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| N el piccolo villaggio di Torre (800 m. s/m), Val Blenio, valle laterale alla Leventina, la tradizione dei "cioccolatiere" è di vecchissima data. Documenti del secolo scorso testimoniano come nei mesi invernali si emigrasse per esercitare il "mestiere del cioccolatiere". Dalla Valle di Blenio partirono famiglie che con la loro tenacia ed abilità seppero fondare delle prospere industrie cioccolatiere. Citiamo i Maestrani, a Lucerna prima ed infine a San Gallo, i Cima con fabbriche a Nizza ed a Milano. |
| L a storia della Cima Norma è anch'essa legata a questa tradizione. Alla fine del secolo scorso, sul confine tra Dangio e Torre fu fondata una birreria (1882) che però ebbe vita brevissima. Dopo pochi anni di attività "i diritti" vennero rilevati dalla Birra Bellinzona e la "Birreria San Salvatore" chiuse i battenti. |
A
ll'inizio del secolo (1903), nacquero contemporaneamente due iniziative industriali. La prima fu la costruzione di una centrale
elettrica che servì ad illuminare i paesi di Dangio, Torre ed in seguito Aquila. La seconda, sempre nel 1903, su iniziativa
dei fratelli Cima di Dangio, ma provenienti da Nizza, fu la costruzione di una "Fabrique de Chocolat Cima". Nella notte
del 28-29 agosto 1908 la fabbrica venne distrutta dal fiume Soja ingrossatosi per un devastante nubifragio. I fratelli Cima
con coraggio ricostruirono lo stabile e ripresero la produzione. Le difficoltà finanziarie da superare erano molte.
In loro aiuto venne il sig. Giuseppe Pagani che con la sua tenacia si era fatto un'importante posizione a Londra nel ramo
della ristorazione. In effetti egli era proprietario dei famosissimo ristorante Pagani's, a Great Portland Street, a London W.I.,
frequentato da tutti "i politici ed artisti che contavano in quel tempo".
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| I l sig. Pagani fu talmente coinvolto negli affari della Cima SA che nel 1913 la Famiglia Cima cedette a lui tutte le azioni, lasciandolo quale unico proprietario di tutta la Fabbrica. |
| N el mese di marzo 1914 la Cima SA rilevò dall'ufficio esecuzioni e fallimenti di Adliswil (ZH) la Fabbrica di Cioccolato "Norma" a Zurigo, diventando cosi l'attuale Cima Norma SA. Ritirando il macchinario ed il mobilio il sig. Pagani ebbe così la possibilità di ingrandire la fabbrica. |
| N ella notte del 4-5 novembre 1915 il reparto tostatura del cacao, situato nel solaio dello stabile, prese fuoco. |
| I n poco tempo l'incendio si propagò al resto del fabbricato rovinando in parte anche i piani inferiori. Grazie al coraggio del sig. Pagani la fabbrica fu ricostruita ed ulteriormente ampliata. Il sig. Pagani riuscì ad acquistare la fiducia di importanti clienti fabbricando con i loro marchi. Ricordiamo la Coop, la Volg e l'Usego. A lato di essi si sviluppò pure il proprio marchio "Norma". |
| C osì la Fabbrica di cioccolato Cima Norma continuò a prosperare ed ingrandirsi continuamente sia come superficie che per numero di dipendenti. Alla morte del Sig. Giuseppe Pagani, avvenuta nel dicembre 1939, quali direttori generali subentrano i generi sig. Dr. Francesco Antognini e il sig. ing. Luigi Ferrazzini. |
| S ubito dopo la guerra gli affari si svilupparono ulteriormente e la Cima Norma SA raggiunse negli anni 50'-60' l'apice della produzione: 1500 tonnellate di cioccolata prodotta e 340 fra operai/e impiegati/e occupati. |
L
a Direzione rinnovò in maniera drastica il macchinario acquistando macchine per quel tempo rivoluzionarie quale
"l'Automolda", che dalla massa liquida di cioccolato dopo 35 minuti di lavorazione, stornava le tavolette pronte.
Un'altra macchina rivoluzionaria acquistata dalla Cima Norma a quel tempo, fu la "Cavemile".
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| A metà degli anni Sessanta nacquero diverse nuove industrie cioccolatiere. Le Cooperative nell'agosto del 1966, disdirono dopo quasi cinquant'anni di stretta collaborazione, i contratti con la Cima Norma SA. Il colpo non poteva che essere mortale. Le famiglie azioniste responsabili, nel difficile momento non si diedero per vinte e pensando che la fabbrica potesse essere salvata, intrapresero una febbrile ricerca di nuovi clienti sia in Svizzera che all estero. I risultati ci furono, ma non però sufficienti a salvare la fabbrica che, il 31 luglio 1968 dovette chiudere definitivamente le porte e smettere con la produzione. |
| L' azionariato fece veramente di tutto, sia dal punto di vista umano che finanziario, per poter continuare l'attività. La situazione economica era però tale da non permettere nessuna soluzione. |
| D opo la chiusura furono venduti i macchinari, la materia prima fu in parte pure venduta o ritirata a prezzi di mercato da altri fabbricanti di cioccolato Svizzeri. |
| I locali furono in parte trasformati in accantonamenti militari o messi a disposizione per attività artigianali o "lofts". |
| A ttualmente lo stabile è, dal punto di vista dell'archeologia industriale, molto interessante. La difficile ubicazione della fabbrica, spiega i problemi che si dovettero affrontare nonostante l'abbondanza, per quel tempo, di manodopera e fonti di energia. La fabbrica disponeva di ben due centrali elettriche. |
| A nche per gli operai durante gli anni della sua attività, la Cima Norma fece molto, esempio le case per operai o il "pensionato" per le operaie, dove le stesse imparavano dalle Suore non solo il lavoro casalingo, cucinare, cucire, rigovernare, ma anche "le belle maniere". |
L
a Fabbrica era tutto un mondo a sè dove non solo si lavorava ma anche si viveva. Nella stessa si parlava un linguaggio
tutto speciale derivante dal francese. In effetti tutti i reparti erano denominati in francese, come pure le macchine.
Questa particolarità è stata anche oggetto di studio da parte del Dr. Mario Vicari in Documenti Orali della
Svizzera Italiana, Valle di Blenio, Dipartimento dell'istruzione, Bellinzona 1992.
G li stabili, dal punto di vista dell'archeologia industriale sono interessanti e possono essere visitati.
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| Per informazioni potete rivolgervi alla: Cima Norma SA CH-6717 Dangio-Torre tel: 091 / 871 12 12 |