Blenio Café
Turismo Bleniese
mara
inserito il: 23.5.2017 14:59
... vivo in valle e leggo la stampa quotidiana... :-)
Devo ammettere che oggi, ancor più che del giorno dopo il Consiglio comunale di Blenio del 15 maggio scorso - a seguito del quale e del relativo articolo su "laRegioneTicino", è scoppiato un mezzo "putiferio" di telefonate (chi contente, chi arrabbiate), scritti confusamente frammisti di smentite e conferme, richieste di pubblicazione sui giornali, ecc.. - ammetto che oggi sono di nuovo... "sorpresa*...
Leggendo il "Corriere del Ticino" a p.9 che riporta i risultati della valutazione esterna sulle OTR commissionata dal Governo cantonale, mi chiedo ancora in tutta sincerità il vero significato di tanto "fumo" dopo quanto scaturito durante il Consiglio comunale.

È o non è vero - mi chiedo ancora e ovviamente andando "all'osso della questione" senza giri attorno alla famosa oliva... :-) - che OTR non funziona come dovrebbe e non solo di una virgoletta, ma anche nelle cose importanti?

Allora se è vero, è giusto o non è giusto, come vallerani e abitanti di una zona periferica manifestare il nostro malcontento?
O dobbiamo tacere e agire in CdA popolosi dove farsi ascoltare, capire e ottenere soddisfazione delle richieste è quasi una mezza impresa? Le difficoltà ce le siamo forse inventate?

O il "non c'è peggior sordo di chi non vuole ascoltare" (sull'opportunità politica o meno di uscire sulla stampa con un'affermazione del genere, potremmo ancora discutere...) ce lo dobbiamo davvero assumere? Ce lo meritiamo?
E se vi fossero altri sordi da qualche altra parte?

Come ho detto a più persone quel famoso e caldo "the day after" il CC, io ho riportato quel che ho sentito. E ancora non capisco le repliche volte a precisare, sfumare, per poi riconfermare allo stesso tempo le difficoltà di OTR.. Insomma girare in giiir a l'uliva o scundas drè un gügin...

Qui l'articolo del CdT. Buona lettura e adoperiamoci per difendere quel che possiamo difendere della nostra valle!


L'AUDIT, IL TURISMO E LE SUE NOTE DOLENTI

La nuova legge fondata su un’agenzia cantonale e quattro organizzazioni regionali mostra diverse criticità.
La valutazione esterna commissionata dal Governo mette a nudo la scarsa cooperazione tra i vari enti

di GIANNI RIGHINETTI E MASSIMO SOLARI

Dal 1. gennaio 2015 è in vigore la nuova Legge sul turismo (LTur). Una rivoluzione, questa, fortemente voluta dagli attori coinvolti e dalla politica. Ma nell’accogliere la normativa era stato stabilito che al termine del primo anno d’attività occorresse fare il punto, per stabilire cosa era cambiato, capire se le intenzioni della riforma si erano concretizzate e, se del caso, correggere il tiro. Ora l’audit esterno commissionato dal Governo alla società di revisione BDO è sul tavolo della politica. E quello che emerge dalla sessantina di pagine datate 6 dicembre 2016 è un quadro in chiaroscuro, nel quale i punti critici sono nettamente in vantaggio. In buona parte, specie a livello di Organizzazioni turistiche regionali (OTR), emerge un’insufficiente predisposizione alla collaborazione e al coordinamento. Un punto importante, dato che l’integrazione e l’abbattimento di doppioni come di sacche di inefficienza erano alla base delle riforma avallata dal Gran Consiglio nel 2014.

Particolarmente esplicito è il passaggio del rapporto in cui si afferma che la sintesi dei risultati «disegna un quadro di riferimento non particolarmente positivo». Dal profilo dell’organizzazione del settore turistico emerge come «gli attori del sistema non sono del tutto coesi e tendono a preoccuparsi più della loro regione che di ciò che accade al di fuori dei loro confini. I rappresentanti delle OTR nel CdA dell’Agenzia turistica ticinese (ATT) devono sostenere le decisioni di ATT nei rispettivi gremi regionali e disporre della facoltà di vincolare le proprie OTR. Infine, oggi non vi è sufficientemente chiarezza sul peso e le priorità da dare alla strategia cantonale, rispettivamente a quelle regionali».

Se a prevalere è il proprio orticello

A livello di efficienza c’è un invece un altro tema che non è propriamente un fiore all’occhiello: «La creazione di team di marketing all’interno di ogni OTR non è del tutto giustificata in termini di efficienza, considerando le caratteristiche simili di alcuni prodotti turistici offerti sul territorio». Pertanto meglio sarebbe «definire i ruoli di ATT e delle OTR in termini di promozione, evitando sovrapposizioni. Il ruolo di coordinamento della commissione marketing è determinante e va rafforzato, affinché si possano ottimizzare le risorse a disposizione». Più in generale si evidenzia che «l’attività di promozione di prodotti turistici è quella che più ha conosciuto dei mutamenti con la nuova LTur. L’aver affidato alle OTR anche compiti di marketing pone il rischio (concreto) di mettere l’accento sulla visione regionale, perdendo di vista la visione d’insieme. Anche da un punto di vista operativo, la forte diffusione sul territorio dei team di marketing porta ad una potenziale dispersione delle competenze e a potenziali problemi di efficienza, oltre che di difficoltà nello sfruttare le economie di scala. Da qui l’importanza del coordinamento delle attività, rallentato tuttavia dalle difficoltà iniziali incontrate dalla Commissione marketing».

In una fase politica nella quale si mette l’accento sui sistemi di controllo e il rispetto delle legge, fa specie poi leggere che «non sono state identificate autorità (interne ed esterne alle OTR) preposte alla verifica della conformità alle leggi, in particolare legate al corretto utilizzo delle risorse finanziarie. Si auspica l’implementazione di un Sistema del controllo interno (SCI) uniforme nei suoi obiettivi fondamentali, adatto alla taglia e al rischio dell’organizzazione».
Ma a traballare è anche il concetto di governance del turismo ticinese, laddove si evidenzia che è manifesto «il rischio che gli obiettivi regionali prevalgano sulla visione d’insieme. L’approccio bottom-up garantisce autonomia alle OTR nello sviluppo delle strategie, che devono inserirsi in un quadro strategico comune cantonale. L’interesse generale (cantonale) non deve limitarsi alla somma degli interessi particolari (locali o regionali)». Detto altrimenti, non bisogna «perdere di vista la visione d’assieme». E sempre in questo quadro viene dunque giudicato «piuttosto grave» il fatto che «non è ancora stato costituito alcun centro di competenza che rispetti gli obietti della nuova LTur».

Troppe sedie alla politica?

Il capitolo tasse mostra che nel quadriennio 2015-2018 è stato erogato un credito di 24 milioni per finanziare l’attività dell’ATT. Nell’audit si sottolinea come «le risorse finanziarie delle singole OTR sono aumentare e con esse il loro peso economico e il grado di autonomia, con possibili effetti sulla loro necessità di collaborare». Inoltre si mette in risalto come dal 2002 l’incremento delle tasse di soggiorno incassate dagli enti regionali sia stato rilevante: «Dal 2002 ad oggi l’incremento della tassa di soggiorno è stato considerevole: +107% circa nel caso di esercizi alberghieri da 4 a 5 stelle, +150% per quelli classificati fino a 3 stelle e per le capanne ed alloggi collettivi e +82% per campeggi o simili. Con il decreto esecutivo del 14 dicembre 2010 è stata introdotta inoltre la categoria degli Ostelli della gioventù o simili». Nell’esercizio chiuso al 31 dicembre 2015, le tasse di soggiorno prelevate dalle OTR ammontavano a 13,97 milioni. E nel frattempo, da quando è stato introdotto il TicinoTicket, c’è stato un altro ritocco verso l’alto della tassa. Non manca poi un cenno alle nomine nei CdA. Ma chi finisce sulle sedie che contano nel turismo è sempre all’altezza del compito? «La componente politico-partitica – si legge – è piuttosto rappresentata nei CdA delle OTR, a scapito talvolta di una vera e propria competenza specifica nel settore turistico da parte dei singoli. Si tratta di un aspetto sul quale la LTur non prevede dei vincoli particolari. La normativa non fissa alcuna restrizione in materia di numero di membri nei diversi CdA: ciò ha portato alla creazione di consessi talvolta molto numerosi».

(CdT, 23 maggio, p.9)
alfiero
inserito il: 1.3.2013 23:36
Date all’uomo quello che è dell’uomo …. Sto parlando del piacere di vivere (in pace)

Si scrive m …., si legge emme.., il resto lo si trattiene nella materia grigia, …. la fanno i caprini, i bovini, i polli, gli umani e persino gli orsi, la si usa nei campi per le colture bio o per definire il paese al quale ci si vergogna di appartenere. Ma se a dirlo è un politico del mio paese, come cittadino mi vergogno, come individuo, invece, facente parte dell’ecosistema mi offendo.
Se andiamo a rovistare fra le teorie dei zootecnici e dei botanici ( Mendel, Linneo ecc ) capiamo che chi non lotta contro le cause avverse non esercita il diritto di sopravvivere, l’orso è una causa avversa all’uomo e l’uomo è una causa avversa all’orso, come dire che la natura assegna all’uomo la facoltà di uccidere l’orso e all’orso la facoltà di uccidere l’uomo.
Per chi ama gli animali uccidere un orso, una marmotta, un gatto o un corvo dovrebbe essere la stessa cosa, se così non è, è solo perché l’essere umano è impressionabile.
Non si é fatto quanto necessario , si dice, per evitare che l’orso sia pericoloso per l’uomo, ma andrebbe fatto su tutto l’arco alpino svizzero e costerebbe almeno quanto basta per decidere di non fare niente, forse, per non confliggere con la nuova povertà.
Edifici, parco giochi, animali domestici (che continuerebbero, anche se recintati, ad essere una tentazione per i predatori) attorniati da recinzioni a prova di orso forse urterebbero il nostro gusto paesaggistico.
Spero di non essermi spiegato male: nella mia vita ho avuto molto a che fare con gli animali, ne ho sempre tratto piacere e li rispetto, ma riguardo ai grossi predatori penso che l’uomo prima di scagliarsi gli uni contro gli altri per motivi di visioni diverse che rasentano la filosofia religiosa dovrebbero mettere tutti i contesti interessati dalla presenza di questi animali sul tavolo della discussione per un esame completo, realistico e serio, magari ricordandoci che siamo una specie fra le tante. Fra espressioni e azioni esasperanti di due correnti di pensiero l’uomo non vive a lungo in pace e l’armonia della pace è la madre del rispetto dei viventi, ........ comunque e inevitabilmente mortali.
natascha
inserito il: 27.12.2012 1:33
Caro Fabio. Su due punti siamo d'accordo quindi. Sono contro l'introduzione artificiale del lupo e ovviamente il lupo selvatico non potrà avere una convivenza pacifica con l'uomo ed è ben per questo che non si deve introdurlo artificialmente. Per contro ci sono diverse persone che vivono con predatori domesticati, ma questo non è la stessa cosa, ma li convivenza c'è.

Però ciò non toglie che il lupo non è l'animale con una brutta fama trammandata da decenni. Se t'informi sulle ultime ricerche a livello etologico, vedrai che questa brutta fama porta con se tante fesserie. Non è neppure un agnello, ne un pupazzo e neanche un cane. Ma il Lupo è un'animale favoloso che ci può insegnare tante cose sulla vita in gruppo.

La soluzione dei cani da protezione del gragge nei Pirenei è una soluzione che conosco molto bene visto che attivamente mi occupo di cani di protezione del gregge, i famosi Patou. Sono in contatto stretto con gli allevatori dei Pirenei e specialisti di questi cani da protezione. E questo sapere ancestrale, dell'educazione e la gestione dei cani da protezione del gregge è un sapere rimasto per secoli rinchiusi nelle montagne dei Pirenei. Ora sono certa che si diffonderà in Svizzera diversi allevamenti amatoriali di questo tipo di cane, ma anche lì, se non gestito con il vero sapere, ci saranno in mezzo alle nostre montagne, mine vaghanti. Io m'insurgo contro l'amatorialità per quanto concerne cose serie come la diffusione artificiale di specie animali di cui non si sa alla perfezione i preggi e i difetti.
Spero proprio che il popolo si farà sentire, in tempo ed ad alta voce, e chiederà il divieto dell'introduzione del lupo, della ince e dell'orso in modoi artificiale, perché noi in Svizzera non abbiamo posto per una convivenza con questi anumali, non siamo in Russia o iin Mongolia, dove Madre Natura è vasta da poter ospitare, in modo naturale però, questo tipo di predatori, che svolge anche uno scopo ben preciso.
Fabio
inserito il: 25.12.2012 15:01
Gentile Natascha,

Nel tuo contributo, io vedo solo due elementi oggettivi, cioè: presto o tardi, anche noi saremo confrontati con gli stessi "problemi dei Pirenei" e poi, il lupo è una questione seria. Servono dunque risposte concrete a queste due tematiche e non valutazioni negative sull'attuale ordinamento dei sussidi e/o sulle modalità con cui ogni agricoltore vuole gestire il proprio gregge. Come tu giustamente dici, occorre evitare l'introduzione artificiale del lupo e (io aggiungo) che lo stesso possa agire in branco. Che ci sia la possibilità di una pacifica convivenza tra quest'animale e l'uomo, io ho seri dubbi. Buone Feste e Ottimo 2013 a tutti i lettori. Fabio
natascha
inserito il: 21.12.2012 2:31
Gentile signora Carla. Tante capre e pecore e anche asini sono purtroppo lasciati a se stessi perchè esistono anche quei allevatori che hanno questi animali solo per i sussidi. Ora che la legge agricola cambia, mi auspico non più vedere certe cose che ho visto. La questione del lupo e dell'orso la conosco bene in quanto nei Pirenei francesi, il upo e l'orso è da sempre una realtà degli allevatori e attorno alla loro presenza e convivenza con le pecore, il dibattito è sempre così acceso. Nei Pirenei però non esiste un allevatore degno di questo nome, ossia un pastore senza 3, 4 cani per la protezione del gregge. Ancora settimana scorsa un mio amico ha avuto il gregge salvo grazie all'intervento del suo cane da Montagna dei Pirenei, il famoso Patou (ancora cucciolo di 8 mesi) che ha cacciato via il lupo. Il cane ha riportato ferite non gravi al collo, segno che c'è stata lotta, ma ha tenuto in salvo il gregge di 80 capi. Concordo comunque con lei, che non viviamo nelle favole e che la questione oltre ad essere molto emozionale è molto seria. Ribadisco: cio che condanno è il fatto di introdurre artificialmente il lupo nelle nostre regioni per poi voler ucciderlo perché "disturba". Qui bisogna sapere cosa si vuole. Io mi auguro un luogo dove c'è spazio per tutti, dove gli allevatori si occupano verramente del loro gregge, e non lo lasciano vagare il loro gregge per monti e valli senza sorveglianza, ma so che sogno. Quando si guarda nel passato, quando ancora il Cantone e la Confederazione non davano sussidi, non c'era neanche una pecora o una capra in giro a zonzo, erano tutte custodite dal pastore, l'uomo o la donna guardiano del gregge. Mi scuso se sembro sgarbata ma queste questioni mi toccano.
richi
inserito il: 16.12.2012 16:17
Belle, carine le decorazioni natalizie lungo la strada cantonale a Dongio ed Acquarossa. Autore? Il Comune? Bel gesto.

Auguri di Buone Feste a tutti! :-)
Gina
inserito il: 3.12.2012 16:44
Assemblea della cooperativa di Campo Blenio: da quello che leggo sulla stampa si tira le giuste conclusioni e va nella direzione che anche a me sembra quella più opportuna; e cioè di investire nel turismo estivo - forse sarebbe però meglio dire: turismo senza neve. Tutti aspettiamo la neve, tutti auspichiamo una buona copertura di neve di lunga durata, ma la realtà - e non è un'opinione, ma un dato scientifico - è che i periodi con la neve saranno sempre più corti. Quindi, benvenga un laghetto, parco avventura, mountain bike e campeggio. Accanto ai sentieri già esistenti e ben tenuti possono completare un'offerta adatta per famiglie e amanti della natura e della semplicità.
mara
inserito il: 30.11.2012 17:27
Complimenti anche da parte mia per la bella e riuscita serata conclusiva del Bicentenario delle Milizie! Un anno memorabile, anche per essere riusciti a riunirsi e a lavorare assieme per preparare tutti gli eventi! Una bella cosa!

Vero quello che dice Marcello, ci sono diverse cose di cui in Valle possiamo andare fieri, a livello di tradizioni, ma forse non ne siamo pienamente coscienti o non siamo abbastanza forti (o furbi??... :-) per divulgarle a nostro favore. Le Milizie sono solo uno di questi esempi. Io ho sempre per la testa la storia della cioccolata... Non tutti hanno avuto una mega fabbrica in Valle...
L'altra sera all'assemblea del Museo di Blenio a Lottigna, ho poi imparato a conoscere (ne ho sentito parlare, ma non avevo mai approfondito) la storia affascinante del cuoco Martino De Rossi da Grumo. In Italia fanno congressi e conferenze su di lui, incontri gastronomici...

Mi fermo qui... Dai guardiamo alle molte cose positive che abbiamo! Buona giornata!
marcello
inserito il: 29.11.2012 16:13
Grande serata al polisport per l'epilogo dei festeggiamenti dei 200 anni delle milizie bleniesi.
Abbiamo un potenziale culturale e folcloristico, che andrebbe "usato" decisamente meglio.
carla
inserito il: 4.11.2012 22:35
Gentile Signora Natasha, premetto che rispetto profondamente le sue opinioni ed arrivo a condividere alcune sue affermazioni (specialmente l'ultima parte del suo intervento). Anch'io idealmente potrei arrivare a sognare il ritorno ad uno stato di natura dove predatori e predati scorrazzano liberamente per i boschi .... Purtroppo devo ricordarle che ci sono anche gli agricoltori e gli allevatori (specialmente di capre e pecore) che non vivono in una bella favola, ma nella realtà e quindi vivono sulla loro pelle e a loro spese la presenza dei grossi predatori. Il ritorno del lupo non è pertanto un fenomeno da prendere alla leggera, basandosi su clichés letterari o favolette e contro-favolette. I non addetti ai lavori faticano a capire le problematiche concrete legate a questo tema. La predazione del lupo produce la cancellazione di lunghi anni di lavoro, di amore, di passione e di pazienza, quali la selezione genetica e la stabiltà gerarchica di un gregge. Perdere degli animali per l'assalto di un predatore non è un evento piacevole: se l'assalto si limitasse su un solo animale la cosa sarebbe anche accettabile, ma quando arriva alla decimazione di un gregge, le assicuro che non è uno scherzo. Non sono convinta che il lupo uccida solo per fame .... Inoltre non oso immaginare cosa potrebbe succedere se si formassero dei branchi. Dobbiamo quindi stare molto, molto attenti ad idealizzare o a mitizzare troppo una realtà che non conosciamo bene. Purtroppo viviamo in un mondo di specialisti, esperti e scienziati che lavorano sempre più sulla teoria che sulla pratica e anche questo non è un bene per il nostro Pianeta!
Turismo Bleniese
Pagine: 1 2 3 4 5
©1999-2017; La Valle di Blenio in rete    http://www.vallediblenio.ch    e-mail: info@vallediblenio.ch
sito creato da: Cresedo Tec
Non ci assumiamo nessuna responsabilità sul contenuto dei siti proposti nei nostri "link".

La ripresa e pubblicazione di informazioni che appaiono su questo sito è possibile solo citando la fonte: www.vallediblenio.ch