Blenio Café
PARC ADULA
rasputin
inserito il: 7.11.2016 15:18
psicosi contro le associazioni ambientaliste?

non credo sia psicosi ma pura prova della realtà!

queste associazioni hanno il diritto (ed il dovere sancito nella legge - vedi art. b della LPN), con una differenza:
- dove non ci sono restrizioni oltre alle normali leggi vigenti, fanno i ricorsi, e fanno pressione per bloccare i progetti (di esempi ne abbiamo a bizzeffe)

- dove ci sono ulteriori restrizioni (vedi parchi) hanno la forza non solo di ricorrere e far pressione, ma anche di dettar legge e far applicare alla lettera le restrizioni.

tutto qui!
il gracchio alpino
inserito il: 7.11.2016 15:04
In un giro effettuato nel Mercantur, con le guide locali del parco e con due asini atti a trasportare il necessario.

A differenza dei parchi svizzeri, in questo parco so può campeggiare in posti appositi.

La guida sosteneva che non c'era alcun problema che l'asino fosse attaccato dai lupi.

Incontrando un pastore con le sue pecore, affermava esattamente il contrario.

Seppur ascoltando i consigli del pastore, durante la notte, l'asino veniva messo nel recinto elettrico con le pecore.
Morale; al mattino asino e quattro pecore stecchite dal lupi!
E la guida che sosteneva che era la prima volta!
il gracchio alpino
inserito il: 7.11.2016 14:53
vero,

gli indennizzi non vanno a toccare i 5,5Mio.
anche perché questi 5,5Mio servono per sedie e studi.

gli indennizzi devono essere prelevati da altre fonti.

Ma tutte queste fonti che nei giro dei prossimi 10 anni, avranno elargito la bellezza di 100 Mio senza niente creare sul territorio, da chi sono state rimpinzate?

dal popolo!! che è sempre quello che paga e ci rimette.

ma allora questi milioni non sarebbe meglio investirli per veramente creare qualcosa utile e d atto a aiutare l'economia locale?
Christian
inserito il: 7.11.2016 13:43
Un'altra cosa: non riesco a capire questa psicosi schizofrenica contro gli ambientalisti.. da farsela addosso a sentirne parlare... Bo...
Christian
inserito il: 7.11.2016 13:32
Ad onor del vero gli indennizzi per l’eventuale riduzione di pascolo non vengono scalati dai 5.2 milioni di franchi previsti. I soldi sono concessi dai Cantoni e dalla Confederazione, ma non fanno parte della “coperta”. Sono infatti concessi dai normali accordi programmatici accantonati per i Parchi ma che non intaccano i 5.2 mio promessi.
Inoltre aggiungo che la riduzione della percentuale di pascolo nella zona centrale non deve per forza comportare una diminuzione della superficie effettiva. La riduzione della % di pascolo è prevista ad esempio aggiungendo superficie boschiva esistente grazie ad un ampliamento della zona centrale con molto bosco. L’obiettivo della riduzione della % deve essere raggiunto solo a partire dalla seconda fase d’esercizio, ossia dal 2027. E potrebbe essere raggiunto senza ridurre di un solo metro quadrato le aree attualmente pascolate. Ci sono ad esempio progetti di riserve forestali e riserve forestali in vigore non lontano dalla zona centrale e dal parco. In particolare mi riferisco alla riserva pianificata in Val Madra (Serravalle), alla riserva di Cama/Leggia. Se una di queste riserve dovesse un giorno fare parte della zona centrale (naturalmente con trattative con i proprietari) si ridurrebbe la % di pascolo senza ridurre il pascolo effettivo. E senza spendere un franco di indennizzo.
alfiero
inserito il: 6.11.2016 21:58
Ora, ormai il botta e risposta è solo un piacere, un modo di socializzare come si dice, secondo me, poco probabile che qualcuno cambi la loro idea, maturata in tanti anni, all'ultimo momento. Ma è certo che, chi vuole un vivere selvatico per flora e fauna (il parco, il WWF e Pro Natura sono fra questi) vuole anche i lupi, gli orsi, le linci, gli sciacalli dorati, carnivori anch'essi, vuole anche nutrirli con gli stambecchi, i caprioli, i cervi delle nostre montagne. Questi predatori si propagano velocemente grazie all'abbondanza di cibo fin che il cibo diventa scarso perché le prede sono state ormai predate e la frittata è fatta.

Quanto agli erbivori domestici il semplice fatto che, il parco o chi per esso (comuni forse) accettano di pagare degli indennizzi (e i 5 milioni all'anno diventano sempre più corti) vuol dire che riconoscono il danno fatto, trovo una contraddizione se si parla comunque di benefici per gli alpeggiatori.

Buona notte e sogni d'oro.
Scriba
inserito il: 6.11.2016 21:41
Interessanti le considerazioni di Vasco, ma vorrei portare alcune riflessioni personali al dibattito, da bleniese anche se al momento residente altrove. Rispondo a Vasco riprendendo i punti da lui elencati:

-non abbiamo certezze che il calo demografico della Val Mustair sia da mettere in relazione diretta con l'avvento del Parco, probabilmente lo stesso ha dato la possibilità di contribuire a frenare la riduzione della popolazione.

-credo che nessuno pensi che il Parco ripopolerà il distretto, ma il Parco potrà essere un elemento per aiutare ad aumentare la popolazione e portare nuova gente ad interessarsene. La rete di connessione dati o "banda larga" è già stata in parte implementata e dovrà in futuro essere ulteriormente ampliata. Non sarà certamente il Parco a rallentare questo processo, semmai il contrario.

-la riflessione sul pernottamento denota un certo pessimismo sulle capacità dei bleniesi. Il Parco getta le opportunità in più e fa da vettore grazie al marchio, poi saranno i bleniesi a doversi rimboccare le maniche e darsi da fare ! Ma con il Parco avremo anche maggiori possibilità di instaurare nuovi contatti e collaborazioni con i Sursilviani ed innescare delle interessanti collaborazioni. E poi se un turista pernotta a Bellinzona, Lugano, Locarno e sale in giornata o per due giornate nel nostro territorio, non è positivo per la Valle ??

-ma quali restrizioni per l'imprenditore ? L'artigiano si installa dove trova i terreni e le infrastrutture adatte a tale scopo e messi a disposizioni dai Comuni tramite i loro piani regolatori, ma dove ? In zona periferica del Parco dove non ci saranno nuovi vincoli pianificatori a parte quelli già ora esistenti e dettati da Leggi superiori estranee al Parco. I concetti di sviluppo inseriti nella Charta non devono fare paura ma sono dei concetti o principi coerenti con il nostro territorio e conformi a quelli già previsti da decenni in molti territori alpini come il nostro.

-non capisco cosa intendi per zone adiacenti alla zona nucleo ? Il Parco vuole si salvaguardare la natura ci mancherebbe, ma intende anche contribuire a promuovere uno sviluppo economico della regione e soprattutto valorizzare le nostre peculiarità agro-alimentari, artigianali, tradizionali, ecc.. Le due cose non devono andare in conflitto, ma possono senz'altro convivere assieme.

-io auspico e voglio pensare invece con questo motto (che non mi da nessuna garanzia ma mi fa ben sperare per il futuro): un parco NAZIONALE di NUOVA GENERAZIONE nel cuore delle Alpi !
Eva
inserito il: 6.11.2016 19:15
Caro Alfiero,
sì, hai raccontato una bugia. Prima scrivi il Parc Adula… “un progetto che vuol decimare gli erbivori e sostituirli con branchi di carnivori”. Poi, smascherato, correggi il tiro scrivendo “il numero di carnivori… deve aumentare per volontà del WWF”. E dopo? Dai la colpa anche a Pro Natura?
alfiero
inserito il: 6.11.2016 15:04
Cara Eva,
Sappiamo che il numero dei carnivori che si nutrono di vittime, per lo più erbivore, deve aumentare per volontà del WWF e grazie al principio della soppravvivenza del più adatto (Mendel se non erro) quindi vogliamo dire che i selvatici erbivori delle nostre montagne sono i più adatti a sopravvivere fra i lupi? ..... Quanto agli erbivori domestici non è una questione di biodiversità, bensì una questione economica: quando difendersi dai lupi e dagli orsi, perché il loro numero è elevato, e ubbidire alle regole nuove costerà troppo in confronto al prezzo dei beni agricoli, gli erbivori domestici chi continuerà ad allevarli e ad alpeggiarli?

Del resto la logica, che non sei sola a sottolineare, secondo la quale i grandi predatori come il diritto degli enti ambientali di esistere e ricorrere contro l'attività umana, vale in un parco nazionale come altrove, e sono quindi pane per i denti di Berna e non del parco, la differenza sta, però, nel fatto che mantenere un disequilibrio favorevole ai predatori e vincere un ricorso è molto più facile in un parco nazionale perché in un PN non si può più fare tutto quanto altrove in CH è ritenuto sostenibile.

Progetti in stallo, o Dio, il PA è in stallo perché non esistono le giustificazioni per farlo partire, almeno in valle di Blenio, gli altri progetti perché le risorse umane e le condivisioni che andiamo a cercarsi o si investono nel parco o in progetti più promettenti.

Bugie ne ho davvero raccontate? demagogico sono davvero stato?

Noi tutti vogliamo il parco? ma non è vero! ci sono tanti bleniesi che non lo vogliono. Tante raffinatezze ultraviolette che associate alla mobilitazione enorme, mai vista per un evento bleniese, vogliono forzare le legittime volontà.

Stimo che a questo punto, ognuno che intende votare abbia, in cuor suo il suo no o il suo si da deporre nell'urna. Se uscirà il responso che spero sarò un cuor felice che ai gesti di vittoria preferirebbe la ricucitura della spaccatura culturale fra chi spera negli effetti positivi di un parco senza ricettività e svaghi e chi vede altre più giustificabili risorse da sfruttare. se invece il responso sarà quello che non spero lo accetterò tranquillo e sereno, ma anche senza rimorsi perché mi sono dato da fare, nel limite delle mie capacità e del mio possibile, per esprimere e sostenere la mia convinzione che la strada indicata dal parco, in una cosi bella valle da vivere, non sia la migliore alternativa per il bene della valle.
Vasco
inserito il: 6.11.2016 10:22
Analizzando il bilancio demografico di un paio di comuni inseriti nel parco nazionale svizzero, si nota che Val Mustair, nel 1996 poteva contare ancora 1897 abitanti, nel 2015 ne contava invece 1539. (- 358 in 19 anni)
Zernez nel 1996 aveva 1047 scendendo poi a 996 nel1999. Solo l’apertura del tunnel della Vereina permetteva al comune di riprendersi ed arrivare a 1539 abitanti nel 2015.

Non facciamoci perciò troppe illusioni sulla capacità del parco di ripopolare il nostro distretto e creare chissà quali posti di lavoro.
Una possibilità per mantenere la gente in valle potrebbe essere quella di avere un’ottima e veloce connessione alla rete dati, così da permettere il “lavoro da casa”, sempre più possibile al giorno d’oggi.

Per quanto riguarda il turismo, immaginate di essere un turista che voglia visitare la regione, e quindi anche il parco, dove pernottereste ? Magari a Bellinzona, dove l’offerta globale è più completa, o magari nella turistica vallata grigionese della Surselva, dove le infrastrutture turistiche certo non mancano.

O immaginate di essere un imprenditore che voglia avviare un’attività industriale, artigianale, ecc. nelle Tre Valli, dove lo fareste ?
Riviera o Leventina, difficilmente optereste per la valle di Blenio dove le restrizioni dettate dalla zona periferica di sicuro non agevolerebbero le cose (perché qualche restrizione in più rispetto ad una zona libera dovrà pur esserci. Giusto?).

Un parco nazionale, per sua natura, tenderà a far diminuire l’attività umana nella zona nucleo e zone adiacenti.
Nella zona periferica tenderà a mantenere le cose così come stanno (nella migliore delle ipotesi).
Se così non fosse andrebbe contro il suo scopo di salvaguardare la natura.

Non vorrei che il motto del Parc Adula per la val di Blenio possa diventare:
“Parc Adula: la miglior garanzia per intralciare i futuri investimenti in valle”
PARC ADULA
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