L'intervista con Roberto Gardenghi
Ingegnere elettronico all'avanguardia


DA DONGIO ALLA CINA

Il committente ha un’intuizione, elabora un’idea, “porta” questa idea dall’ingegnere elettronico e quest’ultimo cerca di trasformare l’idea in un apparecchio concreto, reale e funzionante. Cosa c’è di più stimolante e creativo di un lavoro così?
Ce lo siamo chieste un pomeriggio di inizio febbraio a Dongio parlando con Roberto Gardenghi (classe 1967, d’origine leventinese, domiciliato a Motto-Blenio), proprietario della ditta “New Celio Electronics”, ditta che dal 2003 si è installata nello stabile “Blenio Art” e che impiega 5 persone, in maggioranza qualificate.

Mentre racconta la sua attività, Roberto lascia trasparire da subito una cosa: un grande entusiasmo per quello che fa. Insomma si direbbe che ha trovato il “suo pane”, tra piccoli e grandi apparecchi, misuratori, trasformatori, quadri elettrici, sensori, resistenze, lucine e lucette varie. Per i profani, come chi scrive, si tratta di un mondo di oggetti e apparecchi strani e incomprensibili, ma comunque affascinanti al solo pensiero di quanta tecnologia e quanti studi essi racchiudano.
Di formazione ingegnere elettronico (studi compiuti al Politecnico federale di Losanna), Roberto il pallino per le “cose tecniche” lo ha sempre avuto e la sua professione gli permette ora di sviluppare queste sue capacità e conoscenze.

Nel 1998 ha creato la “New Celio Electronics” ditta spin off (derivata) della tuttora esistente “Celio Engineering” fondata attorno al 1970 dal dr.ing. Tino Celio di Ambrì, lungimirante imprenditore (e già docente al Politecnico federale di Zurigo) e già noto giocatore dell’HC Ambrì Piotta, padre di Filippo Celio, pure già giocatore dell’HCAP.
Ma cosa fa esattamente la tua ditta, gli chiediamo mentre sposta piani e disegni da un tavolo all’altro. “Il nostro è uno studio d’ingegneria nel campo dell’elettrotecnica e dell’elettronica – risponde sorridendo - Riceviamo mandati in diversi settori d’attività”. Il più originale e impressionante, è il settore del monitoraggio del movimento delle dighe. In questo senso, la “New Celio Electronics” di Dongio ha ripreso un apparecchio sensore (denominato VDD2) messo a punto dalla “Celio Engineering” ed lo ha via via perfezionato, giungendo oggi alla quarta generazione. Si tratta di apparecchi sofisticati e d’avanguardia, “che al mondo – osserva Roberto – sono prodotti solo da 3 o 4 aziende, tra cui la nostra, la quale in questo specifico campo collabora con una ditta della Svizzera tedesca”.
Questi sensori misurano eventuali spostamenti della diga attraverso i movimenti (anche minimi) di un pendolo. Di VDD2, dalla prima alla quarta generazione, ne sono sparsi un po’ in tutto il Mondo. “Nel 2003 ne abbiamo posati 50 all’interno della diga delle Tre Gole in Cina, la più grande al mondo (ben 2,3 km di lunghezza e 185 metri di altezza) realizzata sul fiume Yangtze e inaugurata nel 2006; è stata, questa, un’esperienza molto particolare ed interessante”. Decisamente un bel vanto per la piccola ma intraprendente ditta della Valle! Anche la diga del Luzzone è controllata dai sensori della ditta di Dongio.

Un altro settore d’attività è costituito, in collaborazione con i competenti uffici cantonali e federali, dal telemonitoraggio delle frane. Il controllo dello spostamento della frana viene effettuato da appositi sensori e di dati sono trasmessi direttamente su di un server accessibile agli enti controllori (Ufficio cantonale del geologo, Giorgio Valenti, ecc). La ditta di Roberto ha così installato dei sensori, alimentati da pannelli solari, alla nota frana sopra Preonzo e alla Buzza di Biasca (Crenone).
Un ultimo settore d’attività, racconta ancora l’ingegnere, è quello dello sviluppo di prodotti e progetti in partenariato con altre ditte, enti o aziende, svizzeri o esteri. “A questo proposito – osserva – cito ad esempio il generatore fotovoltaico realizzato recentemente dal Comune di Acquarosa sul tetto delle scuole comunali, un progetto molto interessante ed innovativo nel settore delle energie rinnovabili”. Apparecchi della “New Celio electronics” si trovano pure sotto diversi ponti e viadotti stradali, dove controllano con tecnologie sofisticate i movimenti dei manufatti. Regolarmente, a Dongio arrivano pure studenti dei Politecnici federali o delle Scuole tecniche per svolgervi dei periodi di stage.
Abbiamo avuto anche alcuni giovani bleniesi – ci dice con soddisfazione Roberto – alcuni di questi studenti hanno dimostrato inventiva, creatività e capacità di risolvere i problemi, tutte buone premesse per riuscire!”. Da un’idea a un prototipo, dal prototipo al progetto definitivo, il tutto passando per schizzi, disegni, studi, ricerca applicata e prove. “Un lavoro che, a dipendenza del progetto e del mandato, può durare anche vari mesi fino ad un anno”, precisa il nostro interlocutore. “La sfida che mi piace – osserva – è trovare le soluzioni ai problemi che ci vengono posti”.
E un altro interessante settore si sta aprendo, ma a titolo personale questa volta, per Roberto, ossia una collaborazione con la SUPSI (la Scuola universitaria professionale) e col suo dipartimento delle tecnologie innovative, nell’ambito di un progetto nel campo delle tecnologie medicali. In bocca al lupo! E che le idee possano sempre concretizzarsi!

Fonte: da un'intervista apparsa sul mensile "Tre Valli", aprile 2010, m.z, p.8




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