Blenio Café
PARC ADULA
Moderatrici
inserito il: 27.1.2011 16:23
Cari utenti e cari lettori interessati alla tematica,
vi segnaliamo oggi un articolo interessante e ricco di spunti apparso sul numero di gennaio del mensile "Voce di Blenio".

Nel trovate un sunto nella nostra cronaca:

www.vallediblenio.ch/vdbi_cronaca.php

Buona lettura, la discussione è riaperta...

Buona giornata
Le Moderatrici
Gina
inserito il: 27.1.2011 20:28
Ho letto l'articolo sulla Voce di Blenio, e ho letto anche l'articolo sul La Regione di oggi, che riferisce della presentazione del Parc Adula al Club Alpino Svizzero.

Io stessa ho assistito, settimana scorsa nell'ambito dell'Assemblea Tre Valli, ad una presentazione del nuovo direttore Quadrenghi, a Malvaglia. Per me è stata molto ben fatta e chiara, ho l'impressione che il progetto sia in buone mani, e che da parte dei promotori si cerchi onestamente di dialogare con la popolazione.

Non posso condividere invece quanto riferito da Marcello su La Regione, cioè che se Berna non accetta certe presupposte chieste dal Club Alpino sarebbe inutile andare in votazione, “perché gli abitanti non accetteranno”. Per piacere! Sono anch'io abitante, vorrei partecipare al dialogo, come molti altri, e poi vorrei che si vada in votazione, dove tutti possono esprimersi, non solo il CAS.

Avete ragione a chiedere quali saranno le limitazioni di movimento, e di esigere anche di avere voce in capitolo. Che ci saranno delle restrizioni è sicuro. Si tratta, come già altre volte si è detto, di pesare le restrizioni che si dovrà accettare con i vantaggi che si otterranno. Sostenere come ho letto (in un intervento precedente) che l'alpinismo sia un'attività "atavica" per la valle mi sembra però esagerato: sarà un'attività senz'altro salutare, entusiasmante e anche educativa, ma non atavica. I nostri antenati avevano altre preoccupazioni che scalare le montagne, questa attività risale al massimo agli inizi del ventesimo secolo. Questo solo per dire che bisogna restare un po' razionali per poter valutare con mente lucida.

Su quanto scrive Marcello sulla Voce, p.es. della teleferica Olivone - Luzzone, infatti trovo che sarebbe una buona idea! Si tratterebbe, appunto, di mettersi a un tavolo con i responsabili del progetto parco per capire se si possa inserirla.
marcello
inserito il: 28.1.2011 13:55
Come spesso succede "laRegione" riporta cose distorte.
Qui di seguito il mio intervento alla serata organizata dal CAS.
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M. comune di Blenio, delegato presso l’assemblea dell’associazione PA quale rappresentante della FAT. Unico delegato a difesa degli interessi delle capanne e non solo. In seno a questa associazione, nominato grazie al comune di Blenio e all’ASCOBLE che hanno capito e condiviso questa esigenza.
Un’associazione (la FAT) che dal settembre 2009 attende di essere convocata e ascoltata da parte dei promotori del progetto.

Io ci credo e voglio continuare a crederci al progetto PA, come concreta opportunità di sviluppo economico per la nostra regione e per il resto del Ticino, anche se il modo con cui è portato avanti il progetto suscita più di un dubbio (coinvolgimento botton up=0, sede Roveredo??)

La realizzazione di un parco non è una passeggiata, molti sono gli aspetti e le problematiche che dovranno essere chiarite, ma uno su tutti è di assoluta priorità, il sacrosanto diritto alla libertà di movimento sul nostro territorio, l’Ordinanza fed. vieta questo diritto. A0i promotori del progetto abbiamo fatto una proposta, per ovviare a questa assurda imposizione. La proposta è consentire l’accesso alle nostre montagne attraverso i percorsi segnalati e così ben descritti nelle guide del CAS realizzate da Giuseppe Brenna.

Approfitto di questa occasione per rinnovare l’appello al GoP a voler far tesoro di questa proposta e di intavolare con una certa urgenza le trattative con i responsabili di Berna.

Se questa deroga all’Ord.fed. non sarà accettata, molto probabilmente i cittadini del comune di Blenio non dovranno attendere il 2014 o il 2015 per esprimersi sul PA.
mara
inserito il: 7.2.2011 16:57
Ciao Gina,
leggendo il tuo intervento, mi sono accorta che quella parola - atavico - l'ho usata io in un intervento del 26 ottobre scorso. La stessa non era però riferita all'alpinismo o all'escursionismo (nelle modalità che conosciamo oggi), bensì alle attività che un tempo si svolgevano sul nostro territorio alpino (in particoalre alpeggi), attività in parte esistenti ancora oggi.

Come per le Terme, mi piace credere pure al progetto Parc Adula e oso sperare che la nuova direzione sappia instaurare un vero e aperto dialogo con chi vive e opera sul territorio, in particolare con Blenio.
Non è infatti nascondendo i problemi che quest'ultimi possono essere risolti, anzi...

Mi riferisco alla serata di presentazione del Parc Adula organizzata lo scorso 25 gennaio dal Club alpino svizzero di Lugano, davanti quindi ad un pubblico di persone che frequentano montagna e capanne. La presentazione del progetto, così come giustamente ha detto Gina per quella avvenuta in occasione dell'assemblea Regione Tre Valli a Malvaglia, è stata ottima e professionale, ben strutturata.
Mancava tuttavia un punto reale e concreto, punto che assieme a tutti gli attori del progetto andrà sciolto: ossia l'ostacolo - se lo vogliamo chiamare così - dell'Ordinanza federale sui parchi nazionali e delle sue restrittive regole.

In sostanza la "Carta del Parco" che andrà elaborata da qui al 2015 dovrà verosimilmente contenere delle deroghe a questa Ordinanza.
Senza entrare nel dettaglio della discussione, tutto ciò andava almeno detto da parte del Gop... per trasparenza, per correttezza (è vero che è più facile mostrare solo tutto il bello!) e per sapere in sostanza dove ci sarà da lavorare.

Per tutto il resto, è ben difficile sostenere che il progetto Parc Adula non è bello e accattivante.
Cleto Ferrari
inserito il: 22.2.2011 4:12
Parc Adula
Intervento del 21.02.2011 (R. 6421) per il gruppo LEGA dei Ticinesi, in Gran Consiglio


In questo rapporto ci sono due aspetti di rilevanza politica poco approfonditi e, se considerati, ci portano ad una chiara ed unica conclusione.

Il primo aspetto emerge dalla scelta di fondo.
Se di principio possiamo ritenere che la creazione di un parco possa rappresentare un’opportunità di sviluppo per una regione, va data attenzione alla scelta del tipo di parco, in quanto la Legge mette a disposizione tipologie con accenti molto differenziati. In questo caso specifico va pertanto soppesato attentamente quale tipo di parco di valenza nazionale sia il migliore per la valle di Blenio, quale sposi meglio il comprensorio, la sua realtà, la sua cultura, la sua storia, la gente che vi opera.

La Legge che regolamenta i parchi ha preso contorni definiti nel 2005. Questa legge ora prevede tre tipi di parchi d’importanza nazionale, di cui due possono rientrare nella realtà ticinese:

• Il tipo Nazionale costituito da vasti territori a carattere essenzialmente naturale e che persegue tre obiettivi principali: la protezione degli ecosistemi, i quali devono evolversi liberamente; l’offerta di spazi ricreativi e di possibilità educative alla popolazione; la promozione di ricerche scientifiche sulla fauna e sulla flora indigene nonché sui processi naturali;

• Il tipo naturale regionale, che comprende vasti territori rurali degni di nota e abitati dall’uomo. Esso contribuisce concretamente alla creazione di condizioni favorevoli allo sviluppo sostenibile, all’educazione ambientale, alla scoperta del patrimonio naturale e culturale, come pure alla promozione di tecnologie innovative e rispettose dell’ambiente;

Per quanto riguarda il lato ticinese del Parco Adula, il comprensorio toccato è quello della Valle di Blenio. Per chi conosce la realtà della valle di Blenio, dalle definizioni appena citate risulta chiaro che questa regione, se dovesse ritenere necessario istituire un parco, questa regione sposa per mentalità di chi vi vive e per situazione reale che si riscontra, solo e solamente un parco di valenza nazionale del tipo naturale regionale. È una Valle che conta ancora il 26% della popolazione attiva nel primario ed esegue una marcata gestione del territorio che unita ai nuclei abitati crea un paesaggio sicuramente degno di nota. Grazie a queste caratteristiche sempre più rare, gestione di qualità del territorio e architettura tradizionale, questa è una regione che se nel tempo riuscirà a tramandare questi aspetti concorrenziali, potrà godere di grande attrattiva. Se valutiamo da questo punto di vista i territori che le altre tre regioni coinvolte nel progetto Adula mettono a disposizione non esiste paragone con la parte ticinese.

Alcuni studi a livello nazionale hanno evidenziato che l’attuale parco nazionale dell’Engadina che esiste da ben cento anni ha portato ricadute economiche in particolare in quanto nella regione ci sono già importanti infrastrutture d’accoglienza. Nel progetto parco Adula le infrastrutture d’accoglienza si situano ai margini delle regioni della Surselva e non da noi.

A ulteriore completazione del messaggio e del rapporto, sempre in merito alla scelta di fondo, è importante segnalare che il progetto di creare il parco nazionale Adula è nato nel 2000 a seguito di un concorso di Pronatura che metteva sul tavolo ricchi premi. A quel concorso aderirono sei o sette regioni della svizzera. Oggi resta in gara solo il Ticino con il progetto Parco Adula e forse anche con il progetto Parco del locarnese.
Nel frattempo a livello nazionale sono stati riconosciuti altri tre parchi di valenza nazionale del tipo naturali regionali, e si sono candidati, accanto al progetto Adula, l’unico del tipo nazionale, ben altri 14 del tipo regionali naturali. Forse dovremmo imparare qualcosa anche dal resto della svizzera che quando si tratta di fare i propri affari è molto brava.

Bisogna anche segnalare che il progetto parco Adula logicamente, per natura, non riscontra particolare sostegno dalla gente della valle e nel 2009 quando i Municipi sono stati chiamati ad una prima decisione, è stato salvato da uno stato quasi agonizzante, tramite una lettera del Vicedirettore del BAFU (UFAM). Lettera che merita un premio per le particolari doti artistiche nel menar il can per l’aia. Fa sorridere come un progetto di squisita valenza territoriale che lo si vorrebbe spinto dal basso, si giochi su cavilli giuridici e interpretazioni d’ordinanze e metta in secondo piano la chiarissima, univoca volontà del legislatore che si evince dalle citate definizioni dei tipi di parco proposti.

Sembrerebbe che questo progetto sia più voluto dal BAFU e da Uffici cantonali, che dalla gente della Valle di Blenio, la quale per storia anche loro sono artisti ma nel gestire il territorio, nel creare prodotti unici, nel creare biodiversità attraverso il lavoro con la natura, e ai tempi dell’emigrazione sono stati tra i migliori artigiani nelle principali città d’Europa assieme ad altri artisti ticinesi provenienti da altre valli. Questa ricca storia e chi la raccoglie in eredità chiaramente non sposa la mentalità del parco di tipo nazionale in cui vige prioritariamente il tutelare e proteggere e dove l’uomo sembra solo una presenza scomoda e negativa nei confronti della natura.

In questo contesto approvando questo credito corriamo il rischio di fare perdere tempo alla Valle di Blenio! Non gettiamo alle ortiche altri 5 anni e mezzi pubblici per arrivare poi al momento della votazione a dover riconoscere quello che di fatto si poteva capire già dieci anni fa, ossia che se riteniamo di fare un parco di valenza nazionale in Valle di Blenio l’unico condivisibile è quello del tipo naturale regionale.

Il secondo aspetto di valenza politica di questo credito che non emerge nella trattazione è legato ai rapporti del Cantone con Berna.
Da Berna riceviamo dai soliti Uffici troppi segnali negativi e mortificanti per la nostra cultura, per la nostra storia e per le nostre autorità. Pensiamo al tema rustici. Pensiamo al no attuale alla sistemazione della strada a scopo agricolo di Leontica dove per poter accedere ai sussidi federali, ora spunta anche la richiesta di risanare gli “abusi” sui rustici. Questa potrebbe essere un’avvisaglia del tormentone che ci trascineremmo per anni nel caso in cui il PUC-PEIP dovesse essere “magnanimamente accolto” da Berna ritirando il ricorso. Pensiamo poi ai vincoli e ritardi che sta subendo il progetto di risistemazione del centro di sci nordico di Campra.
Un aneddoto da solo la dice lunga. È indelebile l’arroganza e baldanza del BAFU nei confronti dei ticinesi quando alcuni anni fa per un solo centimetro di corna di camoscio concesso dal CdS, immediatamente e senza farsi troppi problemi il BAFU mise in ginocchio il CdS minacciando di tagliare tre milioni di sussidi alle foreste.
Sempre in tema parchi, sul Piano di Magadino, con l’appoggio d’Uffici dell’amministrazione cantonale, si stanno allungando i tentacoli del BAFU volti a prenderci anche questo pregiato territorio.

Sarebbe tempo di ristabilire rispettosi equilibri e una mentalità sana nei confronti della natura e rispettosa delle nostre origini.
Questo degenerato aspetto relazionale con l’amministrazione federale, se abbiamo ancora un po’ d’orgoglio, ci dovrebbe indurre a dire di accantonare il progetto parco Adula e altri progetti simili che promuovono sterili divieti, che sono più un sintomo d’involuzione delle capacità artigianali umane che di progresso.

Per gli aspetti qui sollevati che non fanno altro che dimostrare una scelta di fondo sbagliata del tipo di parco, che stride con la realtà censita in Valle di Blenio e per portare a miti consigli i nostri autoproclamati tutori di Berna, siamo del parere che la Valle di Blenio sposi, semmai promosso, un Parco di valenza nazionale del tipo naturale regionale in cui si rimetta al centro del progetto l’uomo, la sua storia e cultura e le sue capacità artigianali volte a creare vero valore aggiunto.


Per il Gruppo LEGA dei Ticinesi Cleto Ferrari
Gina
inserito il: 22.2.2011 17:43
Scusate lo sfogo, ma mi manda in bestia lo scritto di Cleto, in quanto lo ritengo arrogante: come fa a sapere cosa pensa la popolazione realmente del progetto Parc Adula, se il progetto non è ancora ultimato, e se non c'è ancora stata una votazione? Mi sembra poco corretto influire in questo modo sull’opinione pubblica. Non tutti la pensano come lui.

Abito in questa valle da 20 anni, ma ho una visione del tutto differente delle realtà locali.

La scelta del Parco Nazionale al posto del Parco Naturale Regionale a me sembra giustificato: con il vasto territorio incontaminato coinvolto, di alto valore naturalistico e paesaggistico, ritengo opportuno ambire alla miglior valorizzazione, sia in termini di contributi della Confederazione, sia in termini di riconoscenza nazionale e internazionale, sia in termini di protezione. Un Parco Regionale, a mio parere, è giustificato in aree più circoscritte, come il Piano di Magadino.

Per quanto riguarda le attività degli agricoltori, in particolare degli alpeggi, le trattative sono in corso, gli agricoltori sono rappresentati nel gruppo operativo e nell’assemblea, e presumo che saranno buoni a difendere le loro interessi - sempre, come ho già detto in un contributo precedente, mettendo sui due piatti della bilancia la posta in gioco.
Fiordaliso
inserito il: 23.2.2011 7:11
Personalmente la domanda "Parco regionale?" o "Parco nazionale?" l'ho parcheggiata da un pezzo. I parchi regionali sono una buona cosa sull'altopiano oltre Gottardo (una diversa densità della popolazione). Noi qui si può fare meglio: un Parco nazionale nessun altro lo può fare – a guardare quei pochi numeri che sono stati resi pubblici non sono sicuro che quelli del Parco Locarnese riusciranno a spuntarla. Ed essere l'unico Parco nazionale in Svizzera ha certamente le sue attrattive.

Da quanto son riuscito a leggere quello che viene comunemente chiamato Parco nazionale (quello di Zernez per intenderci) non è un "Parco nazionale" secondo le classificazioni internazionali ma una "Riserva di biosfera" ed è decisamente un parco più piccolo e con regole molto più limitative e restrittive di un parco nazionale. Si trascina questo nome perchè quando fu istituito all'inizio nel novecento non vi era ancora una classificazione da applicare. Riuscire quindi ad entrare nella categoria dei Parchi nazionali ci permetterebbe di sviluppare un'offerta unica per la Confederazione e ci consentirebbe di alinearci al livello degli altri grandi parchi internazionali.

Inoltre, se non ricordo male, questo progetto è cominciato nell'anno 2000 ... per cui riproporre la domanda undici anni dopo il suo inizio mi sembra solo un azione di disturbo (e ci si può chiedere per quale fine ... forse semplicemente per ingarbugliare le carte sul tavolo e confondere le opinioni ... forse solo per razzolare opportuni e marginali consensi "politici").

Siamo alla fase finale di questo progetto: portiamolo in fondo, cerchiamo di finire almeno una cosa (per noi – e senza correre appresso alle beghe di partiti, politici e politicanti) ... poi la popolazione tutta avrà la possibilità di esprimere la propria opinione.

Se la decisione sarà favorevole vorrà dire che la maggioranza ha creduto nel progetto, se invece sarà contraria il Signor Cleto Ferrari potrà allora lanciare - sempre che lo ritenga ancora "opportuno" - il suo progetto di Parco regionale.

Nel frattempo chi non è interessato al Parco nazionale, si occupi d'altro, che di cose utili da fare non ce ne mancano.
Gina
inserito il: 23.2.2011 16:28
... appunto, la democrazia. In democrazia normalmente si chiede alle persone cosa pensano. Cleto Ferrari invece crede di saper cosa pensa "la gente", prima ancora di aver chiesto.
Cristian
inserito il: 23.2.2011 20:30
Va bene la democrazia, ma non è che il dire sempre quel che si pensa è cosa giusta, soprattutto se si parla senza cognizione di causa. È da tempo che aspetto l’occasione per esprimermi sul progetto Parc Adula, e oggi vorrei quindi dire la mia su alcuni punti. Premetto che non sono qualcuno di ciecamente favorevole al Parc Adula, ma mi inserisco in quella categoria di favorevoli con i due occhi (criticamente) ben aperti.

1) Per quel che concerne la presa di posizione di Cleto Ferrari, così come molti commenti che sono stati pubblicati recentemente su questo blog o sul mensile “Voce di Blenio”, credo che molte delle analisi fatte non si sposano per niente con la peculiarità di un parco d’importanza nazionale del tipo “Parco Nazionale”, che è il fatto di disporre di una zona centrale e di una zona periferica (maggiori dettagli sul sito dell’UFAM, all’indirizzo www.bafu.admin.ch/paerke/index.html?lang=it).
Troppo spesso si confondono le particolarità di queste due zone: la zona centrale è la cosiddetta zona di protezione integrale (e integrata) della natura, volta a proteggere i processi naturali e a impedire gli interventi umani che potrebbero danneggiarli. Si potrebbe quindi affermare che l’attuale Parco Nazionale dell’Engadina sia costituito interamente de zona nucleo, e che per questo non possa essere utilizzato a termine di paragone con i progetti attuali di parco nazionale.
Per la zona periferica, invece, valgono pressappoco le stesse disposizioni che per un parco di importanza nazionale del tipo “Parco Naturale Regionale”: deve essere uno spazio in cui la popolazione locale vive e svolge le proprie attività economiche; deve permettere la conservazione, la cura e la rivalorizzazione del patrimonio naturalistico, paesaggistico e culturale; deve garantire la salvaguardia di uno spazio rurale armonico caratterizzato da un tipo di insediamento umano rispettoso del paesaggio e il sostegno di uno sviluppo socio-economico sostenibile; deve infine promuovere delle attività sostenibili nei settori del turismo, della mobilità, dell’energia, ecc. La sola particolarità di una zona periferica di un Parco Nazionale rispetto a un Parco Naturale Regionale è che essa deve fungere da cuscinetto ecologico per la zona centrale. Se si guarda la carta del progetto Parc Adula, la maggior parte delle regioni nelle quali già ora si svolgono delle attività economiche rientrano in quella che sarebbe la zona periferica del parco, quindi tutte le considerazioni di Cleto Ferrari a favore di un parco naturale regionale verrebbero a cadere. Riverrò più tardi sull’argomento delle attività economiche in zona centrale.

2) Riallacciandomi a quanto ho detto sopra e a quanto espresso da Fiordaliso, bisogna tener conto che in Svizzera ci sono attualmente già 3 Parchi Naturali Regionali e ben 14 candidati in questa categoria: nell’ambito della promozione economica e naturalistica della Valle di Blenio in quanto a Parco Naturale Regionale, bisognerebbe quindi confrontarsi (nel migliore dei casi), con altre 17 regioni. Come Parco Nazionale (inteso secondo la nuova denominazione dei parchi di importanza nazionale) saremmo invece probabilmente gli unici. Non sono un economista, ma penso che in termini di concorrenza ci sia una sostanziale differenza. Inoltre, non bisogna dimenticare l’importanza del nome “Parco Nazionale”, che è univoco e ben riconosciuto soprattutto per quella clientela che ci raggiungerebbe dal resto dell’Europa, dall’Asia (in Cina, ad esempio hanno ben 187 ! parchi nazionali) e dall’America del Nord.

3) Per quel che concerne le attività economiche o escursionistiche nella zona centrale, troppo spesso ci si è irrigiditi su delle posizioni “contro” ancora prima di aprire una via di dialogo con i promotori del parco. La nuova direzione del progetto è in funzione solo da poco più di un mese, quindi bisogna lasciare loro il tempo di ambientarsi e di definire le modalità e le tappe del lavoro da svolgere nei prossimi anni. Se si da un’occhiata alle schede di progetto in annesso al piano di gestione del parco (disponibili sul sito del progetto Parc Adula, sezione “documenti”; ecco il link per i più pigri: www.parcadula.ch/i_page_14_5.html), si più vedere come tanti temi che sembrano così controversi fanno l’oggetto di una o più schede di progetto (selvaggina, spostamenti, alpeggi, ricerca, gestione dei visitatori, ecc.); questi progetti dovranno essere svolti entro la votazione della Carta del Parco, quindi è inutile inalberarsi su posizioni acriticamente contrarie prima ancora di avere dialogato con i promotori del parco.
Io stesso, per quel che concerne le mie attività di ricerca in geomorfologia e glaciologia e per la ricerca di minerali, mi pongo il problema dell’accesso ad alcune aree della zona centrale o all’utilizzo di materiali che potrebbero disturbare la fauna, ma sono in ogni modo fiducioso, perché la nuova ordinanza sui parchi (OPar; RS 451.36) è nettamente meno costrittiva della Legge Federale sul parco nazionale svizzero nel cantone dei Grigioni (RS 454), anche se necessita ancora di qualche modifica e miglioramento per essere pienamente adottabile in una regione come la nostra.

4) Per riallacciarmi alla stretta attualità, in queste ore dovrebbe essere approvata dal Gran Consiglio la creazione del Comune di Serravalle. Secondo me sarebbe molto interessante per la Valle di Blenio riuscire a fare confluire tutto il perimetro del comune nel territorio del Parc Adula (si tratterebbe essenzialmente di zona periferica, esclusa una piccola parte della Val Malvaglia): questo permetterebbe veramente di fare una promozione unica come “Valle di Blenio” all’interno del perimetro del Parco, e permetterebbe di federare vari progetti interamente bleniesi con una struttura che ci consentirebbe di avere una notevole visibilità a livello nazionale e internazionale.

5) Penso infine che anche la direzione del progetto Parc Adula potrebbe (e dovrebbe) fare di più per la comunicazione con la popolazione interessata, cosa che permetterebbe magari di fare chiarezza su alcuni punti e di evitare magari qualche controversia. Perché quindi, non istituire una rivista informativa (stile “il parco informa” o “voci dall’Adula” o quant’altro) o semplicemente una rubrica su internet o su uno dei nostri mensili, per informare delle attività svolte e dell’avanzamento del progetto?

Mi scuso per essere andato “un po’ lungo” (in famiglia dicono che le cotolette sono la mia specialità).
Tanti saluti,
Cristian
Fiodaliso
inserito il: 24.2.2011 7:04
Caro Giancarlo,

“appunto, la democrazia” … certamente posso chiarire cosa intedo con la frase riportata sotto, e mi scuso per le parole stringate ma ogni tanto – come Gina – uno sente il bisogno di sfogarsi.

Sia chiaro: il Signor Ferrari è libero di dire quello che vuole, così come io sono libero di scrivere che quello che dice non è credibile. E spiego anche il perchè.

Come eloquentemente articolato da Christian l’esposizione del Signor Ferrari non sta in piedi. Si cerca di far passare il concetto che per la Valle di Blenio un parco regionale sia meglio che un parco nazionale. Ma non è vero: “regionale” significa semplicemente una cosa in meno.

Per il fondovalle, i paesi e la gran parte del territorio del parco (devo verificare i numeri ma credo di aver letto 4/5 dell’intera superficie) è esattamente la stessa cosa. Per la ridotta “zona nucleo” (lassù sull’altopiano della Greina per intenderci) entreranno in vigore delle regolamentazioni atte a preservare e limitare l’impatto sulla fauna e sulla flora (quelle regole che qualsiasi buon escursionista dovrebbe già osservare quando va in montagna).

Parliamoci chiaro – non sento nessuno che vuole che sulla Greina o sul ghiacciao dell’Adula si organizzino i mondiali di calcio o quelli del volo con gli acquiloni.

Visto poi che i promotori del progetto dicono apertamente che si siederanno con la popolazione per discutere quali deroghe includere nella Charta del parco (deroghe alle regole da applicarsi alla zona nucleo: alpeggi, attività capanne, uso sentieri, attività ricreative o sportive, etc … mi sembrerebbe il caso di almeno ascoltare, o meglio, offrire il proprio contributo al tavolo delle discussioni.

Il Signor Ferrari pretende invece di farci babbei con la storia che i nostri amici confederati hanno tutti optato per un parco regionale dimostrando un quoziente d’intelligenza superiore al nostro. Gli basterebbe una telefonata per scoprire che di la del Gottardo fanno i parchi regionali semplicemente perchè non hanno i numeri per fare un parco nazionale … un semplice fatto demografico e di distribuzione degli abitanti sul terrirorio … la ragione per cui non propongono un parco nazionale è perchè non hanno il territorio per farlo – noi invece siamo gli unici a poterlo fare.

Per le ragioni esposte qui sopra, caro Giancarlo, al Signor Ferrari io non credo … “una mia scelta” dirai … appunto, la democrazia.

… e sempre a titolo personale: mi puzza (letto gli argomenti usati) che il suo intervento non sia altro che un escamotage – un trucco – per sabotare il progetto.

In undici anni (tanto è passato dall’inzio di questo progetto) di sforzi per creare un parco regionale ne ho visti pochi. Questo mi fa pensare che al Signor Ferrari, di parchi regionali non ne frega proprio niente, a lui interessa che non si arrivi neanche a votare su questo parco nazionale … decidendo lui per tutti … “appunto, la democrazia”.

Meritiamo di meglio.
PARC ADULA
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