla “Cà Cumünal”; tante volte l’ha infatti percorsa presto la mattina e tardi la sera in bicicletta, in auto o a piedi. Anche se non lo si vedeva, si sapeva che “al Canapin l’è ammò in cumün”: le luci della cancelleria erano infatti molto spesso accese ben oltre le 17.30…

Giovanni Canepa – perché è di lui che stiamo parlando – classe 1944, è stato segretario comunale di Olivone per ben 32 anni, di cui 7 anni anche per il comune di Ghirone. A Olivone iniziò nel 1973 quando, giovane 28enne, subentrò a Angelo Chiapuzzi, pure per oltre 30 anni segretario. D’estrazione contadina, in giovane età e per parecchi anni supplì di tanto in tanto il postino del paese. Poi dal 1966 fu chiamato quale segretario dell’allora “Consorzio raggruppamento terreni”. Stimato e stimolato da conoscenti ed amici proprio per le sue capacità, si iscrisse al Corso cantonale di segretario comunale, che concluse con successo nel 1968. Quell’anno fu eletto in Municipio dove rimase fino alla sua nomina a segretario comunale.

Molto interessato ed attaccato alle vicende (anche e soprattutto storiche) del suo paese, dotato di quell’intelligente curiosità e passione per il Sapere, amante della lettura e di indole tranquilla, Giovanni grazie alla sua lunga esperienza e alle sue conoscenze, in special modo in ambito legislativo, è diventato per tanti un vero punto di riferimento per informazioni riguardanti il “funzionamento del Comune”.
Lo abbiamo incontrato, e non poteva essere altrimenti, in una sala della “Cà Cumünal”, quella della giudicatura. Lui, in effetti, riveste ancora la carica di Giudice di pace.

Riassumere 30 e più anni di segretariato comunale non è facile. Troppi gli eventi, gli aneddoti e le decisioni importanti che sono successe. Parecchi sono stati i tasselli fondamentali per la gestione del comune che hanno visto la luce sotto le sue mani: a cominciare dall’allestimento del primo Piano Regolatore comunale, dal passaggio dalla macchina da scrivere alle nuove tecnologie informatiche e, solo per citarne alcuni, dal laborioso inventario dei rustici. Detto così, può voler dire poco, ma dietro ad ogni singolo tassello ci sono ore e ore, giornate di lavoro nonché un notevole sforzo verso un importante cambiamento di mentalità della popolazione.

La domanda che ci sorge ovviamente più spontanea è “Come è cambiata la gestione del comune e dei suoi quasi 900 abitanti in questi 30 anni?
Di per sé – ci risponde con la consueta disponibilità e cordialità Giovanni – a livello di istituzione comunale, le funzioni del segretario non sono cambiate molto, ma è cambiato il modo di svolgerle. Ciò anche a seguito dell’avvento delle nuove tecnologie. All’inizio facevo tutto a mano, dalle lettere (prima rigorosamente in brutta copia!) ai conti consuntivi e preventivi, dai verbali alle iscrizioni nei cataloghi civici. I conti venivano trascritti sulle matrici che venivano poi fatte passare nella mitica “Ciclolstyle”… Sì, in effetti tanto tempo veniva dedicato a queste procedure, ma forse non c’era tutta la burocrazia di adesso, tutte le nuove leggi e ordinanze da conoscere e da far applicare”.
Anche il rapporto con la popolazione è un po’ cambiato – osserva – Un tempo il comune era più vicino alla vita di una persona: se ne registrava la nascita, gli eventi importanti della vita e la morte. Tutto era centralizzato in comune: l’Ufficio di Stato civile, l’Ufficio del lavoro, l’Agenzia AVS, la Delegazione tutoria”.

La persona che veniva in cancelleria trovava subito le risposte ai suoi bisogni. In questo senso, i contatti erano più intensi. Ricordo quell’anno che, essendo anche soccorritore, fui chiamato a soccorrere con l’ambulanza una persona, purtroppo deceduta poco dopo. In quel frangente il prete non c’era e mi trovai quindi pure ad assumerne io parzialmente le veci, suonando anche l’agonia… Oppure ricordo quando il comune faceva ancora il controllo delle vaccinazioni. Quest’ultime si dispensavano in casa comunale e a volte aiutavo il medico a registrare i vaccinati”.
Per inciso, in quegli anni a Olivone c’erano ben 5 Sezioni di Scuola elementare e 3 di Scuola Maggiore, cui facevano capo anche i comuni consorziati di Campo Blenio e Ghirone.

All’inizio della sua attività (era il 2 gennaio 1973), Giovanni si accorse subito che… “una cosa era la teoria del corso cantonale e un’altra era la pratica in cancelleria”… Volendo così conoscere in profondità la materia comunale con cui avrebbe avuto a che fare, decise di riservare una sera per ogni armadio della cancelleria: aprirlo e richiuderlo solo dopo che ne avrebbe saputo l’esatto contenuto. Se è vero che una squadra di hockey gioca tanto meglio quanto più può contare su di un buon portiere, ciò è vero anche per la compagine municipale e il suo segretario. “In genere – dice il segretario – un Municipio lavora bene se l’amministrazione è attiva e propositiva. In tutti questi anni posso dire di aver sempre avuto un buon rapporto con i municipali e con i sindaci” (cinque sono stati quelli con cui ha lavorato, nell’ordine: Giampietro Bruni, Aurelio Aspari, Luca Bruni, Marcello Monighetti e Marino Marini). “Ci sono stati anche momenti difficili, anni impegnativi, come quelli dedicati all’allestimento del Piano Regolatore e quindi alle varie normative da applicare ai singoli fondi. Queste regole non erano sempre evidenti da accettare per i proprietari. Basti pensare che prima ancora del Raggruppamento dei terreni, a Olivone c’erano qualcosa come 12'500 fondi sui quali ogni proprietario poteva anche costruirvi qualcosa”.
Ricordo in quegli anni di aver scritto, per delle vertenze su alcuni fondi, addirittura tre ricorsi al Tribunale federale, vinti poi dal comune. Ed è pure impressa nella mia memoria la seduta straordinaria del Consiglio comunale (erano i giorni 1, 2, 3 e 4 dicembre del 1975, ndr.) dedicata all’approvazione del primo Piano Regolatore, una seduta durata ben tre serate. Redigevo i verbali dapprima mano e poi a macchina e questi venivano letti all’inizio della prossima seduta. Ebbene, quella sera lessi per un’ora intera! Erano 22 pagine. Nessuno obiettò nulla sul verbale…!!!”.

Poi, col passare degli anni, sono subentrate sempre nuove leggi (ad esempio sulla protezione della natura, delle acque, leggi sulla pianificazione del territorio, legge sul turismo, ecc) e nuove disposizioni e misure da far adottare dalla comunità. “Un altro grande tema che ha suscitato animate e lunghe discussioni – ricorda ancora Giovanni – oltre al progetto di stazione invernale e turistica di Dötra (poi non realizzato, ndr), erano le costruzioni fuori dalla zona edificabile. A Olivone se ne contano circa 600. Non è stato sempre facile far adottare i principi enunciati da leggi e ordinanze…”. In questo senso, aggiungiamo noi, il ruolo di un buon segretario comunale è anche quello - paziente! - di “mediatore”, di ricercatore del dialogo nell’intento di spiegare ed appianare eventuali incomprensioni. “ – risponde Giovanni – e questo nel senso del cambiamento di mentalità di cui dicevo prima”.
Ricordi che gli hanno fatto particolarmente piacere? gli chiediamo infine… “Sono stati parecchi – risponde sorridendo – non ne ritengo uno in particolare. Sono stati parecchi…”. E gli crediamo sulla parola. Del resto, se non avesse avuto piacere e passione, non avrebbe sicuramente passato con così tanta dedizione così tante ore in cancelleria per il “bene dell’ente pubblico”, sacrificando pure le vacanze.

Per ringraziarlo per il suo attaccamento e l’intensa e competente attività, il Municipio, lo scorso luglio, gli ha anche donato un “Buono Viaggio”. E non sono pochi, a Olivone, ad attendere finalmente una cartolina dal Giovanni!

Fonte: intervista pubblicata sul mensile "Tre Valli", febbraio 2006, m.z, pagina 16




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