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Durante il periodo, della costituzione della Repubblica Elvetica una ed indivisibile
(in seguito alla Capitolazione militare dei 1803) la Francia impose alla Confederazione
dei 13 cantoni un trattato di alleanza offensiva e difensiva, secondo il quale la
Svizzera s'impegnava a fornire alla Francia un contingente di 18.000 uomini per essere
impiegati sui diversi fronti europei. Con l'Atto di Mediazione, dettato da Napoleone, questo contingente venne ridotto a 16.000 ed in seguito a 12.000 soldati. Queste truppe combatterono con gli eserciti francesi sul campi di battaglia dell'Italia, della Spagna e della Russia. Il contingente svizzero di 12.000 uomini, formava la "Division Suisse" come Napoleone usava chiamarla. Ogni reggimento aveva un fanfara e come insegna ]'Aquila imperiale. Le Aquile venivano consegnate ai corpi da Napoleone in persona, ma solo dopo averle guadagnate sui campi di battaglia, ossia dopo il battesimo di fuoco. Anche il Ticino, come gli altri Cantoni, dovette fornire il suo contingente di uomini alla Francia ; erano circa 660 soldati, cosi ripartiti nei 4 reggimenti
10 regg. 108 soldati + 4 ufficiali
20 regg. 103 soldati + 3 ufficiali 30 regg. 216 soldati + 6 ufficiali 40 regg. 216 soldati + 4 ufficiali Presso l'Archivio federale di Berna si trovano quasi tutti gli stati nominativi dei componenti della "Division Suisse"; fra questi figurano molti bleniesi; di molti altri non fu segnalata la presenza. Agli Svizzeri, gente rotta ad ogni fatica, venivano affidati i compiti più ardui, facendo affidamento sul loro valore e sulla loro fedeltà. Fu appunto durante la disastrosa ritirata della Grande Armata dalla Campagna di Russia, che gli Svizzeri ebbero occasione di dimostrare a più riprese il loro eroismo, principalmente sul campi di Polotzk e della Beresina. L'Archivio federale conserva numerosi documenti riguardanti la Campagna di Russia del 1812. Esistono pure diverse opere che ne illustrano le vicende guerresche : molto interessanti sono i libri : "Die rothen Schweizer" del Col.T.Helmüller - "Honneur et fidélité" del Cap.De Vallière - "Le Grenadier da la Berezina" di G. Vallonton e quello che più interessa noi Ticinesi è il prezioso volumetto: "I Ticinesi nella campagna di Russia - 1812" dell'Ufficiale ticinese`Gaetano Beretta. Eccone alcuni passaggi :
La "Division Suisse" era comandata dal Gen.Merle, e faceva parte del
2. Corpo d'Armata, al comando del Maresciallo Saint Cyr. Ed il 28. bollettino della G. Armata dice: La Divisione svizzera si è distinta per il suo sangue freddo e per la sua bravura. Smolensko, 11 novembre 1812. Firmato "Napoleone". Il Mar.Saint Cyr, ferito, ordinava la ritirata e passava il comando del 2. Corpo d'Armata al Maresciallo Victor. Intanto Napoleone, abbandonata Mosca, avanzava a gran carriera verso i corpi d'Armata di Victor e di Oudinot. Li raggiunse a Orscha, sul Dnieper, con 20.000 uomini e ordinò al Mar.Oudinot di recasi a Borisow per assicurarsi il passaggio sulla Beresina. Ma il ponte a Borisow era già occupato dal 21 sett. dall'ammiraglio russo Tschitschagow così che i Francesi vennero a trovarsi tra le armate di Tschitschagow e di Wittgenstein, l'inseguitore. Il pericolo di cadere tra le mani dei Russi aumentava ogni giorno, ogni ora. Oudinot riuscì a respingere vigorosamente l'avanguardia russa fino all'interno di Borisow, ma non abbastanza in tempo per impedire la distruzione del ponte sulla Beresina.
Il 28 novembre appena giorno un tuonare formidabile d'artiglieria e gli urrah dei Russi, precedevano un attacco in massa per ributtare i Francesi nella Beresina. I 4 reggimenti svizzeri, ridotti al mattino del 28 nov a circa 2000 uomini, poco prima dell'attacco russo avevano giurato di combattere fino alla fine, senza occuparsi dei feriti, come gli antenati di Laupen e del Morgarten. Secondo la tradizione locale fu in quei momenti che i nostri blieniesi, dopo breve, ma fervente preghiera, fecero un voto alla Madonna. Promisero che in suo onore, coloro che fossero usciti salvi dalla imminente carneficina che si profilava, appena rientrati alle loro case avrebbero istituito una MILIZIA TRADIZIONALE da perpetuarsi negli anni tramandandola ai posteri. Ogni anno, il giorno della festa della MADONNA del ROSARIO avrebbero indossato le medesime uniformi, e sarebbero sfilati per le strade del paese, accompagnato la Processione e montato di guardia al Sacro Simulacro. Fede viva, sincera ed eroica dei nostri padri, pronti a pregare e proteggere, disposti a combattere e a morire per Colei che un giorno li confortò e li protesse.
Come un'onda formidabile essi si avventano sui Russi e ne spazzano il terreno, inseguendoli a baionetta spianata. I lancieri francesi stanno per concorrere alla dirotta completa dei Russi, quando, come per incanto, i Russi si voltano ricacciati indietro dai loro stessi dragoni e da una colonna di fanteria che arrivava in loro soccorso. Ma l'impeto dei nostri è formidabile. Dopo un breve tempestare di colpi da una parte e dall'altra, i dragoni si vedono costretti ad indietreggiare. Anche la fanteria russa fece sosia. Era il momento opportuno per distribuire nuova munizione agli svizzeri, ma non abbastanza in tempo per tenere a rispetto il nemico, così che ben sette volte gli Svizzeri dovettero ricaricare alla baionetta, con la feroce ostinazione di chi vuoi vincere ad ogni costo! Ma quante vittime.
Alle 8 del mattino del 29 nov. i ponti sulla Beresina furono distrutti e il Corpo d'Armata del Maresciallo Victor era tutto passato sulla sponda destra fino allo ultimo uomo. Se il disonore della resa venne risparmiato, lo si dovette in gran parte al valore dei miseri resti dei Reggimenti Svizzeri. L'ordine era di resistere ed hanno resistito. Sempre secondo la tradizione, giunti alle loro case, I nostri bleniesi mantennero il voto fatto. Ad Aquila istituirono la MILIZIA DELLA MADONNA DEL ROSARIO, a Leontica la Milizia di S. Giovanni Battista; a Ponto Valentino, la Milizia della Madonna del Carmine. Anche a Malvaglia e ad Olivone venne fondata una Milizia, ma si sciolse con l'andar del tempo. Ad Aquila, fino ad una ventina di anni fa, fu mantenuto il voto fatto, poi causa il disinteresse di una parte della popolazione, ci furono degli anni nei quali venne celebrata la festa della Madonna senza il concorso della Milizia. Il vuoto per questa mancanza si faceva però sentire fra la popolazione e, fortunatamente, un gruppo di giovani volonterosi, consci del valore di quella tradizione, non senza sacrifici, riuscì a tener fede al voto dei Padri. Voglia Iddio che, anche per l'avvenire, gli Aquilesi dispersi possano riunirsi in questo giorno attorno alla loro Madonna all'ombra della Bandiera degli "Aquilesi Uniti".
Nota: Questa breve storia dell'origine della Milizia Aquilese è stata compilata
dal sig. Meinrado Devittori di Aquila, il quale ha attinto le notizie storiche
al volume sotto citato e con il consenso dell'autore stesso.
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