Blenio Café
PARC ADULA
Team Parc Adula
inserito il: 12.10.2016 9:07
Gentile Alfiero
per dovere di cronaca precisiamo che le astensioni in merito alla votazione del 10.10.2016 sul decreto legislativo concernente la concessione di un credito di fr. 400'000.- quale partecipazione al finanziamento dell’istituzione del parco nazionale Parc Adula per il periodo 2016-2017 erano limitate a 13, pari al 16 (sedici!) % dei votanti.
Il decreto legislativo è stato approvato con 64 (sessantaquattro) sì, 2 no e, appunto, 13 astensioni. La politica ticinese si è quindi espressa chiaramente a favore della conclusione dei lavori finalizzati all’istituzione di Parc Adula.
Per maggiori informazioni la invitiamo a consultare www3.ti.ch/CAN/comunicati/11-10-2016-comunicato-st... , primo punto della pagina 2/2.

Team Parc Adula
alfiero
inserito il: 11.10.2016 18:20
Rifletto, letta la cronaca sui giornali, sulla votazione del legislativo ticinese, che ha accettato il credito per i 2 parchi nazionali. Ne ho avuto una strana impressione: le astensioni sono troppe, segno che il parco Adula non convince più di tanto. i voti contrari sono troppi, segno che la voce di quella parte di popolo bleniese contrario al parco, non è priva di consensi e di significato e non cade nel ginepraio. Tenuto conto che il parco del locarnese ha qualche senso anche dal punto di vista economico (città, lago, parco) e viene presentata la versione corretta dopo il rifiuto della prima versione, quindi dovrebbe essere più conforme al desiderio popolare e quindi dare adito a minori opposizioni, a destare perplessità dovrebbe proprio essere il parco Adula.
alfiero
inserito il: 11.10.2016 17:59
Leggo con particolare piacere il contributo di Olindo.

La descrizione della impraticabilità di una parte non indifferente del territorio fa riflettere sulla possibilità che nel 2027, quando scade il cosi detto contratto, di rimettere nel ciclo produttivo agricolo un territorio lasciato vegetare selvaticamente per tutti questi anni.
Team Parc Adula
inserito il: 11.10.2016 10:16
Gentile Olindo,
forse non conosce bene il progetto Parc Adula e non ha ricevuto tutte le informazioni necessarie.
Basta consultare il nostro sito per capire che nel 90% del suo territorio (1'108 km2), Parc Adula promuove, tra l'altro, anche ciò che le sta a cuore, ovvero la cura del paesaggio.
Se visita la seguente pagina www.parcadula.ch/it/Progetto-Parc-Adula/Progetti potrà trovare diversi progetti che vanno proprio in questa direzione. Veda per esempio il progetto di valorizzazione del paesaggio in Rossa, dove una superficie di diversi ettari è stata ripulita dall'imboschimento per riportare in vita importanti testimonianze della cultura locale (muri a secco, terrazzamenti, antico insediamento), oppure il progetto per il decespugliamento dei pascoli di Cauco (Comune di Calanca) e dell'Alpe di Prou (Comune di Serravalle), il progetto di ripristino delle selve castanili di Buseno, del lariceto pascolato di Predasca (Comune di Blenio) e ancora il progetto per la cura delle selve castanili di Soazza e quello di gestione dell'Alp Puzzetta nel Comune di Medel/Lucmagn, ecc.

Le ricordiamo che nelle varie attività di educazione ambientale promosse da Parc Adula, risultano numerosi aspetti legati alla sensibilizzazione dei giovani nei confronti del proprio territorio. Nel Comune di Mesocco, ad esempio, il progetto di Parco nazionale sta sostenendo il recupero di un'area imboschita attorno ad una stalla ed il riattamento della stessa. L'intero progetto è stato svolto dagli allievi delle scuole di Mesocco, con l'obiettivo di sensibilizzarli su quanto stiamo perdendo, sui beni culturali e architettonici che ci circondano e per rendere consapevoli gli allievi che la loro attività servirà a mantenere intatto un bene costruito dai nostri avi.

Vista la sua sensibilità per il territorio, le consigliamo di approfondire meglio i contenuti del progetto Parc Adula. Siamo convinti che troverà aspetti in sintonia con le sue sensibilità.

Team Parc Adula
Olindo
inserito il: 10.10.2016 16:56
Un’alternativa al Parc Adula

Lo sguardo politico sulle vere necessità del Cantone e della sua gente deve puntare veso un’ economia non solo a rimorchio dei grandi investimenti stradali e ferroviari, certamente importanti, ma che sono per loro intrinseca natura ciclici e limitati nel tempo, ma pure e soprattutto alla promozione e ricerca di un’economia con salde radici nel territorio.
Oggi, oltre in 50% della superficie cantonale è coperto non tanto da bosco pregiato o di protezione, ma da una miriade crescente di betulacee, sterpaglie e rovi.
Migliaia di secolari, mestosi e produttivi castagni, molti dei quali messi a dimora dai Patriziati nei primi decenni del secolo scorso, sono oggi praticamente irraggiungibili.
Là dove un tempo si falciavano e si pascolavano ubertosi prati e pascoli oggi regna il caos. Una ragnatela impenetrabile di arbusti e rovi copre e soffoca prati e pascoli, nascondendo chilometri di terrazzamenti nelle valli, sui monti e nella vasta zona pedemontana, testimoinianze di antica sapienza, perizia e tenacia ancora presenti malgrado l’usura del tempo e la colpevole latitanza dello Stato.
Preziose testimonianze di civiltà contadina, massicciamente abbandonata e ormai ridotta all’osso, di grande valore umano paesaggistico e culturale, da riconsiderare e convertire in altrettante opportunità economiche. Investire oggi in queste grandi superfici abbandonate significa principalmente capire i valori del nostro passato rurale, passato purtroppo misconosciuto o addirittura totalmente ignoto alle giovani generazioni, con buona pace della scuola e della politica; significa creare le premesse per una pressione demografica equilibrata, meno pendolarismo, occupazione accresciuta, indipendenza alimentare e offrire qualità al nostro futuro.
Urge dunque una politica organica di rivalutazione del territorio in chiave agropastorale e forestale, generatrice e foriera inoltre di sicuro indotto turistico grazie al territorio bonificato, curato e reso nuovamente produttivo. Si tratta in sostenza di rendere fertili questi estesi spazi sommersi, bene collettivo di grande valore spirituale e culturale, ricco e vitale patrimonio grondante di storia ancora visibile e presente nel Cantone.
È questo a mio avviso la vera alternativa al Parc Adula da realizzare e da trasmettere ai posteri a tutela di vera libertà, armonia e progresso.
La fiaba ‘Il contadino e i suoi figli’ di Esopo, racconta di un contadino che, sul punto di morte, chiamò a raccolta i suoi figli e disse loro: “figlioli in una delle mie vigne è nascosto un tesoro”. A morte avvenuta essi scavarono e dissodorano l’intera loro campagna. Il tesoro non lo trovarono, ma l’anno seguente la campagna diede loro un copioso raccolto. E benedirono i figli la memoria del defunto padre, per avere insegnato loro che la fatica è un tesoro.

Olindo Vanzetta, Biasca
mara
inserito il: 4.10.2016 13:53
Cari utenti di questa conversazione, la "Charta del Parco" la trovate su:

www.parcadula.ch dove trovate anche il Rapporto sulla fase di consultazione:

www.parcadula.ch/it/Charta-Parc-Adula/Rapporto.htm...

Informarsi prima del voto è un dovere di noi cittadini ;-)

Buona lettura!
Team Parc Adula
inserito il: 27.9.2016 13:49
Un altro, importante passo verso la votazione del 27 novembre.

Sostegno dei comuni bleniesi al Parc Adula
(La Regione Online, 27.09.2016)

"Preso atto dei contenuti del progetto e delle rassicurazioni ricevute, i tre Municipi della Valle di Blenio sostengono il progetto del Parc Adula, consci dell'importante opportunità di sviluppo offerto dallo stesso per la valle e per le altre regioni coinvolte". Queste le parole degli esecutivi bleniesi che in un comunicato spiegano di aver incontrato nelle scorse settimane i vertici dell’Associazione Parc Adula per fare un punto della situazione a 2 mesi dal voto previsto il prossimo 27 novembre. In tali occasioni il presidente Fabrizio Keller e la direzione hanno illustrato il quadro della situazione del progetto e aggiornato gli esecutivi sui cambiamenti intervenuti nelle scorse settimane e le modifiche proposte, frutto in particolar modo delle osservazioni pervenute durante il periodo di consultazione della Charta.

Nel corso del mese di ottobre sarà di nuovo organizzata una serata informativa nelle regioni coinvolte e sarà distribuito il materiale di voto e tutta la documentazione necessaria.
Cleto Ferrrari
inserito il: 27.9.2016 0:33
Il “dopo Parco Adula”

Pur non più risiedendo in Valle di Blenio mi permetto di esprimermi con una certa competenza sul progetto di Parco nazionale Adula in quanto nella veste di Segretario agricolo dell’Unione contadini ticinesi e di Gran Consigliere avevo seguito tutto l’iter compreso quello fondamentale della definizione della base legale.
Con grande probabilità il prossimo 26 novembre il progetto di Parco nazionale Adula verrà bocciato dalla popolazione residente nei comuni interessati.
In sedici anni di discussioni ci sono state troppe contraddizioni, cambiamenti vari di dirigenza e la gente ha finito col non riconoscersi in questo progetto.
Sedici anni per una progettazione sono troppi! Qualcosa non è andato.
E dopo la bocciatura cosa succederà?
A quel momento i Bleniesi potranno dire la loro. Sarà l’occasione per definire un vero progetto condiviso. Infatti né la Confederazione, con in prima linea l’Ufficio federale dell’ambiente, né il Cantone, con la Sezione dello sviluppo territoriale, molleranno. D’altro canto restano solo due progetti di parco nazionale, Adula e Locarnese, avendo tutti gli altri candidati confederati nel frattempo rinunciato. Anche il dopo Cevio insegna.
In questi sedici anni si è buttato tempo e soldi per discutere della regione della Greina come se fosse minacciata da chissà cosa. Al posto di riconoscere che è gestita in modo esemplare da Enti pubblici, agricoltori e dalle organizzazioni alpinistiche che ne assicurano la fruizione con la creazione e gestione delle capanne. E non dimentichiamo il successo di visitatori già esistente. Vi sono salito parecchie volte e non ho mai trovato un rifiuto dimenticato in giro.
Le modalità con cui i promotori hanno gestito il dossier parco danno più adito ad un tentativo di esproprio dall’alto dell’intera regione che ad una condivisione. È il difetto di questi Uffici che diffidano delle capacità artigianali e di convivenza tra uomo e natura presenti sul territorio e quindi non si interessano delle esigenze di tutti i giorni delle persone che vi vivono e lavorano.
Al posto di litigare per la zona nucleo, che di regola è fruibile pochi mesi l’anno, ci si dovrà concentrare sul fondovalle.
Per avere vere ricadute da un tale progetto, l’intera Valle dovrebbe avere a disposizione infrastruttura, alloggi che al momento sono troppo carenti. Sarebbe quindi ora che le varie promesse inizialmente fatte dai promotori del parco venissero anche realizzate. Il fondovalle bleniese è ricco di rustici che, con la regolamentazione federale e cantonale, non si sa di che sesso siano. Insomma non possono essere trasformati in alcun modo. Dovranno cadere? Eppure sono quasi tutti già urbanizzati (strade, elettricità, acqua…) essendo stati usati anche a scopi agricoli e altro, e al momento sono perlopiù pseudomagazzini.
Con chiare regole e veri collegamenti sostenibili, non d’intralcio alle altre attività, potrebbero diventare una rete caratteristica di piccoli alloggi. Insomma i 5 milioni andranno utilizzati nel fondovalle e non per mettere dei ranger (semmai saranno le organizzazioni alpinistiche a fare la scelta) o per pericolose operazioni chirurgiche come isolare le vecchie case nei nuclei. Dovranno essere i principali attori presenti sul territorio ad usufruire di queste risorse finanziarie, che siano enti pubblici, privati, artigiani o altro. Non dimentichiamo che la bellezza e attrazione della regione comincia dal suo fondovalle e che la vitalità deve essere in primis sul fondovalle e di chi vi risiede e lavora se vogliamo trattenere visitatori più giorni e generare vitalità! La Valle di Blenio ha tutte le premesse per un vero successo che parta dal basso: paesaggio, territorio gestito, campagne, corsi d’acqua, artigiani, cuochi, gerenti, agricoltura, nuclei, ville degli emigranti, beni culturali, rustici, centri invernali. Peccato che i promotori del progetto parco abbiano visto tutto quanto in modo diffidente e non abbiano voluto integrarli e riconoscergli i ruoli. Non ci hanno creduto? E peccato che agli Uffici coinvolti un tale sviluppo non interessi.

Cleto Ferrari, Gran Consigliere Indipendenti
Giacomo
inserito il: 20.9.2016 19:43
Tema Lupo, complimenti per il bel servizio di stasera alla RSI Quotidiano.

Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano gli allevatori dei Comuni del futuro parco... Il problema, come visto in Valle Morobbia, non è tendenzioso o fittizio, ma molto reale...
mara
inserito il: 6.9.2016 14:06
A seguito della Conferenza stampa svoltasi stamane a Bellinzona e quale utile spunto di informazione e discussione, presentiamo qui in modo integrale il Comunicato stampa della Rete dei parchi svizzera:

COMUNICATO STAMPA, 6 settembre 2016

Slancio turistico e opportunità uniche con i due progetti di parco nazionale

I vertici del turismo regionali, cantonali e svizzeri si sono riuniti oggi a Bellinzona per presentare alla stampa i nuovi parchi nazionali e il loro potenziale nello sviluppo del turismo.
Jurg Schmid, direttore di Svizzera Turismo, ritiene che le caratteristiche e le offerte dei nuovi parchi nazionali darebbero un impulso originale al turismo Svizzero e internazionale.
Coadiuvati da Fabio Bonetti, Direttore Organizzazione Turistica Lago Maggiore e Valli, Samuele Barenco, Key Account Manager Organizzazione Turistica Regionale del Bellinzonese e Alto Ticino, Valle di Blenio, e Christian Vigne, Direttore Ente Turistico regionale del Moesano, Samantha Bourgoin, Direttrice Candidato Parco Nazionale del Locarnese, e Martin Hilfiker, Direttore progetto Parc Adula, hanno portato degli esempi concreti delle offerte turistiche che permettono la visita e la scoperta delle regioni interessate da un parco nazionale.

Indetta dalla Rete dei parchi svizzeri, la conferenza è stata anche l’occasione per sottolineare la differenza fra vecchi e nuovi parchi. “I parchi nazionali di nuova generazione sono diversi dal vecchio modello - ha ribadito il presidente della Rete, Stefan Müller-Altermatt - Partono dal basso, dalla volontà di chi abita le sue regioni e si concretizzano solo attraverso un
processo democratico”.
“Il sistema dei parchi svizzeri è unico nel suo genere. Al suo interno i parchi nazionali hanno un ruolo specifico. Oggi parlare di parco nazionale ha però un altro significato.
I nuovi parchi si discostano infatti dal vecchio modello, quello del Parco Nazionale svizzero fondato nel 1914. Oggi la loro creazione nasce dal basso, con un processo democratico, perché solo le persone che abitano e vivono il territorio in cui il parco dovrebbe nascere sanno ciò di cui hanno bisogno. Inoltre i nuovi parchi non corrispondono a delle riserve integrali, ma combinano delle zone protette e delle zone abitate in cui le persone vivono e lavorano. Per questi motivo ogni parco è un unicum: di volta in volta, in base alle decisioni prese dalla popolazione che ci vive, il suo profilo viene modellato secondo un principio di complementarietà tra uomo e natura”.
Con queste parole Stefan Müller-Altermatt, presidente della Rete dei parchi svizzeri, ha voluto sottolineare la peculiarità dei nuovi parchi nazionali, cuore questa mattina di una conferenza stampa tenutasi all’Hotel&Spa Internazionale a Bellinzona.
Presente anche Jürg Schmid, direttore di Svizzera Turismo, che durante il suo intervento ha posto l’accento sul valore aggiunto che la creazione di un parco nazionale porta sia a livello regionale sia a livello nazionale. “Le offerte turistiche di
un parco nazionale si differenziano dalle normali proposte in ambito turistico, garantiscono un’esperienza nella natura, un contatto diretto con la cultura e la tradizione locali molto particolare che oggi è sempre più ricercata. È anche per questo che le ricadute economiche e sociali di un parco nazionale sono enormi. Basti pensare che, secondo uno studio fatto dal Dipartimento di Geografia dell’Università di Zurigo, ogni franco investito nella regione del Parco Nazionale Svizzero genera un indotto di 5”.

PROGETTO PARCO NAZIONALE DEL LOCARNESE:
un turismo dolce che rispetta il territorio

Un’offerta turistica che permette la visita di un Parco Nazionale l’ha portata in sala Samantha Bourgoin, Direttrice del Candidato Parco Nazionale del Locarnese. È in Onsernone che da qualche anno è stata riscoperta la farina bonae ne è nato il
progetto di restauro dei Mulini di Vergeletto, sostenuto dal futuro Parco nella pianificazione e realizzazione e inserito in un paesaggio culturale di grande valore. Il prodotto, presidio Slow Food, è rivisitato in chiave moderna non solo dai professionisti in ricette innovative come la crema “Bonella” e il liquore “Farinign”. Ce n’è per tutti i gusti, anche per accontentare i più piccoli. Queste e altre offerte turistiche sono infatti a misura di famiglie, e non solo. È in questo modo, sostenendo le proposte degli attori locali, che il progetto di Parco Nazionale contribuisce alla strategia più ampia dell’Organizzazione Turistica Regionale Lago Maggiore e Valli esposta dal Direttore Fabio Bonetti. “La nostra regione è stata insignita dei marchi
“Wellness” e “Famiglie Benvenute” dalla Federazione Svizzera del Turismo. Il Parco Nazionale costituisce quindi una novità importante che offre un valore aggiunto ai nostri target. Vale a dire, tutti coloro che cercano il “BEN ESSERE”, troveranno nel
Parco natura, passeggiate e offerte con cui rigenerarsi, mentre le famiglie in visita nel Locarnese potranno usufruire di attività capaci di fidelizzarle. Un settore turistico, questo dell’escursionismo, che ci vede lavorare insieme”. La rete ufficiale dei sentieri è mantenuta dall’Organizzazione turistica, mentre il Parco si innesta in modo complementare là dove gli enti e le associazioni sul territorio hanno bisogno di essere sostenuti nel ripristino e nella gestione di alcuni sentieri locali”, spiega Samantha Bourgoin.

PROGETTO PARC ADULA:
alle porte di un nuovo futuro

Samuele Barenco, Key Account Manager Organizzazione Turistica Regionale del Bellinzonese e Alto Ticino, Valle di Blenio, Christian Vigne, Direttore Ente Turistico Regionale del Moesano e Martin Hilfiker, Direttore del progetto Parc Adula, hanno dal canto loro presentato alcuni progetti sviluppati nelle Regioni di Blenio e del Moesano con il sostegno di Parc Adula. Partendo dalla Capanna Scaletta, il cui obiettivo è di ottimizzare l’approvvigionamento energetico dello stabile abbattendo l’energia di origine fossile, così da garantire un’esperienza ecosostenibile ai numerosi ospiti che la frequentano. Un lavoro importante, a chilometro zero, realizzato tramite aziende locali presenti in Valle di Blenio. Poi troviamo Monte Greco, in Val Malvaglia. Già da alcuni anni l’Associazione degli Amici di Monte Greco promuove interventi di valorizzazione paesaggistica e di recupero di vecchi manufatti, con l’obiettivo di ridare vita a questo antico insediamento. Parc Adula è fiero di sostenere un progetto come Monte Greco, testimonianza odierna di un passato che va tramandato alle generazioni future Risalendo invece verso il Lucomagno, ai confini con la Surselva, ci si imbatte nella Via Lucmagn. Testimonianza delle antiche vie che collegavano le
regioni alpine, la Via Lucmagn rientra nel più ampio progetto di recupero delle Vie Storiche. Si tratta di un percorso che si snoda tra Disentis ed Olivone (o viceversa) e che porta, in tre giorni di cammino, l’escursionista a scoprire peculiarità storiche e paesaggistiche lungo un sentiero nel cuore di Parc Adula. A San Bernardino, nel mese di luglio si può assistere al Greenhope Day. Nato da un’idea e divenuto in breve una realtà irrinunciabile nel contesto turistico del Moesano, questo evento, i cui proventi vanno a favore della lotta contro i tumori infantili, porta ogni anno oltre 500 appassionati di mountain bike nella splendida cornice di San Bernardino per una giornata di gare e di festa.

Un assaggio del valore aggiunto di un parco nazionale in ambito gastronomico è stato infine dato al termine della conferenza stampa con un aperitivo a base di prodotti locali. Protagonisti del buffet: i salumi della Macelleria Vietti (Losone), i formaggi del Caseificio del Sole di Severino Rigozzi, dell’Alpe Stgegia della Famiglia Taddei, dell’Alpe Predasca (Campo Blenio), dell’Alpe Pian Segno (Lucomagno), il pane della Panetteria Peri (Verscio), le giardiniere e lo sciroppo di Felix Kautz (Cavigliano), la birra di Thomas Lucas (Berzona), il vino rosso Impronta di Stefano Bollani (Serravalle) e il vino bianco Solis di Federico Apolinari (Motto Blenio).
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