Emigrazione - Abele Rigozzi
Abele Rigozzi (1890 - 1912) EMIGRAZIONE IN AMERICA
IL GIOVANE ABELE RIGOZZI DI AQUILA MORÌ NELLA TRAGEDIA DEL TITANIC

 
Titanic

Abele Rigozzi di Aquila aveva 22 anni quando, il 10 aprile del 1912, assieme ad altri due ticinesi (Narcisio Bazzi di Brissago e Alessandro Pedrini di Osco) si imbarcò a Southampton - cittadina portuale a sud dell'Inghilterra - sull'ultra moderno transatlantico Titanic diretto a New York dove, pieno di speranza, Abele intendeva farsi una nuova vita come molti suoi convallerani di quegli anni.

Sul Titanic, così come gli altri due ticinesi, Abele fu impiegato in qualità di cameriere da Luigi Gatti, un italiano di origine milanese emigrato a Londra, responsabile del ristorante "à la carte" sulla gigantesca e lussuosa nave. Con i tre giovani ticinesi c'era anche il poschiavino Mario Zanetti.

Titanic Interiore Titanic Interiore

Il viaggio inaugurale del Titanic, un evento molto atteso e seguito dalla stampa di allora, avrebbe dovuto concludersi trionfalmente sette giorni dopo a New York. Nella mitica città americana, il Titanic però non arrivò mai: nella notte tra il 14 e il 15 aprile, infatti, il transatlantico urtò un iceberg al largo dell'isola di Terranova. In poco tempo, le gelide acque dell'Atlantico inghiottirono la nave definita "inaffondabile" (dal peso di 60 mila tonnellate, armata dalla Compagnia White Star) e i suoi ben 1'500 passeggeri.

Con essa, affondarono le speranze dei quattro svizzero-italiani di farsi un bel gruzzolo grazie alle laute mance dei facoltosi passeggeri e soprattutto di farsi una nuova vita in America.

Proprio in ricordo di Abele Rigozzi e nella ricorrenza del novantesimo Abele Rigozzi (1890 - 1912) della tragedia, nell'aprile del 2002 il Comune di Aquila si è fatto promotore di un'iniziativa particolare in onore del suo giovane cittadino scomparso in una circostanza così particolare. Grazie alla sensibilità del Municipio e dei parenti rimasti (tra cui la nipote Pierina Benvenga), è stata infatti posata una lapide commemorativa nel cimitero di Aquila. In questo modo, il comune bleniese, attraverso uno dei suoi più noti figli, vuole ricordare le sofferenze di intere generazioni di emigranti partiti alla ricerca del pane quotidiano che il loro villaggio natìo e la loro Valle in quei tempi non riuscivano purtroppo ad assicurare.


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